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17 marzo | 09:20

''Da secoli usiamo il legno della foresta e ora siamo costretti a comprarlo da fuori'', diritti storici negati alla Valcanale, l'appello allo Stato: ''Serve cambio di gestione''

Niente legname dalla Foresta di Tarvisio (che con 24.000 ettari e un perimetro di circa 168 chilometri è la più grande area forestale italiana amministrata direttamente dallo Stato) per i cittadini di Valcanale: il diritto del legnatico non è più garantito. La popolazione chiede nuove soluzioni e un tavolo di confronto con tutti gli enti coinvolti

di Margherita Tomadini

TARVISIO. “È un dialogo tra parti che non si ascoltano, bisognerebbe cambiare del tutto la mentalità di colui che gestisce questo patrimonio”: così si esprime a telefono con Il Dolomiti, Giorgio Pippan, Presidente del Consorzio Vicinale di Coccau (Frazione del Comune di Tarvisio) riferendosi a chi gestisce la “speciale” foresta. La foresta di Tarvisio (con 24.000 ettari e un perimetro di circa 168 chilometri) è la più grande area forestale italiana amministrata direttamente dallo Stato. La gestione principale è affidata al Reparto Carabinieri biodiversità di Tarvisio, istituito nel 2016, ma è di proprietà del Fec (Fondo Edifici di Culto): ente pubblico del Ministero dell’Interno che mira a tutelare il patrimonio storico-religioso dello Stato.

 

“L’insolita amministrazione” di questo bene deriva dalla sua peculiarità storica: nel 1007, l’imperatore del Sacro Romano Impero Enrico II concede la foresta al Vescovo di Bamberga (Baviera); nel 1759 il territorio viene acquistato dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria; nel 1919, dopo la Prima guerra mondiale e il Trattato di Saint-Germain, la Foresta passa al Demanio dello Stato italiano. Diventando infine parte del “Fondo Edifici di Culto”, ente introdotto nel 1985 con la revisione dei Patti Lateranensi. Qual è il problema? Centinaia di famiglie sono oggi private di un diritto che rappresenta un elemento fondamentale della storia, della tradizione giuridica nonché della vita economica della comunità valcanalese.

 

Due anni di stallo amministrativo che stanno causando un grave danno alla comunità rispetto al loro diritto di legnatico. “Un’assurdità che oltre a privare una comunità del proprio diritto, priva anche la stessa Foresta delle normali attività di manutenzione volte a garantire l’utilizzo e la gestione del bosco” spiega al giornale Pippan. “Ad oggi, il comandante del Reparto Carabinieri, ha anche inserito nuove regole senza discuterne con noi o con il Fec - lamenta Pippan-. Sembra che non venga presa in considerazione l’importanza che la foresta rappresenta per la nostra comunità. Ad esempio, il legname che utilizziamo per accendere il fuoco delle nostre case siamo costretti a comprarlo, quando in precedenza ce lo procuravamo dietro casa. Tutto questo sembra un’assurdità, eppure è così. Stanno venendo calpestati dei diritti che lo Stato stesso ha sempre garantito. Il problema non è tecnico: è istituzionale. Non chiediamo privilegi, ma il rispetto di un equilibrio”.

 

Ma cos’è il diritto di legnatico? È uno dei più antichi diritti di servitù e rappresenta un elemento centrale della vita economica e sociale della zona. Le sue origini documentate risalgono a quando il Vescovado di Bamberga, allora proprietario dei boschi della cosiddetta Signoria Federaun, riconobbe agli abitanti diritti di pascolo e di utilizzo del legno. Con le successive regolamentazioni ottocentesche questi diritti vennero formalizzati e organizzati: il legnatico veniva assegnato alle singole abitazioni per soddisfare bisogni essenziali come la costruzione e la manutenzione delle case, delle stalle e delle strutture agricole. Il legname serviva quindi alla sopravvivenza delle comunità montane e dopo la fine dell'Impero Austroungarico e il passaggio della Valcanale all'Italia nel 1919, tali diritti furono riconosciuti e tutelati anche dalla normativa italiana e da successive decisioni amministrative e giudiziarie.

 

“Sono anni che non vengono riparate strade, alcune zone non sono nemmeno più accessibili, manca un certo tipo di cura - dice sempre Pippan - e l'assenza delle consuete operazioni forestali rischia di determinare un progressivo deterioramento dell'equilibrio forestale, compromettendo la corretta gestione di uno dei più importanti patrimoni boschivi dell'area alpina, trasformando quello che dovrebbe essere un modello di gestione sostenibile in una condizione di crescente abbandono con gravi riflessi anche sulle condizioni economiche di molte famiglie della Valcanale''. Una foresta non adeguatamente curata e gestita può aumentare la vulnerabilità del territorio a frane, alluvioni e incendi, con potenziali conseguenze per la sicurezza delle comunità locali.

 

Ma cosa chiede quindi la popolazione? Nuove soluzioni e nuovi accordi, appellandosi anche ai vertici dell’Arma dei Carabinieri. “Urge un tipo di dialogo che sino ad ora è mancato” dice Pippan. La popolazione locale chiede di poter partecipare attivamente alla gestione della foresta, mettendo a disposizione il proprio know-how storico e la conoscenza del territorio. Le comunità locali ritengono, infatti, che la loro esperienza rappresenti una risorsa fondamentale per una gestione sostenibile e condivisa della foresta. “È in corso un confronto con la Regione, affinché la Foresta di Tarvisio possa essere considerata in modo speciale all'interno della normativa regionale – spiega Maurizio Lattisi, Presidente del Consorzio Agrario Vicinia di Camporosso nella Valcanale -. L'obiettivo comune è individuare una soluzione che garantisca trasparenza, sostenibilità nella gestione forestale e rispetto dei diritti storici delle comunità locali. In questo percorso il supporto della Regione rappresenta un elemento fondamentale per giungere ad una soluzione equilibrata e condivisa”.

 

Dopo la conferenza stampa tenutasi gli scorsi giorni ad Ugovizza si è quindi richiesto un tavolo istituzionale per un miglior confronto tra Regione Friuli-Venezia Giulia, i Comuni di Tarvisio, Malborghetto e Pontebba, il Fec e gli Aventi Diritto dei Comuni Catastali, al fine di cambiare le carte in tavola e verificare la conformità delle norme sulla gestione forestale sostenibile.

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