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Il Pd ha deciso, il candidato presidente sarà Ugo Rossi (perché non c'è nessuna alternativa)

Nella riunione di coordinamento del Partito Democratico non è stato detto ufficialemente, ma quando si dice che i nomi sono secondari e che è molto più importante tenere unita tutta la coalizione si capisce che il cambio al vertice non è più in agenda

Di Donatello Baldo - 19 giugno 2018 - 00:23

TRENTO. Chi sarà il prossimo presidente del centrosinistra autonomista? Ugo Rossi, per il Patt che non ha mai mollato la presa sul suo leader e ora anche per il Partito democratico che ieri nel coordinamento del partito ha deciso che alternative non ce ne sono più.

 

A chiedere il cambio al vertice ora rimane solo l'Upt, anche se qualcuno dovrebbe dirglielo che il sindaco Valduga non arriverà mai a salvare quel centro della coalizione che alle ultime elezioni del 4 marzo è stato quasi del tutto disintegrato.

 

Fermi sulla necessità di cambiare il candidato presidente rimangono anche i Verdi, che fin da subito hanno chiesto un nome nuovo alla guida della coalizione, ma Boato è un vecchio di caserma della politica e lo sa che ora è troppo tardi, e se anche il Pd ha tirato i remi in barca non c'è più nulla da sperare.

 

Il Pd ieri ha deciso che più che il nome del candidato presidente è importante tenere unita tutta la coalizione. Non ha detto ufficialmente che Rossi rimane lì dov'è, ma non occorre un genio per capire che queste parole dicono che il tema della leadership non è più in agenda.

 

Ma allora, che senso ha avuto il dibattito di tutti questi mesi sul nome da contrapporre all'attuale presidente? Si era parlato di Monica Baggia, di Franco Ianeselli, di Alberto Faustini, e da ultimo anche di Paolo Ghezzi.

 

Dal giorno dopo le elezioni si parla di necessità di cambiamento, di rigenerazione, di cambio al vertice. E ora chi lo dice a Rossi che si è scherzato? Diranno che l'importante è il programma, il contenuto, il patto con la comunità, che Rossi o Bianchi poco importa perché l'importante è la coalizione.

 

A Rossi andranno a dire che è ancora lui il capitano, che meglio di lui non c'è nessuno, sperando forse che tutto si aggiusti e lui dica non importa, non è successo niente. Ma non sarà così: il risultato, dopo questo tira e molla, è che la coalizione parte già fiaccata.

 

A Rossi chiederanno di guidare una squadra che parte già divisa, che fino a ieri chiedeva la testa di chi dovrà portarla alla vittoria nelle elezioni del prossimo autunno. Come si potrà dimenticare tutto questo? Di certo Rossi non si scorderà di essere stato messo sulla graticola, per un'intera primavera tenuto in forse, in dubbio, giudicato inopportuno.

 

E' la seconda scelta, se avessero potuto lo avrebbero cambiato. "Ci tocca tenercelo, non c'è nessun'altra alternativa". Come possono pretendere, il Pd e tutti gli alleati, che si possa voltare pagina come se nulla fosse?  

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