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Belluno
16 aprile | 18:38

Da Bressanone a Feltre, rilanciare l’Alta Via n. 2. L’escursionista cerca rigenerazione, non performance sportive: proporre tratti più brevi e un’esperienza immersiva

Migliorare la fruibilità dell’Alta Via n. 2 e adattarla alle esigenze degli escursionisti: questi i temi al centro di un incontro organizzato dal Consorzio Dolomiti Prealpi con diversi attori bellunesi, trentini e altoatesini. Tra le criticità emerse: il servizio di trasporti, la sistemazione dei sentieri e la cartellonistica

Da Bressanone a Feltre, rilanciare l’Alta Via n

PEDAVENA. Migliorare la fruibilità dell’Alta Via n. 2 e adattarla alle nuove esigenze degli escursionisti: questi i temi al centro di un incontro organizzato dal Consorzio Dolomiti Prealpi con diversi attori bellunesi, trentini e altoatesini. Tra le criticità che caratterizzano oggi il percorso: il servizio di trasporti, la sistemazione dei sentieri e la cartellonistica. Negli anni, infatti, è diventata una meta che manca però di una gestione turistica vera e propria: vi è quindi l’esigenza di individuare un ente gestore per programmare azioni strategiche a medio-lungo termine.

 

All’incontro erano presenti quasi tutti i rifugi toccati dal percorso, l’Apt di San Martino di Castrozza, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il Cai Feltre, la Fondazione Dmo Dolomiti Bellunesi, il Comune di Feltre e gli ideatori dell’Alta Via con lo scrittore e divulgatore Teddy Soppelsa.

 

Si tratta di un’Alta Via che, rispetto alla n. 1, presenta dislivelli più impegnativi, passaggi esposti, scarsa manutenzione di alcuni tratti e tempi di percorrenza lunghi. Vi sono inoltre numerose problematiche da entrambe le parti: mancanza di una caratterizzazione di segnaletica e cartellonistica del percorso, di un’identità all’entrata dei due Parchi e lungo il percorso e di una sistemazione costante della sentieristica (rispetto alla quale la direttrice del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi Sonia Anelli ha ribadito la possibilità di accedere a fondi dedicati per intervenire, a fianco del lavoro effettuato dai volontari CAI). Anche i trasporti sono una nota dolente, sia per DolomitiBus che per TrentinoTrasporti, specialmente la mancanza di orari prima della partenza della stagione estiva e dopo l’estate, ma anche di taxi o di NCC (noleggio con conducente) che possano sostituirsi al trasporto pubblico.

 

Inoltre, negli anni è cambiata la figura dell’escursionista: non più lo sportivo che ricerca la performance, ma un’amante della natura e della montagna alla ricerca di rigenerazione, paesaggi mozzafiato e una pausa dalla vita frenetica. “La differenza - ha spiegato Ennio De Simoi, consigliere Dmo - è che la prima tipologia è ben attrezzata e consapevole delle difficoltà e della lunghezza del percorso, mentre la seconda cerca una mera soddisfazione raggiunta dopo tre o quattro giorni di cammino e, forse, non è sempre consapevole delle attrezzature necessarie per affrontare il percorso”.

 

Si è quindi delineata l’esigenza di individuare un tratto più breve da proporre, specialmente nella parte finale così da implementare gli arrivi nel Bellunese, o considerare la possibilità di effettuare il percorso in più volte e in più anni, come sta in parte già avvenendo.

 

Idea, questa, in parte già partita tempo fa con il progetto Park2Trek Dolomites, ideato per favorire il transito nella parte finale dell’Alta Via (dalle Dolomiti Bellunesi alle Pale di San Martino). La volontà è quindi ripartire da lì, prendendo come esempio il progetto dell’Alta Via Dolomiti Bellunesi, un percorso di 7 tappe che attraversa integralmente il Parco e nato da un gruppo di giovani ragazzi appassionati di montagna. Questo prodotto ha un gestore, che risponde esclusivamente alle richieste relative alla tratta interessata e che, attraverso credenziali e gadget finali, crea nell’escursionista una sensazione di immersione, tale per cui il turista si sente parte di un sistema: esattamente il tipo di esperienze sempre più ricercate dai viaggiatori.

 

Alla fine della riunione, gli attori presenti hanno quindi auspicato la possibilità di partire dal Park2Trek per creare una relazione più solida rispetto al passato e ideare un presidio informativo utile all’escursionista, al rifugista e alle agenzie di viaggio dove si possa porre più attenzione alle criticità del percorso e alle problematiche da risolvere.

 

“La nostra volontà di coinvolgere tutti gli interlocutori chiave per definire un cronoprogramma di azioni concrete – conclude Lionello Gorza, presidente del Consorzio – non si risolve con questo primo incontro. Prendiamo atto di ciò che è emerso, soprattutto da parte dei rifugisti, nella speranza di poter lavorare in collaborazione con loro e altri enti pubblici presenti per portare dei risultati efficienti e propositivi sul territorio”.

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