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Il Pd del ''vorrei ma non posso'' chiede a tutti di tapparsi il naso e scegliere Ugo Rossi

Ieri il primo tavolo della coalizione dopo la retromarcia dei dem sulla presidenza. Per il segretario Giuliano Muzio si dovrà riuscire a convincere puntando sul programma, "a prescindere dal candidato presidente"

Di Donatello Baldo - 22 June 2018 - 06:01

TRENTO. Ieri, davanti agli alleati riuniti al tavolo della coalizione, Giuliano Muzio, segretario del Pd, ha chiesto, quasi ingenuamente: "E' possibile che non si possa parlare di contenuti ed essere convincenti a prescindere dal nome del candidato presidente?".

 

Avrebbe voluto anche lui mettere un altro nome al posto di Ugo Rossi ma, forse schiacciato dai maggiorenti del partito o forse obbligato a calare le carte e far scoprire il bluff, ha accettato che alternative non ce ne sono, rinunciando alla proposta di un altro profilo da contrapporre all'attuale presidente, rinunciando contestualmente ad essere guida e traino dell'intera coalizione.

 

Alla domanda ingenua ha risposto Lucia Coppola, dei Verdi: "Non è il programma che ci salva. Siamo a pochi mesi dalle elezioni e nell'immaginario delle persone la figura del candidato presidente è fondamentale - ha osservato - e non a caso il programma si chiama 'Programma del presidente', una figura su cui si concentra tutta l'attenzione e l'aspettativa".

 

Per Muzio, e l'ha detto alla riunione, si dovrebbe dire agli elettori che si è fatto tanto negli ultimi anni, sullo sviluppo, sull'occupazione, nel fronteggiare la crisi che ha colpito anche il Trentino: "L'assegno unico, le start-up, i posti di lavoro...".

 

I nomi sono rimasti nel cassetto, il Pd non ne ha mai fatto uno, nemmeno quelli ventilati dalla stampa: nessuno è mai stato messo sul tavolo per essere sondato, a nessuno si è rivolta l'intera coalizione.  Ad un certo punto si è detto di Paolo Ghezzi, l'ha ricordato Lucia Coppola affermando che potrebbe essere capace di unire un fronte largo.

 

Macché, si tratta di un intellettuale, e dalle parti del Patt si è levata l'ironia: "Adesso mettiamo un intellettuale a gestire sei miliardi di euro? Perché il bilancio della Provincia ammonta a sei miliardi".

 

Ci vuole il politico navigato, ci vuole Rossi, nessuno può competere. E questo il Patt lo dice fin dal primo giorno che si è posta la questione, ribadendo la stessa cosa anche ieri sera: "Va tutto bene, abbiamo lavorato bene, le elezioni provinciali non sono le elezioni nazionali". Andrà bene secondo le Stelle Alpine, basterà stampare santini a volontà, pagare qualche cena, telefonare a qualche sindaco.

 

Fabiano Lorandi, di Mdp, che siede al tavolo alla sinistra del Pd, ha provato a spiegare che dall'altra parte c'è una corazzata che sta avanzando facendo strame dei valori tanto cari al centrosinistra.

 

"Noi stiamo lavorando a un raggruppamento di forze che stanno a sinistra che possano anche costituirsi come soggetto per poi unirsi in un fronte comune. Bisogna però fare uno sforzo e dare segnali di discontinuità". Insomma, sarebbe più semplice convincerli ad aggiungersi se non ci fosse Rossi.

 

Sta di fatto che il nome alternativo non si trova, e se non è il Pd che si dà da fare per trovarlo non si va da nessuna parte. "Vorrei ma non posso", si potrebbe leggere nel pensiero di Giuliano Muzio, che dovrà affrontare mercoledì l'assemblea del suo partito e spiegare che ci si deve tenere Rossi.

 

Ma un'assemblea, congressuale, la faranno anche i Verdi il 7 luglio. E anche l'Upt riunirà il suo parlamentino per discutere di tutto questo. Tutto può succedere, anche se sembra che alla fine prevarrà il senso di responsabilità: si ingoia il rospo, ci si tappa il naso. Ma fino all'ultimo si spera che il Deus ex machina scenda dal cielo.

 

Dall'Upt è arrivata la suggestione torinese, dove il governatore del Piemonte Chiamparino sta pensando di costruire un'alleanza che arrivi a coinvolgere anche gli elettori di Forza Italia, un fronte anti-populista che metta in conto anche di rinunciare ai simboli di partito.

 

Anche qui, "vorrei ma non posso". Sarebbe bello, anche per Giuliano Muzio, segretario del Pd, ma il tempo è poco, le elezioni sono in autunno, non si riesce a fare nulla. Meglio porre pollice e indice attorno alle narici e premere, trattenere il respiro e accettare che Rossi sarà il candidato presidente. Che poi sia anche votato, si vedrà.

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