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Zona arancione, i sindacati: "Il sistema fa acqua da tutte le parti. La Pat prenda atto degli errori e inverta la rotta"

Dopo l'annuncio della classificazione in "zona arancione", i sindacati non risparmiano critiche alla giunta. "Sarebbe troppo facile dire ve lo avevamo detto. E' opportuno che Piazza Dante e la task force prendano umilmente atto degli errori e invertano la rotta"

Di Davide Leveghi - 13 February 2021 - 16:16

TRENTO. “Sarebbe troppo facile in questo momento dire 've lo avevamo detto'. E' opportuno però che Piazza Dante e task force prendano atto con umiltà degli errori di gestione fatti fino ad oggi per invertire la rotta”. Non risparmiano critiche, le sigle sindacali trentine. La notizia della classificazione in zona arancione della provincia di Trento, presentata dalla giunta come una “beffa” e un “fulmine a ciel sereno”, arriva infatti in una fase cruciale, complicando il quadro economico, già duramente provato, del territorio provinciale.

 

Piove sul bagnato, dunque, per le attività economiche trentine. A poche ore dalla riapertura degli impianti sciistici, già predisposta dalla Pat con tanto di ordinanza ad hoc, il riavvio della stagione invernale slitta ancora di almeno due settimane. “Failoni si dimetta – ha tuonato Stefano Montani della Filt Cgil – perché ha alimentato le speranze?” (QUI l'articolo). “Perché l'Abetone lo sapeva? - ha invece chiesto amara la presidente dell'Associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie e seggiovie di San Martino di Castrozza Valeria Ghezzi, rispondendo idealmente al presidente Fugatti che in conferenza stampa si era giustificato dicendo che 'non potevamo prevederlo' – qui fulmine a ciel sereno: le ordinanze sarebbero atti seri” (QUI l'articolo). 

 

I numeri parlano chiaro, in Trentino il trend del contagio è in risalita ed è per questa ragione che da lunedì saremo in zona arancione – hanno esordito in una nota congiunta Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) – comprendiamo le preoccupazioni delle imprese turistiche, dei bar e dei ristoranti come quella dei moltissimi stazionali, e non solo, che vedono svanire del tutto la possibilità di una seppur minima ripartenza. Al di là delle facili polemiche, resta la domanda se le scelte intraprese fino ad oggi dalla giunta provinciale e dai tecnici dell'Apss, che li supportano, abbiano fatto più male che bene al Trentino, sia sul piano della salute pubblica, sia su quella dell'economia e del lavoro”.

 

L'inversione di rotta richiesta dalle sigle sindacali riguarda diversi aspetti, dalla sorveglianza sanitaria alla riorganizzazione della campagna vaccinale. “Invece che difendere un sistema che sta facendo acqua da tutte le parti, si cerchi di mettere al sicuro l'efficacia della campagna vaccinale per le persone più fragili e gli anziani cambiando modello organizzativo. Qual è il criterio razionale per cui un under 55 viene chiamato dal proprio medico e un anziano, per di più con maggiori difficoltà d'accesso ai sistemi informatici, deve prenotarsi da solo, magari ottenendo appuntamenti a decine di chilometri da casa?”.

 

Anche sul fronte degli aiuti ai lavoratori in difficoltà, i sindacati incalzano. “Ribadiamo la nostra critica ai criteri scelti per l'attualizzazione dell'assegno unico. Restano troppo stringenti lasciando fuori molti lavoratori e famiglie che sono comunque in difficoltà. Adesso che i bar e i ristoranti resteranno chiusi e che la stagione non partirà la situazione non può che peggiorare. E' ora che se ne prenda atto”.

 

E la scuola? “C'è un aumento dei contagi nelle scuole. Ci auguriamo che si agisca d'anticipo e si mettano in atto tutte le misure necessarie per il tracciamento. Tenere le scuole aperte non deve essere solo un 'mantra', vanno messe in atto tutte le necessarie misure di sicurezza per farlo garantendo la salute di tutti”.

 

Che qualcosa non quadrasse, d'altronde, noi de il Dolomiti lo diciamo da mesi. La confessione nei giorni scorsi da parte della Pat dell'Rt in crescita - su cui nella conferenza stampa di venerdì il presidente Fugatti si è giustificato dicendo che "il calcolo non è conosciuto" - e la classificazione europea della provincia in “zona rosso scuro” non sono state che avvisaglie di una realtà decisamente critica.

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