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La giunta abolisce lo 0,25% per la solidarietà internazionale, le Acli: ''E' un impegno preso con l'Onu e l'Europa''. Rossi: ''Un giorno triste per il Trentino, traditi i valori del territorio''

Un altro duro colpo per il settore dopo il taglio da 5 milioni di euro. Un settore strategico che garantisce poi una grande autorevolezza e credibilità internazionale. Al punto che dalla nostra Provincia possono partire iniziative di politica estera e sviluppo bilaterale. Futura: "Si vuole cancellare una legge innovativa", Csv: ''Si mettono in difficoltà anche i progetti già avviati"

Di Luca Andreazza - 03 luglio 2019 - 14:02

TRENTO. "L'Italia ha firmato un accordo Onu dove si impegna a devolvere lo 0,7% del proprio bilancio: si tratta di una restituzione di risorse a Paesi un tempo colonizzati e sfruttati", così le Acli che intervengono sull'abolizione dell'obbligo di destinare lo 0,25% per finanziare gli interventi in materia cooperazione internazionale. L'ex presidente Ugo Rossi definisce invece la decisione della giunta: "Un giorno triste per il Trentino, i valori di solidarietà vengono mortificati. Non è solo il valore finanziario, ma per quanto il settore rappresenta sotto il profilo valoriale e culturale".

 

E', infatti, un punto inserito nell'Agenda 2030, il documento che determina gli impegni sullo sviluppo sostenibile che dovranno essere realizzati entro, appunto, il 2030 attraverso 17 obiettivi globali e 169 target. Un'ennesima battuta d'arresto per il settore. Dopo l'apertura in quinta commissione in Provincia, quando Farete, associazione che riunisce 53 realtà, era stata invitata per parlare delle attività del settore (Qui articolo), potrebbe arrivare un duro colpo in assestamento di bilancio.

 

La decisione passerebbe nelle mani dell'esecutivo, la giunta provinciale, in base alle risorse disponibili, intende stabilire annualmente in sede di manovra o assestamento di bilancio la quota da destinare a questo comparto, già colpito dal taglio da 5 milioni di euro

 

"Questa percentuale - aggiungono le Acli - è legata al bilancio, quindi se ci sono minori risorse complessive, queste si riflettono anche sulla cooperazione internazionale. I paesi nordici come Danimarca o Svezia stanziano ben oltre quanto siglato e sfiorano l'1%. Il nostro Paese, invece, sembra mirare a donare lo 0,35% (metà del promesso) entro il 2020. Percentuale comunque di rispetto per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile – Agenda 2030".

 

Un settore strategico che garantisce poi una grande autorevolezza e credibilità internazionale. Al punto che dalla nostra Provincia possono partire iniziative di politica estera sviluppo bilaterale. "La nostra piccola provincia - proseguono le Acli - si differenza dal resto d'Italia proprio per la cooperazione con territori oltremare con particolare attenzione alle realtà da dove partono i migranti. Le centinaia associazioni, diffuse in modo capillare sul territorio, tengono i collegamenti con altrettanti missionari (205) e sono in grado di aiutare una popolazione che è pari alla popolazione residente in Trentino".

 

Sono tante le azioni che partono dal Trentino. "Si promuovono istruzione, sanità, energia sostenibile, deforestazione agricoltura. Insomma, nell'aiutarli a casa loro sono impiegati in Trentino nelle diverse segreterie permanenti delle onlus oltre 50 giovani trentini che, con la riduzione delle risorse provinciali, vedranno anche il proprio posto di lavoro a rischio. A questo - continuano le Acli - si aggiunge che il taglio di risorse per l'integrazione dei migranti, che renderà più difficile e conflittuale la relazione, mette a rischio, come abbiamo sottolineato più volte assieme ai sindacati confederali, centinaia di posti di lavoro".

 

Un'ipotesi di abolire lo 0,25% che mette in discussione anche progetti già avviati. "E' un grosso problema - dice Giorgio Casagranda, presidente di Csv-No Profit Network - che va a toccare piani iniziati e programmati. Quella della cooperazione internazionale è una formula per aiutarli veramente a casa loro. Si deve ripartire per trovare un sostanziale equilibrio tra aiuti e convinzioni. Le popolazioni vanno sostenute nella loro terra, ma è difficile se non ci sono strumenti e mezzi, senza dimenticare che si mettono a rischio relazioni e rapporti costruiti faticosamente nel tempo".  

 

Il Trentino perde un pezzo della propria identità. "Si cestina una caratteristica fondante della nostra cultura di territorio autonomo e speciale - commenta l'ex presidente Rossi - quella di essere solidali con chi ha meno e di farlo non solo con aiuti finanziari, ma attraverso l'impegno di tante persone che lavorano nelle nostre associazione e che vengono deluse e mortificate. Evidentemente il tanto acclamato slogan 'aiutiamoli a casa loro' è solo uno slogan da bar e non un impegno reale. Lanciamo una sfida alla giunta: dimostrino che avere rinunciato a una percentuale precostituita e fissa non impedisca di mantenere o almeno aumentare l’importo che ne risultava. Così potrebbero almeno per salvare la faccia e evitare di  demolire del tutto un sistema della solidarietà internazionale trentina di cui dobbiamo essere orgogliosi e che porta avanti i valori più belli del nostro modo di essere".

 

Prende posizione anche Futura. "Un annuncio sconcertante, ci auguriamo che il Consiglio provinciale respinga questa volontà - concludono - sarebbe gravissimo che una delle leggi più innovative varate dalla Provincia, quella appunto sulla cooperazione internazionale, venga accantonata distrattamente in un assestamento di bilancio. Gli operatori di questo settore sono trentini e attendono da mesi risposte diverse o almeno un ascolto che è stato completamente insufficiente".

 

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