“Non basta la tecnologia per una reale trasformazione: bisogna immaginare un diverso futuro possibile”. La Dolomiti Innovation Valley secondo Annalisa Galardi
La Dolomiti Innovation Valley entra nella letteratura accademica: il progetto di Confindustria Belluno Dolomiti per aiutare il territorio bellunese a trasformarsi in ecosistema innovativo è stato infatti inserito nel testo “Alleanze coraggiose” di Annalisa Galardi, docente di Comunicazione d’impresa presso l’Università Cattolica di Milano

BELLUNO. La Dolomiti Innovation Valley entra nella letteratura accademica: il progetto ancora in itinere, promosso da Confindustria Belluno Dolomiti per aiutare il territorio bellunese a trasformarsi da manifatturiero tradizionale a ecosistema innovativo, è stato infatti inserito nel testo “Alleanze coraggiose” di Annalisa Galardi, docente di Comunicazione d’impresa presso l’Università Cattolica di Milano.
Come suggerisce il titolo, il volume vuole fare il punto su come, nella società odierna, agire da soli non funziona più: la rete è cioè sempre più indispensabile. E tra le buone pratiche, secondo Galardi, c’è anche il progetto bellunese che sta lavorando per fare del territorio un centro di alta formazione, un polo di competenze, un luogo dove sviluppare startup innovative (qui l’articolo): iniziative che iniziano ora ad avere rilevanza anche nella saggistica nazionale. Segno che siamo sulla strada giusta?
“Circa 3 anni fa - ribadisce Stefano Giacomelli, delegato per l’innovazione in Confindustria Belluno Dolomiti - Confindustria ha guardato al futuro e ha avuto un’idea geniale. Si è chiesta infatti, con il giusto anticipo, cosa vogliamo continuare a fare da grandi, soprattutto in una provincia conosciuta per industrie di eccellenza a livello internazionale, in primis nell’occhiale. Oltre a questa classicità, però, abbiamo anche altro, si pensi all’istruzione, sulla quale forse non siamo ancora abbastanza avanti. Perciò stiamo lavorando con le università e abbiamo portato qui Its e Luiss: perché l’istruzione sia la base di un percorso di attrazione e mantenimento dei futuri lavoratori in provincia di Belluno".
Galardi, ospite dell’associazione di categoria, spiega allora perché il progetto bellunese è una “alleanza coraggiosa”. "Si parla tanto di tecnologia, che è sicuramente centrale - afferma - ma non dobbiamo pensare che basta inserire uno strumento tecnologico per avere una reale trasformazione. Prima della tecnologia, infatti, c’è il pensiero: siamo nel mondo della complessità e l'innovazione continua ci costringe a rinnovarci costantemente. Come ci prepariamo?”.
Secondo Galardi, il rischio risiede soprattutto nel non condividere un’idea sul futuro possibile per il territorio. “Anche a 3 anni dalla partenza del progetto della Dolomiti Innovation Valley - spiega - non tutto è stato fatto e non siamo neanche sicuri di cosa potremo fare. Progettare però vuol dire lanciare in avanti, facendo crescere questa creatura nella consapevolezza che potrà anche essere diversa da come è stata immaginata”.
Si conferma quindi la necessità per il territorio di fare squadra. “L’unica cosa che si può fare in un mondo complesso - sottolinea l’autrice - è immaginare un futuro possibile diverso, per realizzare il quale ognuno porta avanti sperimentazioni che non sa come andranno a finire, ma assumendosene il rischio in una corresponsabilità comune. Nessuna azienda infatti, per quanto aperta all’innovazione, può da sola trasformare il contesto che la circonda”.
Una prospettiva sicuramente ambiziosa, in un territorio dove sembra mancare la fiducia necessaria per fare tutto ciò - si pensi a un'affluenza alle urne crollata a poco più del 35% alle ultime elezioni regionali. Eppure una prospettiva condivisa: solo pochi giorni fa, anche dal mondo sindacale è arrivato un appello simile (qui il dettaglio). C’è quindi consapevolezza tanto nelle aziende quanto nei lavoratori e nei cittadini su quello che manca: ora bisogna passare ai fatti, e a farlo deve essere prima di tutto la politica, uscendo dalla retorica che troppo spesso la contraddistingue.
“La fiducia è l’ingrediente di base. Il punto - conclude Galardi - è dunque dare centralità alla fiducia e alla partecipazione per creare comunità più ampie. Ed è importante anche il come si racconta quello che accade soprattutto ai giovani, che sono il futuro del territorio. Questo libro vuole quindi prendere storie di ciò che si sta muovendo, di progetti in evoluzione con un approccio fatto di coraggio ed entusiasmo, nei quali la fatica è segno non che non sta funzionando, ma che un processo si è avviato. E credo che, soprattutto qui a Belluno, sia utile far sapere che non tutto avviene a Milano, ma che ci sono territori bellissimi ricchi di potenzialità che però, a volte, non vedono queste potenzialità e un futuro diverso e possibile”.












