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Riforma del credito, l'allarme degli esperti: ''E' incostituzionale, serve un'alternativa e l'Alto Adige ha già la exit-strategy''

Debora Pedrotti, già amministratrice in Cassa rurale di Isera, gira il Trentino per spiegare insieme all'analista finanziario Daniele Della Bona e Antonio Fusi la riforma pronta a partire all'inizio del prossimo anno: "Sarebbe un errore deliberare senza la giusta consapevolezza, bisogna prendere il tempo necessario prima delle ratifiche finali"

Di Luca Andreazza - 06 ottobre 2018 - 18:57

TRENTO. "La riforma del credito bancario che porta ai mega-gruppi presenta delle forme di incostituzionalità", queste le parole di Debora Pedrotti, candidata tra le fila di Civica Trentina alle prossime elezioni, che aggiunge: "Sarebbe utile trovare una soluzione alternativa o quantomeno è necessario prendersi il tempo per approfondire questa materia fino a ridosso della chiusura dell'anno per valutare pro e contro".

 

Il gruppo trainato da Cassa centrale banca è ormai ai nastri di partenza, la data è quella dell'1 gennaio 2019. "Nel giro di due settimane - prosegue l'esperta - i Consigli d'amministrazione delle casse rurali trentine, così come quelle del resto d'Italia, sono chiamate a deliberare per il via libera definitivo. Poi arriva il turno delle assemblee dei soci, ma si tratta solo di ratificare quanto già deciso. Un'accelerazione incomprensibile, una fretta sospetta".

 

E Debora Pedrotti, laureata in Economia all'Università di Trento, dottore commercialista e revisore legale dei conti, sposata con Luca e madre di due bimbe Lucrezia e Matilde, gira i territori per entrare nel dettaglio dei possibili scenari di questo mega gruppo, che si dovrebbe collocare tra i primi dieci in Italia con 77 miliardi di euro di attivo, 7 miliardi di patrimonio, 1.600 sportelli e 11 mila dipendenti.

 

Già amministratrice in Cassa rurale di Isera e incaricata in diverse società quali Trentino trasporti esercizio, Trento Fiere, Primiero Energia, Trentino Riscossioni e vice commissario alla Coop Alto Garda, ma anche consigliera dell'Ordine dei dottori commercialisti e esperti contabili di Trento e Rovereto, chiede un time out prima di correre troppo verso il completamento di questa riforma. Reduce dall'appuntamento alla Cooperazione di Isera, il prossimo incontro è quello di mercoledì 10 ottobre alle 20 alla Sala filarmonica di Rovereto

"In queste occasioni - dice Pedrotti - con l'analista finanziario Daniele Della Bona e Antonio Fusi (presidente Associazione per la Cooperazione di credito) cerchiamo di spiegare le criticità di questa scelta e le possibili alternative. E' tanto l'interesse intorno a questo argomento, ma a fronte di scarse informazioni. Un tema caldo e abbiamo in programma altri appuntamenti in Trentino".

 

Una riforma che presenterebbe alcune forme di incostituzionalità. "Il testo - evidenzia - viola diversi articoli, come il 18 che riguarda 'la libertà di associazione': il contratto è praticamente unilaterale e le Casse rurali che aderiscono non possono più recedere, evidente la contraddizione". Ma non sarebbe l'unico punto in contrasto con la Costituzione. "Sono diverse - aggiunge - le criticità relative agli articoli 41 e 45 che disciplinano i principi di mutualità e cooperazione a fini sociali, senza dimenticare che ci sono dubbi anche sulla libera concorrenza e il diritto alla scelta del cliente, se ci troviamo in situazione di quasi monopolio".

 

La candidata di Civica Trentina mette in luce la storia e le tradizioni del credito. "Chiaro, tornare indietro non è possibile - ribadisce - ma serve una maggiore trasparenza, che significa coinvolgimento e informazione. Ci troviamo davanti alla decisione presa da pochi che ricadono sulla popolazione. Nessuno poi si prende la responsabilità, ma diventa sempre colpa di qualcunaltro, spesso Roma e in questo caso Bankitalia, o dell'Unione europea. Apparentemente si subisce sempre". 

 

Certamente l'avvento dei mega-gruppi cambia gli equilibri e le dinamiche di mercato. "La holding - evidenzia Pedrotti - modifica il ragionamento e le carte in tavola perché a livello nazionale contano solo dividendi, il territorio si trova a ricoprire un ruolo marginale. A questo si aggiunge che i francesi sono già pronti a entrare ai vertici dei mega-gruppi. La formula giusta delle casse rurali è un'altra: produrre utili per investire poi le risorse sul territorio. Questo è uno strumento dove si deve esercitare la decantata autonomia per sostenere le famiglie e il tessuto economico delle piccole e medie imprese".

 

Un'altra preoccupazione è legata al personale. "Se le Casse rurali - spiega la candidata - cambiano completamente destinazione, diventano di fatto banche commerciali e le dinamiche sono diverse. Cambia anche il sistema di Vigilanza (recenti gli attriti tra Federcoop e Cassa centrale banca). Le banche nazionali di questo tipo sono rimaste per anni appese a un filo, lecito porsi alcuni quesiti, come quello relativo al personale: la domanda è se gli addetti siano pronti e competenti".

 

In questi ultimi anni si è assistito alle fusioni tra Casse rurali, la caccia e il corteggiamento ai diversi istituti e le discussioni a livello politico sull'opportunità di procedere.

 

"Abbiamo già assistito a un primo cambiamento di alcune Cassa rurali - dice Pedrotti - che hanno fatto il passo più lungo della gamba: si è cercato di copiare le banche commerciali per ricercare gli utili e si è perso il senso della mutualità e il sostegno del territorio. Si è rivelato un boomerang e l'effetto è stato quello di istituti in sofferenza e la corsa alle fusioni senza piani industriali e visione del futuro. Una dinamica accentuata dall'arrivo del mega-gruppo".

 

Come ormai noto, sono tre i gruppi pronti a entrare in scena, Iccrea, Bcc a guida Cassa centrale banca e Raffaiesen a trazione esclusivamente altoatesina. "A Bolzano - prosegue - hanno capito molto prima che non conviene annullarsi completamente per diventare ostaggio delle Banca centrale europea e si sono mossi prima tra ricorsi. Sono in fase di valutazione di una exit-strategy. Peccato non aver creato un unico gruppo del Trentino Alto Adige, invece ci si trova parcellizzati".

 

Una soluzione? "Basta guardare a Austria, Germania e Spagna. Il modello Ips - conclude Pedrotti - un fondo di garanzia che tutela la banca di credito e quindi anche imprese e risparmiatori. Non si può rischiare sul capitale delle famiglie".

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