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Belluno
23 giugno | 20:16

Nascere nelle Dolomiti, intercettare le donne in fase preconcezionale per favorire la fertilità: “De-medicalizzare il parto e lasciare libera e competente la donna”

Si è svolto all’ospedale di Belluno “Nascere nelle Dolomiti: i primi mille giorni per crescere in salute”, convegno volto a promuovere tra i professionisti sanitari un confronto multidisciplinare sul tema della salute materno-infantile: “Puntiamo su competenze ed empowerment delle donne”

BELLUNO. Agire sui determinanti di salute in collaborazione con medici di base e pediatri di libera scelta vuol dire aumentare il tasso di fertilità delle donne. Se le accompagniamo in salute all’età riproduttiva, avremo una gravidanza che insorge e si sviluppa in maniera più fisiologica e un’esperienza del parto più positiva e meno medicalizzata. Puntiamo insomma su competenze ed empowerment delle donne” afferma Daniela Bugana, coordinatrice ostetrica dell’Unità operativa complessa di Ostetricia e ginecologia di Belluno, a margine del convegno “Nascere nelle Dolomiti: i primi mille giorni per crescere in salute”.

 

L’incontro si è svolto all’ospedale cittadino per promuovere tra i professionisti sanitari un confronto multidisciplinare sulla salute materno-infantile, valorizzando l’integrazione tra ospedale e territorio. Il convegno era infatti promosso dall’Ulss 1 Dolomiti con il comune di Belluno, il Comitato provinciale Unicef, l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia, l’Ordine interprovinciale delle ostetriche e l’Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto. Si è parlato di molti temi connessi alla gravidanza, come il parto, la salute del bambino e della donna, la fertilità e le politiche genitoriali.

 

A Belluno, ormai è noto, il problema dello spopolamento è tra i più urgenti. A lasciare la provincia sono soprattutto i più giovani e, di conseguenza, le donne in età fertile. “Non solo - spiega Fabio Gianpaolo Tandurella, direttore dell’Uoc di Ostetricia e ginecologia - abbiamo una bassa densità abitativa, un alto indice di vecchiaia e un calo della natalità, ma anche un basso tasso di donne fertili. Tuttavia, nonostante a Belluno si nasca di meno, siamo apprezzati: vengono qui a partorire anche donne residenti fuori provincia perché trovano un punto nascita sicuro e umano. Inoltre il numero medio di figli per donna è elevato rispetto alla media regionale, ma è comunque importante promuovere la gravidanza nelle migliori condizioni possibili di salute cercando di intercettare le donne già in fase preconcezionale con un servizio di consulenza”.

 

In Ulss Dolomiti, nel 2024 sono nati circa 1.232 bambini, in calo del 2% rispetto all’anno precedente. A Feltre, i nati residenti fuori provincia sono stati il 33%, prevalentemente dal Trevigiano (160), dal Trentino (75) e dall’alto Vicentino (11), oltre a 7 bimbi nati da genitori feltrini di origine ma residenti all’estero, che hanno scelto di partorire in provincia. Feltre è infatti nominato dall’Unicef  “Ospedale amico del bambino” e Belluno sta intraprendendo lo stesso percorso.

 

“Oggi la società è cambiata - prosegue Bugana - i parti sono posticipati e sono diffuse abitudini di vita che incidono negativamente sulla gravidanza, come fumo e sedentarietà ma anche l’aumento degli inquinanti. Nascere nelle Dolomiti ha anche il vantaggio di offrire una serie di determinanti della salute positivi, che portano ad affrontare il percorso in maniera più serena, fisiologica e rispettosa della natura”. Lo scopo è dunque sensibilizzare le donne già dal primo pap-test per ridurre i rischi di infertilità se e nel momento in cui desiderano avere un figlio. L’Ulss offre poi percorsi di accompagnamento prima e dopo il parto, oltre a diverse tecniche di parto che vanno incontro alle esigenze della donna. “La donna può partorire in varie posizioni - prosegue Bugana - dal parto in acqua molto richiesto all’utilizzo di un letto snodabile che permette di evitare la classica posizione litotomica, che cerchiamo di abbandonare. L’obiettivo è de-medicalizzare il parto e lasciare libera e competente la donna, che sceglie cosa vuole”.

 

“Affrontiamo la cultura del parto durante tutti i mesi della gravidanza, fino al momento della nascita. Stiamo agendo sulla riduzione dei tagli cesarei per favorire il parto naturale, ma nel caso non sia possibile c’è anche il cesareo dolce, che ammette il papà in sala parto una volta valutato lo stato di salute del bambino. Il bello di questo convegno - conclude Tandurella - è che siamo riusciti a unire tanti professionisti per cercare di garantire il valore della salute a 360 gradi, dalla fase preconcezionale fino ai due anni del bambino”.

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