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Belluno
27 aprile | 17:48

Anche Val di Zoldo spegne autovelox e telelaser: ''Finché non verrà fatta chiarezza dopo la sentenza della Corte di Cassazione. Il tutto a discapito della sicurezza stradale''

Sono sempre di più i comuni che stanno mettendo in standby i loro apparecchi per la rivelazione della velocità. La Cassazione ha decretato che se non sono omologati non sono ''a norma'' ma praticamente tutti gli autovelox sono ''autorizzati'' ma non ''omologati''

VAL DI ZOLDO. Dopo Feltre, Sedico, Cencenighe, San Tomaso e Belluno da ieri anche il sindaco di Val di Zoldo Camillo de Pellegrin ha deciso di spegnere autovelox e telelaser sul proprio territorio. ''Fino a quando non verrà fatta chiarezza - spiega il primo cittadino - sul tema dell'omologazione/approvazione degli strumenti di controllo velocità, il Comune Val di Zoldo ne sospenderà l'utilizzo. È bene chiarirlo e spiegarne le motivazioni, visto che l' ordinanza arriva a ridosso della stagione estiva dove il traffico, in particolare di motoveicoli, diventa particolarmente intenso nelle strade di montagna''.

 

Come noto tutto nasce da una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso del Comune di Treviso che aveva multato un cittadino per eccesso di velocità. La Cassazione, però, ha dato ragione al cittadino, di fatto, spiegando che l'autovelox in questione non era omologato ma solo autorizzato. Come spiegava a il Dolomiti il comandate della polizia locale di Trento Alberto Adami, gli apparecchi per la rivelazione della velocità sono, infatti, praticamente tutti ''autorizzati'' ma non ''omologati'' perché di fatto ''non esiste una procedura per l'omologazione''. Eppure la Corte di Cassazione, ha confermato l'annullamento di una multa comminata per eccesso di velocità, rilevato da un autovelox, ad un avvocato di Treviso (a rivolgersi al "Palazzaccio" era stato proprio il comune della Marca, dopo che l'automobilista aveva vinto la causa sia in primo che in secondo grado) in quanto l'apparecchio era semplicemente "autorizzato" e non "omologato" (QUI ARTICOLO). 

 

La questione è quindi più 'pesante' di quel che possa sembrare e gli effetti potrebbero avere la portata di uno tsunami tra ricorsi e controricorsi. Gli amministratori di sempre più comuni chiedono un rapido intervento del legislatore che chiarisca quello che nel 2020 è stato reso confuso (nella riforma del codice della strada fortemente voluta dal ministro Salvini). "Dal 2020 il Ministero ha fatto solo autorizzazioni, ritenendo equivalenti ai fini sanzionatori le due procedure - ha dichiarato al Corriere del Veneto il dottor Carlo Rapicavoli, direttore dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Veneto -. I comuni, legittimamente, si sentivano in regola, data l'indicazione degli uffici competenti. Ma la recente sentenza smentisce l'interpretazione da sempre sostenuta dal Ministero".

 

''La Corte di Cassazione - conclude de Pellegrin - respingendo il ricorso del Comune di Treviso, ha stabilito che l'accertamento con dispositivi approvati, ma non omologati non è legittimo. E questo in base alla disciplina dettata dal competente ministero. In ogni caso tale omologazione spetterebbe comunque al costruttore. La sentenza non fa giurisprudenza e il tema non è sicuramente chiaro, in via prudenziale riteniamo comunque necessario sospendere l'utilizzo di telelaser e autovelox. Il tutto a discapito della sicurezza stradale. Confidiamo che il Ministero intervenga in modo tempestivo sul tema''.

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