Rifugio Visentin, il Comune di Belluno si impegna a trovare soluzioni per salvaguardare un sito storico e ambientale
È arrivata in Consiglio comunale la petizione “Salviamo il Rifugio sacrario Col Visentin”, promossa da circa 600 firmatari per sollecitare un intervento di tutela del sito che si trova in cima al Nevegal. L'ordine del giorno è stato approvato all’unanimità: ora l’impegno è trovare strade percorribili per intervenire “prima che sia troppo tardi"

BELLUNO. Il sacrario e il faro del Col Visentin vanno preservati: grazie a una petizione popolare, la questione finisce sui banchi del Consiglio comunale, che all’unanimità approva l’impegno a intervenire per cercare soluzioni al problema.
Il tema non è nuovo e chiunque frequenti le creste del Nevegal ha avuto sotto gli occhi il triste spettacolo di un luogo il cui accesso è parzialmente inibito al pubblico per motivi di sicurezza, vista l’instabilità dell’edificio. Il Dolomiti ne aveva parlato con Paolo Garaboni dell’associazione Nevegallika, che ha lanciato una raccolta firme per sollecitare il recupero di un sito importante per il territorio (qui i dettagli).
Nella seduta di venerdì 27 febbraio, la consigliera Sandra Mella (Patto per Belluno) ha portato all’attenzione dei colleghi la petizione “Salviamo il Rifugio sacrario Col Visentin”, accogliendo subito il supporto di tutti i gruppi consiliari. “Siamo venuti a conoscenza - afferma - che all'amministrazione comunale è stata inoltrata una petizione popolare per salvare il rifugio: una petizione meritevole di attenzione tanto a livello affettivo quanto patriottico ed escursionistico, riferita a un luogo situato in una posizione strategica. Pertanto, chiediamo di impegnare il sindaco e la Giunta comunale a promuovere iniziative e intrattenere rapporti con i soggetti coinvolti affinché siano trovate strade percorribili e soluzioni per salvare il rifugio prima che sia troppo tardi”.
La petizione chiede infatti di intervenire su una struttura pericolante, che ha bisogno di manutenzione e cura, tanto più trovandosi non solo su percorsi turistici di rilievo, ma anche in un habitat naturalistico da preservare. “Circa 600 firmatari - prosegue Mella - si sono riuniti in comitato per chiedere che siano cercate le forme idonee e le risorse necessarie a non perdere un patrimonio affettivo, storico, culturale, turistico e ambientale”.
Dalla seduta è inoltre emerso che la responsabilità spetterebbe al 5° Reparto Infrastrutture di Padova, essendo una parte della struttura gestita come zona militare. Da qui la disponibilità del consigliere Alessandro Farina (Fratelli d’Italia), graduato dell’Esercito italiano, a fare da eventuale intermediario. “Come FdI - sottolinea - supportiamo la richiesta. Mi ero già occupato della questione in passato, si tratta di un sito che è parte della memoria storica non solo bellunese, ma dei gruppi alpini, quindi credo che questo argomento meriti assolutamente di essere approfondito. Serve un po’ di coraggio per avere un'interlocuzione diretta con gli enti militari, perciò io sono a disposizione e ringrazio chi ha portato all’attenzione questa problematica, perché rimane un valore storico culturale che ha tutta la nostra attenzione”.












