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A rischio gli assegni familiari per 60 mila nuclei, sindacati e Acli: ''Provincia immobile, chiediamo l'intervento dell'Inps''

E' sempre più caos intorno al welfare territoriale. Ora i riflettori si accendono anche sugli assegni familiari. Ad oggi, infatti, ai fini del calcolo dell’assegno familiare, Inps richiede la dichiarazione di quanto percepito a livello locale. In questo modo all’aumentare dei sostegni erogati dalla due province cala la quota dell’assegno nazionale, quindi la spesa a carico dello Stato

Di Luca Andreazza - 23 luglio 2019 - 18:43

TRENTO. E' sempre più caos intorno al welfare territoriale. Ora i riflettori si accendono anche sugli assegni familiari. "La giunta è immobile - spiegano Franco Ianeselli (Cgil), Walter Alotti (Uil), Lorenzo Pomini (Cisl) e Luca Oliver (Acli) - quindi ci rivolgiamo ai vertici dell'Inps: senza chiarimenti sono 60 mila i nuclei in regione che rischiano tagli significativi".

 

Ad oggi, infatti, ai fini del calcolo dell’assegno familiare, Inps richiede la dichiarazione di quanto percepito a livello locale. In questo modo all’aumentare dei sostegni erogati dalla due province cala la quota dell’assegno nazionale, quindi la spesa a carico dello Stato. Così a pagare il conto più alto sono paradossalmente le persone più povere, quindi quelle che beneficiano di maggiori sostegni. 

 

Non è però chiaro se i benefici locali, come l'assegno unico provinciale, pesano sul reddito per determinare l'ammontare del contributo statale. Potrebbero essere così ridotti, non di poco, gli importi delle misure erogate dall'Inps per buona parte delle famiglie trentine e altoatesine. 

 

"Ci siamo mossi direttamente per chiedere un incontro urgente all'Inps - evidenziano Cgil, Cisl, Uil e Acli - dopo aver chiesto alla Provincia di intervenire. Piazza Dante è rimasta immobile, ma se non viene chiarito questo punto, buona parte delle 60 mila famiglie che in regione godono degli assegni regionali possono subire tagli, anche importanti".

 

Il meccanismo è sempre il solito in base al quale la Provincia dovrebbe integrare con proprie risorse l'assegno nazionale e invece si rischia l'esatto contrario. Un'ipotesi che potrebbe costare caro alle casse provinciali. "E’ urgente - aggiungono Ianeselli, Alotti, Pomini e Oliver - un’interpretazione e una vera e propria norma che chiarisca che i benefici erogati a livello locale sono integrativi della misura nazionale".

 

Nelle scorse settimane Cgil Cisl Uil e Acli hanno inviato un quesito formale all’Istituto che ha risposto solo in relazione agli anni passati, chiarendo che le famiglie avrebbero dovuto dichiarare quanto ottenuto in benefici sociali da altri enti e quindi non è escluso che un buon numero di nuclei possa vedersi notificate delle contestazioni con la richiesta della restituzione dell’indebito.

 

"C’è grande preoccupazione tra le persone che si rivolgono ai nostri patronati. Per questa ragione - concludono Ianeselli, Pomini, Alotti e Oliver - abbiamo chiesto già ieri un incontro urgente con il direttore Zanotelli nell’auspicio di trovare una soluzione al problema".

 

E' solo l'ultimo terreno di scontro tra Provincia e sindacati, dopo che per i ritardi nell'assegnazione della gara per la piattaforma 35 mila famiglie rischiano di non poter contare sulle riduzioni per le mense scolasticheil trasporto pubblico e le rette degli asili nido (Qui articolo e risposta della Pat), senza dimenticare le criticità legate al dimezzamento delle rette degli asili nido per Icef 0,4 che andrebbe a far risparmiare lo Stato, mentre la misura verrebbe pagata dai contribuenti (Qui articolo). 

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