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Abolizione ticket per le ricette, Rossi: ''E' un provvedimento di Roma e la Lega in Provincia vuole farlo passare per suo''

La misura si applica a tutti i redditi senza distinzioni. La Pat: "Non può che essere generalizzata in quanto si tratta di livelli essenziali delle prestazioni che per questa ragione non possono essere ridotti selettivamente". L'ex presidente: "Decisione del governo centrale, ma potrebbero intervenire anche se in forma limitata"

Di Luca Andreazza - 06 novembre 2019 - 05:01

TRENTO. "La Provincia vende un provvedimento di altri come se fosse una scelta presa dall'amministrazione". Così l'ex presidente Ugo Rossi nel commentare la proposta dell'esecutivo a trazione di Lega di voler abolire i ticket per le ricette mediche a partire dal prossimo anno (Qui articolo). 

 

Questa la novità che propone la giunta provinciale nella manovra economico-finanziaria del 2020 e per la quale sono stati messi a bilancio 5,8 milioni di euro. Una misura che non prevede distinzioni in base al reddito. "L'abolizione dei ticket - precisa la Provincia - non può che essere generalizzata in quanto si tratta di livelli essenziali delle prestazioni che per questa ragione non possono essere ridotti selettivamente".

 

Nulla cambierebbe per la Pat. "Nella sostanza comunque - continua piazza Dante - non viene meno la motivazione alla base di questa scelta che va nella direzione di garantire a tutti il diritto alla salute, con particolare attenzione alle necessità dei cittadini meno abbienti e della classe media che non sono esenti per reddito e per patologia ma che non possono certamente dirsi privilegiati".

 

La nuova misura entrerà in vigore dal 1 gennaio 2020: verranno eliminate la quota fissa di 3 euro sulle ricette per le prestazioni di assistenza specialistica, ma anche quella da 1 euro sulle ricette per l'assistenza farmaceutica.

 

Ma il nodo sarebbe proprio nei livelli essenziali. "E' un provvedimento preso dal governo centrale a Roma - evidenzia il consigliere provinciale del Patt - ma provano a intestarsi la decisione. Semplicemente piazza Dante non può far altro che recepire e intervenire in misura limitata in quanto i margini di manovra, proprio per l'essenzialità, sono molto ridotti ma possono ".

 

E l'ex presidente ripercorre quelle tappe che avevano portato all'introduzione delle due misure di compartecipazione introdotte il 1 giugno 2015 con le deliberazioni della Giunta provinciale numero 769 e numero 770 del 12 maggio 2015. "In quel caso - conclude Rossi - ci eravamo ritrovati a subire la decisione del governo. L'autonomia può fino a un certo punto quando si tratta di livelli essenziali. Nel dover comunque recepire e adeguare sul territorio una scelta di altri, eravamo riusciti  trattare e deliberare per inserire il maggior numero di esenzioni possibili per creare una manovra equa. Ora a Roma decidono, recepiscono in toto senza battere ciglio e poi vendono il provvedimento come se fosse della Provincia".

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