Messner lancia un nuovo museo a 4000 metri, chiede un impianto per quello sul Rite, attacca orsi e lupi ed è preoccupato per il surriscaldamento globale
Ieri il re degli 8000 era a Castel Firmiano dove ha lanciato la sua nuova proposta per il Nepal. Sarebbe il settimo suo museo e sarebbe dedicato agli sherpa. Sui cambiamenti climatici ha detto: ''Il clima cambia da milioni di anni, per questo motivo non mi convince il termine cambiamento climatico. Il riscaldamento globale influenza fortemente anche l'Italia, come testimoniano le recenti alluvioni. Bisogna cambiare ma è difficile, bisogna allineare otto miliardi di persone''

BOLZANO. Un altro museo in quota. Questa volta in Nepal a 4.000 metri di altitudine per raccontare la storia del popolo sherpa. E così Reinhold Messner aggiungerà il settimo museo alla sua ''collezione'' che, soprattutto con il Messner Mountain Museum di Plan de Corones, a 2.275 metri di quota, contribuisce a generare quel turismo di massa che sempre più preoccupa chi ama davvero la montagna. Messner d'altronde, in questo, ha rappresentato un apripista capace da un lato di parlare di natura e montagna, dall'altro di incarnare il simbolo dell'uomo che la natura cerca di dominarla che insegue la performance ad ogni costo, che racconta al mondo quanto è bello raggiungere le vette più estreme per poi stupirsi se il mondo quelle vette le vuole poi raggiungere (anche con l'elicottero o portatori di ogni tipo trasformando alcuni 8.000 in delle lunghe file indiane di visitatori in cerca di una foto ricordo).
E così è bastato inaugurare nel 2015 il suo MMM di Plan de Corones per far passare il numero di corse dell'impianto di risalita da Riscone alla prima settimana di settembre dalle 62mila corse del 2014 alle 110mila del 2015, dalle 30mila da Valdaora del 2014 alle 69mila del 2015, dalle 38mila da San Vigilio di Marebbe alle 62mila. Insomma un raddoppio delle corse per un raddoppio di biglietti venduti. D'altronde gli ingressi al museo, sin da subito, sin dal 2015 hanno raggiunto picchi di 1.000 accessi in un giorno solo. Messner, insomma, ha sempre rappresentato un ''marchio'' di qualità ma anche di quantità per la montagna. Da turismo intensivo.
A metà anni '80 ha portato a Solda gli yak, una specie bovina diffusa nell'Asia centrale e che nulla ha che vedere con l'Alto Adige e la sua fauna e dunque non stupiscono le sue posizioni contro i grandi carnivori (ribadite anche ieri spigando che bisogna cercare la convivenza ma ormai gli orsi sono dappertutto, quando in Alto Adige a farla grossa sono 3 in spostamento, e quindi la politica deve agire). La visione antropocentrica di Messner è nota e si può dire che sia quasi Messnercentrica, più che antropocentrica. E infatti per il Messner Mountain Museum Dolomites (una delle sei strutture già esistenti) che si trova sul Monte Rite tra Cadore e Val di Zoldo sempre ieri, dal Messner Museum di Castel Firmiano, alle porte di Bolzano, ha chiesto un impianto di risalita. Altrimenti si è detto pronto a chiuderlo e a trasferire quel che contiene in Pusteria. Lo scopo è sempre lo stesso: spingere il turismo in montagna d'altronde ha ricordato come il tetto del museo rappresenti il più panoramico balcone sulle Dolomiti.
Ed effettivamente da quota 2183 metri si possono ammirare il Pelmo, l’Antelao, le Marmarole, il Tudaio, gli Spalti di toro, il Sassolungo di Cibiana, il Civetta, le Tofane, il Cristallo, il Sorapis. E con un bell'impianto tutto è più facile per tutti e i selfie potranno fioccare anche dal Messner Mountain Museum Dolomites. Ieri, poi, durante la presentazione del suo nuovo museo in Nepal ha anche spiegato che se è vero che i cambiamenti climatici sono evidenti è altrettanto vero che ''il clima cambia da milioni di anni, per questo motivo non mi convince il termine cambiamento climatico".
Per Messner "il riscaldamento globale influenza fortemente anche l'Italia, come testimoniano le recenti alluvioni. Gli elementi del cambiamento climatico sono però migliaia non è uno solo. E' sotto gli occhi di tutti che ultimamente abbiamo più eventi catastrofici di una volta. Per questo motivo dobbiamo cambiare atteggiamento. Ma è difficile, bisogna allineare otto miliardi di persone. Se otto miliardi di persone dovessero cambiare atteggiamento, forse riusciremo a diminuire questi eventi. Sarà però molto difficile mettere d'accordo otto miliardi di persone".


















