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Lupi, il Trentino esempio europeo di gestione. Dallapiccola: ''Ma adesso con la legittima difesa si può sparare dalla finestra ai grandi carnivori?''

Nel convegno di Asiago il Trentino è preso come esempio a livello continentale per la gestione dei grandi carnivori. "Indennizzi sicuri e veloci - ha detto l'ex assessore - quindi organizzazione articolata per monitoraggio, formazione e informazione capillare, finanziamento di protezione, trasparenza nelle azioni pubbliche e libero accesso ai dati''

Di Luca Andreazza - 09 marzo 2019 - 21:29

ASIAGO. "Ma ora che è passata la legittima difesa le persone possono sparare dalla finestra a lupi e orsi?", questa la provocazione dell'ex assessore Michele Dallapiccola, reduce da un convegno in quel di Asiago sul tema dei grandi carnivori. "Qui vive un numeroso branco - aggiunge il consigliere provinciale del Patt - insieme ad alcuni esemplari in dispersione che agiscono anche in Trentino, come si è potuto evidenziare dalle predazione sull'altopiano di Vezzena".

 

Nel convegno di Asiago il Trentino è preso come esempio a livello continentale per la gestione dei grandi carnivori. "Indennizzi sicuri e veloci - evidenzia Dallapiccola - quindi organizzazione articolata per monitoraggio, formazione e informazione capillare, finanziamento di protezione, trasparenza nelle azioni pubbliche e libero accesso ai dati ci mettono ai primi posti in Europa per modernità e avanguardia di gestione di lupi e orsi". 

 

 

E nel vicentino alcuni problemi, soprattutto politici, sono simili a quelli trentini. "Assente Coldiretti - commenta l'ex assessore - così come la giunta regionale: tutto in linea a quanto avviene nella nostra provincia. Si segue un atteggiamento e un approccio populista piuttosto che sociale e realista della convivenza tra uomo e grandi carnivori".

 

L'approccio deve essere, in primis, scientifico. "A Trento non si è voluto nemmeno tenere la tradizionale presentazione del rapporto grandi carnivori (Qui articolo) - dice Dallapiccola- mentre la sezione leghista della Val Rendena, da anni in prima linea nella lotta all'orso e autrice di una raccolta firme, si sia quasi arresta: il carroccio ha dovuto prendere atto come Salvini, pur ospite in località, non abbia mai speso una parola pubblicamente sul tema".

 

Nonostante i proclami e la convocazione del comitato di ordine pubblico, ancora poco si è fatto. Un botta e risposta in quel di Ala (Qui articolo), l'effetto boomerang a livello nazionale e poco, pochissimo, altro (Qui articolo). Dati alla mano, i grandi carnivori non rappresentano ancora un'emergenza: i danni da orsi e lupi ammontano a 170 mila euro.

 

Nel 97% dei casi alla denuncia di danno è seguito un sopralluogo del personale forestale, che ha redatto il verbale di accertamento. Nel 2018 sono stati accertati 222 danni da grandi carnivori (nel 2017 erano stati 216) dei quali 157 da orso e 65 da lupo, mentre la lince resta a quota zero. Un rapporto che l'assessora Zanotelli non ha voluto presentare.

 

"La Provincia - prosegue il consigliere provinciale - deve essere trasparente. I dati e le attività dell'amministrazione pubblica sono un patrimonio collettivo che deve essere messo a disposizione dei cittadini. Ora, davanti all'evidenza dei fatti, la giunta si trova a dover ammettere che l'informazione e la formazione sono fondamentali per affrontare le criticità che ovviamente si presentano. La Provincia non deve essere a favore o contraria a lupi e orsi, ma deve gestire i grandi carnivori".

 

Anche il provvedimento, ancora vago, che istituisce le ronde diurne e notturne non può bastare. "Non possono tranquillizzare i cittadini. Inoltre la legittima difesa - continua l'ex assessore - pone un altro problema: la Provincia chiede di essere commissariata dal governo e pazienza per l'autonomia. E' un ragionamento semplicistico il mio, ma come il depistare l'opinione pubblica tra proclami di taser e polizia locale impiegata per stanare lupi e orsi. L'approccio deve essere serio e scientifico". 

A questo si aggiungono anche le norme europee e nazionali in materia, come la direttiva Habitat che permette l'eventuale controllo della popolazione del lupo, senza dimenticare che è l'Ispra il massimo organo con cui interfacciarsi su questi temi. Ma ulteriori soluzioni ci sono, come testimoniano gli esempi di Piemonte e Toscana, dove il problema si presenta in numeri dieci volte superiori. "I cani da guardiania e recinti sono elementi importanti - conclude Dallapiccola - ma la differenza viene fatta dalla formazione e dall'informazione sulle abitudini biologico-etologiche del lupo".

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