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I decessi da Covid sono sovrastimati? L’Iss: “No, sono circa il doppio di quelli misurati tra marzo e aprile nel Sistema di Sorveglianza”

Un’analisi dei certificati di decesso ha mostrato che il Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi raccolti nel Sistema di Sorveglianza. L’Iss: “È probabile che nei mesi di marzo e aprile i decessi legati al coronavirus siano sottostimati perché molti pazienti morirono senza essere testati”

Di Tiziano Grottolo - 24 novembre 2020 - 16:58

TRENTO. Molto spesso chi vuol provare a sminuire la portata della pandemia di Covid-19 in corso contesta i dati affermando che decessi e contagi siano gonfiati artificialmente, una strategia quest’ultima che servirebbe a spaventare la popolazione per renderla più obbediente e di conseguenza meglio assoggettabile al volere del Governo di turno. In questo modo si sono fatte largo le bufale più disparate (articoli QUI, QUI e QUI). Comunque, a questa precisa domanda, ha provato a rispondere una volta per tutte l’Istituto superiore di Sanità che non solo sottolinea come il dato dei decessi legati al coronavirus avvenuti in Italia non sia sovrastimato, ma al contrario questi siano molti di più di quelli ufficiali.

 

È probabile – afferma l’Iss – che i decessi siano sottostimati nei mesi di marzo e aprile. In questo periodo molti pazienti sono deceduti senza essere testati e perciò le loro informazioni non sono state inserite nel Sistema di Sorveglianza”. La stima riportata nel rapporto congiunto Iss-Istat sull’eccesso di mortalità è che nei mesi di marzo e aprile i decessi legati in maniera diretta o indiretta al Covid-19 siano circa il doppio rispetto a quelli misurati nel Sistema di Sorveglianza. “Questa sottostima dei decessi – prosegue l’istituto – si è comunque molta ridotta e quasi azzerata da maggio fino a fine estate. Nei mesi più recenti i Sistemi di Sorveglianza stanno osservando un nuovo aumento dei decessi”. A proposito di dati il Trentino non ha di certo brillato visto che era stato l’unico territorio a comunicare per oltre un mese i dati sbagliati al ministero della Salute, per via di un’errata interpretazione di una circolare ministeriale (articolo QUI).

 

Ad ogni modo, per raccogliere questi dati il Sistema di Sorveglianza dell’Iss si affida ai tamponi molecolari, validati da Regioni e Province autonome, in questo modo si può misurare sia l’incidenza di diffusione della malattia che il numero dei decessi. I criteri per definire un decesso per Covid-19 sono indicati in un rapporto ad hoc e stabiliscono alcune condizioni. Innanzitutto il decesso deve avvenire in un paziente positivo al tampone molecolare, deve esserci la presenza di un quadro clinico e strumentale suggestivo di Covid-19, deve mancare una chiara causa di morte diversa dal Covid-19, così come l’assenza di periodo di recupero clinico completo tra la malattia e il decesso.

 

Ma se una persona positiva muore in seguito a un infarto come viene classificato il decesso? “La positività al Sars-Cov-2 non è sufficiente per considerare il decesso come dovuto al Covid-19 – spiega l’Iss – ma è necessaria la presenza di tutte le condizioni inserite nel rapporto, inclusa l’assenza di chiara altra causa di morte”. Va precisato però che non sono da considerarsi tra le chiare cause di morte diverse da Covid-19 le patologie preesistenti che possono aver favorito o predisposto a un decorso negativo dell’infezione (per esempio cancro, patologie cardiovascolari, renali ed epatiche, demenza, patologie psichiatriche e diabete). Per citare l’esempio fatto dall’Iss:  se l’infarto avviene in un paziente cardiopatico con una polmonite Covid-19,  è ipotizzabile che l’infarto rappresenti una complicanza del Covid-19 e  quindi il decesso deve essere classificato come dovuto a Covid-19.  Se l’infarto avviene in un paziente che non ha un quadro clinico compatibile con Covid-19, il decesso non deve essere classificato come dovuto a tale condizione.

 

Un’analisi dei certificati di decesso, svolta congiuntamente da Iss e Istat, ha mostrato che il Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi raccolti nel Sistema di Sorveglianza, quindi in circa 9 casi su 10 dei deceduti censiti. L’Ocse invece, ha analizzato l’eccesso di mortalità (cioè l’aumento del numero dei decessi rispetto agli anni precedenti) in alcuni Paesi Europei in un periodo di 10 settimane da Marzo in poi. Questo rapporto ha mostrato che il numero totale di decessi registrati in Spagna ha registrato un aumento del 61% rispetto al numero di decessi registrati in media nello stesso periodo nei 5 anni precedenti. Il Regno Unito ha registrato il 56% di morti in più rispetto agli anni precedenti. Italia e Belgio hanno registrato aumenti del 40%. Germania, Danimarca e Norvegia hanno riportato circa il 5% di decessi aggiuntivi in un periodo di 10 settimane. L’Ocse sottolinea tuttavia che questi dati vanno interpretati con cautela perché la prima fase dell’epidemia è variabile da Paese a Paese e pertanto un periodo di osservazione più lungo sia necessario per interpretare i dati.

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