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Fondi europei per l'integrazione, Ghezzi interroga: ''Fugatti incoraggia la xenofobia?''. Rossi: ''Rincorre il consenso, ma governare richiede buonsenso''

Dopo la presa di posizione di associazioni e sindacati, i più duri sono l'ex governatore Ugo Rossi e Paolo Ghezzi, consigliere provinciale in quota Futura. ""Arrivano da Fugatti parole veramente articolate: 'Rinunciamo perché si'. Quale altra spiegazione si può trovare? Non c'è nessuna fondata ragione per una simile decisione"

Di Luca Andreazza - 07 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. "Non si vogliamo usare i soldi europei per l'integrazione solo per inseguire il consenso, ma in questo modo si perde il buonsenso", così l'ex presidente Ugo Rossi, sulla rinuncia della giunta provinciale di 1 milione di euro divisi su due progetti, già finanziati dal Fami (Fondo asilo, migrazione e Integrazione del ministero dell'Interno), e che provengono dell'Unione europea, mentre Paolo Ghezzi (Futura) aggiunge in un'interrogazione: "Se la diffusione della xenofobia, mascherata sotto lo slogan 'prima gli italiani, prima i trentinisia un preciso obiettivo politico, sociale e culturale del presidente della Provincia e della maggioranza politica che lo sostiene. Mi chiedo quali siano i motivi politici, culturali o ideologici".

 

Insomma, si rinuncia a 1 milione di euro perché piuttosto che provare a integrare qualcuno meglio perdere i finanziamenti per tutti (QUI ARTICOLO). E tra emendamento salva Trentino (saltato con la fiducia del presidente all'epoca ancora in parlamento) da 70 milioni e il dissesto idrogeologico da 5 milioni di euro, il conto si avvicina a 80 milioni a quasi un anno di insediamento della giunta, mentre si taglia e si sforbicia un po' ovunque (come i 120 milioni di 'efficientamento' in sanità) per far quadrare il bilancio provinciale. 

 

Adesso per soddisfare la "pancia" del proprio elettorato, l'apparato leghista che guida il Trentino, come risaputo, ha sì tenuto sul territorio i richiedenti asilo (infatti i dati del ministero dell'Interno mostrano chiaramente che i rimpatri durante l'epoca Salvini sono stati inferiori sia a quelli della fase Gentiloni che di Renzi: da giugno 2018 a giugno 2019 Salvini ha fatto 7.286, due anni prima erano stati 7.383 e l'anno scorso 7.981 QUI APPROFONDIMENTO) ma ha deciso di smantellare qualsiasi iniziativa civile di integrazione. Allora piuttosto che far dei corsi d'italiano, spiegargli qual è la nostra cultura, promuovere iniziative di socializzazione interculturale, meglio rinunciare.

 

E dopo la presa di posizione di Atas onlusCnca del Trentino e Consolida, ma anche Cgil, Cisl, Uil e Fondazione S. Ignazio (QUI ARTICOLO), anche la politica entra nel merito di questa decisione, i più duri sono l'ex governatore e Paolo Ghezzi, consigliere provinciale in quota Futura. "Ho atteso qualche giorno - spiega Rossi - prima di commentare la decisione di rinunciare ai fondi europei per progetti di integrazione, ma ora arrivano da Fugatti parole veramente articolate: 'Rinunciamo perché si'. Quale altra spiegazione si può trovare? Non c'è, infatti, nessuna fondata ragione per una simile decisione. Si poteva dire che queste risorse potevano essere spese meglio per migliorare i progetti, ma non si arriva nemmeno a questo".

 

Successivamente il presidente della Provincia ha provato a spiegarsi meglio, ma la toppa è peggio del buco: "Vogliamo capire se quelle risorse siano davvero utili'' (QUI ARTICOLO), dopo quasi un anno di governo il modus operandi resta quello di approfondire per congelare la situazione e abbandonare il tutto. Un milione che servirebbe per far lavorare i trentini, ma come nel caso della cooperazione, sembra quasi che piazza Dante preferisca un disoccupato in più che un occupato in determinati settori (QUI ARTICOLO).  

 

Il consigliere provinciale del Patt prende come esempio altre nazioni europee. "In Europa - evidenzia Rossi - dove non governano 'comunisti' come il sottoscritto, i soldi per l'integrazione li utilizzano e anche molto più di noi, come la Germania. Non viene fatto perché sono di sinistra o di destra, semplicemente usano il buonsenso, che serve per gestire i processi e fare il proprio dovere, anche a costo dell'impopolarità. Il buonsenso non sempre fa rima con consenso, come ancora una volta ci insegna il governo trentino del cambiamento".

 

Dopo aver smantellato il sistema di accoglienza, che l'assessore Spinelli stesso aveva ammesso essere un'eccellenza (QUI ARTICOLO), e inferto durissimi colpi al settore della cooperazione e solidarietà internazionale, ora si rinuncia a un milione di provenienza europea per inseguire il consenso.  

 

"Il presidente della Provincia - spiega Ghezzi - ha preso diverse iniziative e decisioni tra sistema dell’accoglienza e integrazione degli esseri umani non italiani richiedenti asilo, quindi ha deciso il taglio di organici e fondi al Centro per la cooperazione internazionale, che si dedica a progetti di solidarietà e di formazione per esseri umani non italiani e per residenti trentini che hanno una visione ampia e non provincialistica, ma anche annunciato e rivendicato orgogliosamente a Pinzolo la 'pulizia etnica' delle case di riposo dai volontari esseri umani non italiani (QUI ARTICOLO), un'esternazione che ha suscitato perfino la dissociazione del principale partner di maggioranza in giunta provinciale, Progetto trentino (QUI ARTICOLO)".

 

Non solo, rinunciare a queste risorse danneggia l'intera comunità. "Un danno finanziario per il Trentino - aggiunge Futura - solo per l'ossessione ideologica e l'ostilità nei confronti degli esseri umani non italiani. Ricordo i principi fondamentali dell’ordinamento internazionale e italiano, così come le norme di legge vigenti che condannano ogni atteggiamento di tipo razzista".

 

Il riferimento è alla Dichiarazione universale dei diritti umani che sancisce, all’articolo 1, come “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, quindi ecco l'articolo 2: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità".

 

Spazio poi alla Costituzione della Repubblica italiana, che all'articolo 3 recita "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", mentre la legge Mancino nelle "Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” sanziona severamente chi propaganda "idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico".

 

E così Paolo Ghezzi interroga il presidente Fugatti: "Se non ritenga che le ultime scelte politiche della giunta provinciale e le sue ultime dichiarazioni, in convegni pubblici e alla stampa, contribuiscano ad accrescere un clima di crescente diffidenza,
pregiudizio e ostilità nei confronti degli esseri umani non italiani e se la diffusione della xenofobia, mascherata sotto lo slogan 'prima gli italiani, prima i trentini', sia un preciso obiettivo politico, sociale e culturale del presidente della Provincia di Trento e della maggioranza politica che lo sostiene: se sì, per quali motivi politici, culturali o ideologici?". 

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