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Belluno
08 settembre | 10:08

"Abbiamo una risorsa naturale a costo zero e mettiamo divieti che ci impediscono di valorizzarla. È frustrante, altrove i fiumi sono motore turistico"

È netta la presa di posizione sul turismo fluviale bellunese da parte di Canyoning Borgovalbelluna Rafting Dolomiti, realtà attiva in Valbelluna per promuovere la pratica sportiva nei fiumi del territorio. L’occasione è data dal raduno spontaneo Jurassic Kayak svoltosi nel fine settimana, che ha riempito i corsi d’acqua di turisti “come dovrebbe essere per almeno otto mesi l’anno”. Invece ciò non accade, a causa - secondo l'azienda - dei divieti emanati dai Comuni e della gestione locale delle acque

Abbiamo una risorsa naturale a costo zero e mettiamo divieti che ci impediscono di valorizzarla

SOSPIROLO. “Ma questo è il Noce in Trentino o il Soča in Slovenia? Non mi sembra proprio: sono i fiumi Mis e Cordevole. O meglio: questo è il Cordevole come dovrebbe essere per almeno otto mesi all’anno”. A lanciare la provocazione sui social è Canyoning Borgovalbelluna Rafting Dolomiti, realtà attiva in Valbelluna per valorizzare i suoi canyon attraverso attività sportive ed esplorazioni didattiche.

 

Il Dolomiti ha già intervistato il suo fondatore Christian Da Canal, che ci ha spiegato cos’è il turismo oggi dal suo punto di vista: offrire vere e proprie esperienze immersive, possibilmente lontano dal turismo di massa, e farlo in maniera professionale, intercettando il turista a 360 gradi nel territorio (qui l’articolo). 

 

Ma proprio contro il territorio punta il dito il recente post, pubblicato in occasione della 15esima edizione di Jurassic Kayak, il raduno spontaneo svoltosi tra i torrenti Mis e Cordevole e il fiume Piave nel fine settimana appena concluso - nonostante i divieti di balneazione emanati dai Comuni, tra cui Belluno (qui), che non hanno mancato di suscitare numerose polemiche. 

 

“Sullo sfondo - si nota - le Dolomiti del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, nonché sito Dolomites Unesco in Provincia Di Belluno, in Regione del Veneto. Un fiume vivo (il Cordevole), navigabile e frequentato da appassionati e turisti ‘specializzati’, provenienti da tutta Italia e dall’estero esclusivamente per praticare kayak, canoa, rafting e altri sport fluviali”.

 

Il paragone è con altri corsi d’acqua, tra cui Noce, Soča, Brenta e Sesia, diventati un’importante risorsa sportiva, turistica ed economica per i rispettivi territori. “Ma qui no. Abbiamo una risorsa naturale - prosegue - praticamente a costo zero, capace di sostenere una pratica sportiva a impatto ambientale nullo e di generare ricadute positive per strutture ricettive, ristoranti, bar, campeggi, negozi e attività locali. Eppure non riusciamo a valorizzarla”.

 

Qual è il motivo? “Siamo stretti in un cappio - è la risposta - tra una gestione delle acque che non garantisce una portata continuativa e amministrazioni che emanano divieti motivati dalla tutela dell’incolumità dei cittadini, non considerando neppure l’esistenza dei fondi esistenti che la Regione stanzia annualmente per le infrastrutture per il turismo fluviale e dimenticando, o forse ignorando, la storia sportiva fluviale di questo territorio”.

 

Negli anni Novanta - spiega - proprio nei punti in cui oggi vengono collocati i cartelli di divieto si entrava nel fiume con gli escavatori per modellare il fondo e creare il celebre campo da rodeo, destinato a ospitare una competizione mondiale di kayak freestyle. Una pratica, del resto, che non è molto diversa dagli interventi effettuati ancora oggi in moltissime parti d’Italia per spostare o rimuovere la ghiaia dagli alvei. Di quell’evento si racconta ancora un episodio diventato quasi leggendario: la squadra degli Stati Uniti arrivò con un motorhome e sistemò dei divani di pelle bianca nell’attuale area picnic di Piz, per ammirare il Mis e gli atleti impegnati nelle gare”. 

 

Allora il fiume - conclude - era un luogo di sport, incontro, turismo e spettacolo internazionale. Oggi, nello stesso luogo, mettiamo i cartelli di divieto mentre, nel frattempo, altri territori hanno compreso il valore dei propri corsi d’acqua, li hanno resi fruibili e ne hanno fatto un motore di sviluppo turistico. Noi, invece, possediamo il Mis, Cordevole e Piave ai piedi delle Dolomiti, ma continuiamo a impedirne la valorizzazione. Il problema non è la mancanza di una risorsa: il problema è non riuscire, o non volere, utilizzarla”.

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