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“Buoni servizio anche per i genitori in telelavoro, sbagliato escludere a priori alcune famiglie”, la Commissione pari opportunità lancia un appello alla Giunta

Aiuti alle famiglie in difficoltà, la Commissione pari opportunità: “Le misure di sostegno non devono discriminare nessuno, anche le famiglie in cui i genitori sono occupati dal telelavoro dovrebbero poter accedere ai buoni servizio”

Di Tiziano Grottolo - 18 maggio 2020 - 17:28

TRENTO. “Le misure di sostegno non devono discriminare nessuno”, così la Commissione pari opportunità interviene sulla questione dei buoni servizio per le famiglie che sono stati recentemente modificati dalla giunta Fugatti, al fine di agevolare il rientro al lavoro delle madri durante la Fase 2. Si tratta di 4,5 milioni di euro che andranno ad implementare lo strumento dei buoni di servizio, ma che basteranno per circa 900 famiglie, con la scelta che è ricaduta su quelle con entrambi i genitori lavorano (QUI articolo).

 

“Riteniamo opportuno – afferma la Commissione pari opportunità – rilevare la necessità che tali misure di sostegno pubbliche non si rivolgano ad una platea ristretta di destinatari, ma che si rivolgano in modo paritario a tutte le famiglie che ne hanno bisogno”. La questione è piuttosto semplice: dal bonus provinciale sono state escluse tutte quelle famiglie dove i genitori sono sì a casa, ma allo stesso tempo sono impegnati con il telelavoro.

 

Non è per nulla facile coniugare telelavoro con i figli, soprattutto quando sono molto piccoli di qui la richiesta della Commissione per estendere anche a queste famiglie il benefit: “È opportuno che non vengano escluse a priori categorie di lavoratori e lavoratrici e nemmeno che vengano escluse le persone che lavorano in modalità di telelavoro o lavoro smart”.

 

Come ribadisce la Commissione “quando entrambi i genitori lavorano, anche se da casa, non viene meno la necessità di un aiuto. Il telelavoro – prosegue la nota – è lavoro a tutti gli effetti e in questi mesi chi lo ha sperimentato sa benissimo l'enorme difficoltà di conciliare attività lavorativa e cura dei figli e delle figlie più piccole, condividendo lo stesso spazio senza l'aiuto di altre persone. In questo momento di difficoltà è giusto aiutare in primis i genitori che lavorano fuori casa dando loro la priorità, ma senza escludere gli altri”.

 

Fra le proposte per aggirare il problema c’è quella di prevedere una graduatoria d’accesso, magari con un punteggio in base alle necessità. Allo stesso tempo però, è impossibile non constatare come la cosiddetta coperta sia molto corta e che, nell’orientamento della Giunta, abbiano prevalso gli aiuti alle imprese piuttosto che a famiglie e lavoratori.

 

“Sottolineiamo – insiste la Commissione pari opportunità – l'importanza che questi contributi, ora rivolti all'esclusivo servizio di baby sitting domiciliare, siano previsti anche per la partecipazione alle attività dei centri estivi che auspicabilmente si svolgeranno nei prossimi mesi nelle modalità stabilite per realizzare le attività in sicurezza”, anche quest’ultimo un modo per alleggerire i genitori in un momento già di per sé complicato.

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