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''Un'interrogazione perché vi faccio un favore? Andate aff...''. Sgarbi a briglia sciolta presenta la mostra di Caldes. Fugatti: ''Vittorio, il Trentino ti ama''

Il presidente del Mart con la sorella Elisabetta espone in val di Sole 80 opere della collezione di famiglia. Affondo sull'arte contemporanea ''fatta di rane crocifisse''. La promessa: ''Farò divenire il Mart sempre più ricco e bello''

Pubblicato il - 31 maggio 2019 - 19:26

TRENTO. "Un'interrogazione perché faccio un piacere al Trentino? Andate tutti affa...". La presentazione della mostra ospitata a Castel Caldes con 80 capolavori della collazione Sgarbi-Cavallini dal 6 giugno al 3 novembre è stata l'occasione per ritornare sulle polemiche nate attorno alla nomina di Vittorio Sgarbi come presidente ("Senza deleghe e senza una lira") del Mart (qui qui qui qui qui qui qui e qui articoli) e sui costi della mostra (con un'interrogazione del consigliere provinciale del Pd Alessio Manica sul contributo provinciale per l'esposizione di 100.000 euro). A presentare la mostra è stata la sorella del critico d'arte, Elisabetta Sgarbi, mentre il fratello ne ha approfittato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Con il presidente della Provincia Maurizio Fugatti che gli ricordava: "Vittorio, il Trentino ti ama".

 

"La Collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell'Arca a Francesco Hayez" questo il titolo della mostra (qui) realizzata dall'Apt val di Sole con la Fondazione Cavallini-Sgarbi, la Fondazione Elisabetta Sgarbi, la direzione artistica di Contemplazioni con la promozione della Provincia, di Castello del Buonconsiglio monumenti e collezioni provinciali, del Comune di Caldes, di Trentino marketing e della comunità della val di Sole e il patrocinio del Mibact.

 

Un'esposizione che segue la mostra "Da Niccolò dell'Arca a Gaetano Previati. Tesori d'arte per Ferrara" ospitata al Castello Estense a Ferrara, appunto, che ha avuto un grande successo di pubblico (tanto da far posticipare la chiusura al 20 settembre scorso dopo un'estensione fino al 2 settembre).

La mostra porterà a Caldes l'atmosfera della casa di Ro Ferrarese dove sono riuniti quarant'anni di attività collezionistica della famiglia Sgarbi e dove gli stessi Elisabetta e Vittorio sono cresciuti.

 

La presentazione è stata l'occasione per Elisabetta Sgarbi, editore de La Nave di Teseo (che pubblica anche il catalogo), per ricordare alcuni aneddoti dell'infanzia condivisa con il critico d'arte, anch'essa divenuta arte nella casa che ora ospita l'intera collezione Sgarbi-Cavallini: "Nella presentazione della mostra di Castel Caldes ho voluto parlare di una non-opera, di un canestro da basket, con cui Vittorio giocava, perché era abile negli sport, un bravo sciatore, uno schermidore.

"Il canestro oggi un po' arrugginito è stato trasformato in un portavaso dove scendono delle surfinie meravigliose che è stata una delle pochissime opere che è sopravvissuto al ciclone Vittorio, alimentato poi dalla complicità di sua madre. Oltre al canestro ha resistito anche un bellissimo cedro del Libano che mio padre ha voluto piantare il giorno della nascita di Vittorio e che è cresciuto enormemente. La casa porta ancora le tracce di quello che siamo stati nella nostra adolescenza. Dal 1978 la casa si è trasformata in un museo vivente". Un modo questo per Elisabetta Sgarbi per annunciare al fratello che "ieri (per "la casa dove l'arte è di casa") è arrivato il vincolo di tutela storica del Ministero dei Beni culturali, un primo passo perché la nostra casa diventi uno dei più importanti e sorprendenti".

 

Uno spunto da cui il presidente del Mart ha preso le mosse per descrivere, tra battute e riferimenti colti e coloriti assieme, il rapporto conflittuale ("Ora mutato") che negli anni lo Stato ha avuto con i collezionisti privati in Italia ("Il privato è guardato generalmente con sospetto. Dopo la legge Bottai, il sovrintendente storico di Venezia Francesco Valcanover guardava i mercanti d'arte e i collezionisti come Ginko guardia Dabolik").

 

Per arrivare al vincolo globale richiesto da Sgarbi per la collezione di famiglia, rendendo di fatto le opere non separabili: "La collezione Crespi non è vincolata perché i sovrintendenti che andavano a pranzo dalla contessa Crespi, chinavano il capo al potere economico e non hanno mai proposto il vincolo. E nessuno è così sciocco (ovviamente il linguaggio usato dal critico d'arte è più evocativo e diretto, ndr) da dire al pubblico: "Vincolami". Quello sciocco (vale il discorso di prima, ndr) sono io".

 

Quindi la spiegazione: "Subito dopo l'episodio di Crespi (il riferimento è all'episodio, raccontato da Sgarbi, che vide Tomaso Montanari criticare Giulia Maria Crespi per la volontà di vendere a Londra un capolavoro della sua collezione, un dipinto di Alberto Burri del 1967, ndr) sono andato dal ministero e ho detto: "Voglio il vincolo delle opere d'arte della mia famiglia e lo voglio non per singola opera, ma per 500 opere". Il che vuol dire, tecnicamente sul piano economico, che non si possono vendere se non tutte assieme, tutti assieme i 150 milioni di euro che la nostra collezione vale. Essa è vigilata e vincolata dallo Stato, è un bene che non può essere alienato se non tutto insieme". Poi la battuta: "Mi capite? È un tema economico, volevo partecipare al Festival dell'economia, ma non mi hanno invitato. E dire che io so tutto dell'economia italiana e della storia dell'arte". (Il governatore Fugatti: "Sei invitato per l'anno prossimo").

Poi la polemica (anche se "Le polemiche sono inutili") con Alessio Manica ("Del Pd, ex Partito democratico, ora disperso") per la sua interrogazione sul contributo alla mostra di Castel Caldes e la dichiarazione di Vittorio Sgarbi non aver voluto fare altro se non "un dono al Trentino" ("L'unico aspetto criticabile dell'operazione e mio peccato è la vanità. Sono vanitoso non di qualcosa che mi appartiene, ma di aver trovato dei quadri. È una vanità che spero mi sia perdonata e immagino che voi possiate compiacervi di ammirare la collezione di un uomo che non è nato miliardario ma che è riuscito a trasformare quello che ha guadagnato soprattutto in televisione in una meraviglia che è lo spirito. Ogni volta che si compra un'opera d'arte si compra lo spirito").

 

"Qualcuno di voi - ha affermato a seguire il presidente del Mart - pensa che la città debba difendere il Festival dell'economia che avrà un costo di certo superiore alla mia mostra, dura qualche giorno, non determina turismo, non ha un indotto economico se non per gli alberghi eppure la Regione (la Provincia, ndr) paga. Una cifra medio alta. Io ho letto come offensivo che il presidente dell'Apt Rizzi abbia, alle mie spalle, rilasciato un'intervista affettuosa in cui il titolista scrive: "L'Apt difende Vittorio Sgarbi". Io devo essere difeso per fare un piacere al Trentino? Ma andate affanc..."".

 

Poi l'affondo diretto al consigliere Pd: "Che Manica studi, che sappia di ciò che parla. Non è il solito consigliere, ho polemizzato anche con quello dei Cinque stelle (Alex Marini, ndr). Io polemizzo con i consiglieri che non so neanche chi siano, non hanno fatto nulla per farsi conoscere, prendono 10.000 euro al mese e non sappiamo cosa abbiano fatto. Un'interrogazione perché io vi faccio un favore? Ma si può? Io ho fatto una cosa alta e nobile, nel nome di mio padre e di mia madre e con mia sorella. La mia collezione è vincolata, lo Stato la vigila, non ho alcun vantaggio materiale, non prendo una lira, non prendo una lira come presidente, non voglio che chi è pagato per fare il consigliere polemizzi e faccia interrogazioni".

 

"Credo che il Festival faccia bene alla città - ha precisato poi Sgarbi - ed è presieduto da un signore di cui sono amico della madre (a cui ha criticato il titolo di "direttore scientifico"). Vi annuncio che il Mart farà una mostra della madre di Boeri, Cini Boeri è uno dei più grandi designer del panorama italiano". 

 

Poi ancora il ritorno sulle polemiche nate dalla mostra di Castel Caldes: "Credo di dover essere ringraziato, non difeso. Il mio massimo orgoglio è farvi vedere le opere, che voi possiate vedere che il vostro presidente del Mart ha una certa competenza nell'arte e cercherà di fare con il Mart quello che ha fatto con la sua collezione, di farla diventare sempre più ricca e bella. Ieri mi hanno proposto alcune opere di Dottori futurista che potrebbero essere acquisite dal museo, abbiamo immaginato di fare delle mostre d'attrazione di Caravaggio e Burri. Il 26 giugno vedremo con Fugatti il presidente della Regione Sicilia per fare un accordo e manutenere in una climabox o restaurare un Caravaggio".

 

Ancora: "Collu ha sdoganato l'idea di presentare Antonello Da Messina come contemporaneo. Non esiste un'arte contemporanea come quella fatta dal Museion con la rana crocifissa (chi l'ha fatto è bene che se ne torni a casa). Proseguiamo sulla stessa strada. Il massimo per sarebbe portare i Bronzi di Riace: cosa c'è di più contemporaneo? Hanno 35 anni, sono più moderni di noi. Questo per non far morire la contemporaneità in rane crocifisse, Cristi nella pipì e Madonne che piangono sperma".

 

Un auspicio di "proseguire su questa strada di fare sistema in Trentino nell'arte, uno dei primi risultati dell'effetto Sgarbi" è stato pronunciato dal direttore del Mart Maraniello ("Spero questo episodio diventi una linea progettuale"), seguito da una rassicurazione nello stesso senso del governatore Fugatti e dalle parole dell'assessore di Mirko Bisesti che ha inoltre ricordato "il provvedimento approvato la settimana scorsa per la stabilizzazione del personale di Mart, Muse e Museo degli usi e costumi".

 

 

LA MOSTRA

A Castel Caldes saranno esposte 80 opere, tra dipinti e sculture, dal XV al XIX secolo. In apertura delle sale un'emergenza assoluta del Rinascimento italiano, il San Domenico in terracotta, modellato nel 1474 da Niccolò dell'Arca e collocato in origine sopra la porta "della vestiaria" nel convento della chiesa di San Domenico a Bologna, dove tra il 1469 e il 1473 l'artista attese all'Arca del santo da cui trae il suo pseudonimo.

 

Seguono i capitelli in marmo di Domenico Gagini, le terrecotte di Matteo Civitali e Agostino de Fundulis, e una raccolta di preziosi dipinti, perlopiù su tavola,eseguiti tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento: ai pittori nati o attivi a Ferrara (Boccaccio Boccaccino, Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano, Nicolò Pisano, Benvenuto Tisi detto il Garofalo) si affiancano autori rari come Antonio Cicognara, Liberale da Verona, Jacopo da Valenza, Antonio da Crevalvore, Giovanni Agostino da Lodi, Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, Johannes Hispanus, Bernardino da Tossignano, Bartolomeo di David, Lambert Sustris.

 

Il focus sulla “scuola ferrarese” prosegue agli inizi del XVII secolo con i dipinti di Sebastiano Filippi detto il Bastianino, Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Giuseppe Caletti e Carlo Bononi. Contestualmente si potranno ammirare riconosciuti capolavori della pittura italiana del Seicento, tra i quali conviene citare almeno la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, la Maddalena scortata dagli angeli di Pier Francesco Mazzucchelli detto Morazzone, il San Girolamo di Jusepe Ribera, e il Ritratto di Francesco Righetti di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Quest’ultimo dipinto si pone al vertice di una straordinaria galleria di ritratti che compendia lo sviluppo del genere dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, tra pittura e scultura, da Lorenzo Lotto a Francesco Hayez, con specialisti quali Bartolomeo Passerotti, Nicolas Régnier, Philippe de Champaigne, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Enrico Merengo, Ferdinand Voet, Giovanni Antonio Cybei, Lorenzo Bartolini, Raimondo Trentanove e Vincenzo Vela.

 

Altrettanto avvincente è il percorso tra dipinti “da stanza” di tema sacro, allegorico e mitologico del Sei e del Settecento: una selezione di sorprendente varietà, e di alta qualità, che riflette gli interessi sconfinati e la frenesia di ricerca del collezionista, con maestri della scuola veneta (Marcantonio Bassetti, Pietro Damini, Johann Carl Loth,Giovanni Antonio Fumiani), emiliana (Simone Cantarini, Matteo Loves, Marcantonio Franceschini, Ignaz Stern detto Ignazio Stella), romana (Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, Angelo Caroselli, Pseudo Caroselli, Giusto Fiammingo, Antonio Cavallucci),toscana (Giacinto Gimignani, Livio Mehus, Alessandro Rosi, Pietro Paolini).

 

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