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Coronavirus, cannoni in azione ma l'apertura è sempre più lontana: ''Si punta a fine gennaio''. E Failoni (al solito) si limita ad attaccare il Governo

Nel verbale del 24 dicembre, il Comitato tecnico scientifico ha segnalato alcune carenze alle quali si rende necessario dare una risposta prima del via libera agli sciatori amatoriali. Un'altra partita importante è quella sui ristori. Valeria Ghezzi (presidente Anef): "Già bruciati 600 milioni di euro, senza considerare l'indotto. Si continua a lavorare in attesa del nostro turno". Intanto l'assessore Failoni attacca il governo

Di Luca Andreazza - 27 December 2020 - 19:19

TRENTO. "Le precisazioni del Cts non stravolgono il contenuto delle linee guida. Ufficialmente però non siamo a conoscenza dei contenuti, nessuno ci ha ancora trasmesso nulla ". Così Valeria Ghezzi, presidente di Anef-associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie seggiovie San Martino di Castrozza. "Le correzioni che sembrano essere state richieste sono nell'ambito della logica degli ultimi provvedimenti, successivi a quanto predisposto. L'impegno è quello di intervenire rapidamente per un'approvazione". 

 

Nel verbale del 24 dicembre, il Comitato tecnico scientifico ha, infatti, segnalato alcune carenze alle quali si rende necessario dare una risposta prima del via libera agli sciatori amatoriali (Qui articolo). "Si lavora per implementare il documento. Naturale dover seguire le regole per le zone rosse, arancioni e gialle. I flussi erano gestiti per quanto riguarda i giornalieri - evidenzia Ghezzi - bisogna estendere questa ipotesi anche agli skipass settimanali e stagionali: ci si adegua, come per tutte le richieste. E' chiaro che si rende comunque necessaria una declinazione territorio per territorio, le aree sono molto diverse".

 

Se la possibilità di aprire la stagione dello sci dopo l'Epifania sembrava perdere quota di ora in ora per una curva del contagio ancora piuttosto alta, anche in Trentino, e la pressione sugli ospedali costante, ora diventa davvero complicato pensare all'apertura degli impianti superate le festività di Natale e Capodanno (Qui articolo). Nonostante le incertezze e il peso che comunque grava sulla stagione, gli impiantisti sembrano dimostrarsi più seri nelle prospettive di un settore, rispetto alla politica che si affida più agli slogan che alla sostanza per attaccare il governo.

 

"La riapertura è vincolata alla nuova analisi epidemiologica - prosegue la numero uno degli impiantisti - ma in generale pensare di aprire il 7 gennaio sarebbe comunque molto difficile. Se si mette in dubbio la ripartenza della scuola, complicato voler avviare le piste da sci. Ora attendiamo che si riuniscano Stato e Regioni per adeguare i protocolli. Si lavora per iniziare la stagione il prossimo 25 gennaio, compatibilmente con le situazioni del contagio. Quello è un po' il limite massimo, un buon compromesso. Oltre questa data, diventa difficile pianificare la riapertura degli impianti".

 

Intanto si cerca di avviare un dialogo sulla partita ristori. "E' andato perso un periodo particolarmente strategico per la stagione, quello di Natale e Capodanno. Se ci uniamo anche praticamente tutto gennaio, una prima stima è quella di aver perso il 50% del fatturato a livello italiano tra arco alpino e gli Appennini. Già 600 milioni sono andati bruciati per le società impianti - aggiunge Ghezzi - senza considerare poi tutto l'indotto: il valore è dieci volte tanto".

 

E questo blocco accorcia ulteriormente la coperta. "E' quasi impossibile prevedere investimenti per il prossimo anno - dice la presidente di Anef - come i movimenti terra, quindi anche le imprese artigiane perdono lavoro per esempio. Stesso discorso si può fare per le aziende dell'indotto. Il tempo stringe e la deadline è quella di fine gennaio. La situazione è già difficile, ma dopo quel periodo diventa una tragedia per il tessuto socio-economico. Ci sono in pericolo posti di lavoro e la possibilità che alcuni lascino la valle per trovare un'altra occupazione: una perdita per le comunità di montagna".

 

Dopo le abbonanti nevicate di inizio dicembre, si attende un'altra perturbazione in queste ore. Ma in questo periodo il sistema di innevamento programmato è entrato in funzione in numerose località per continuare la preparazione e il mantenimento delle piste da sci. In Alto Adige le funivie Saslong hanno già deciso di alzare bandiera bianca (Qui articolo), mentre in Trentino il fronte sembra compatto per cercare di avviare la stagione, nonostante le incertezze. Ci sono sul piatto per ora i 5 milioni della Pat per la neve tecnica. 

 

"Nessuno rinuncia a priori, cerchiamo di tenere duro. Prevale ancora la volontà di aprire per il senso di responsabilità. Decidere di chiudere, significa non far lavorare sicuramente tutto l'indotto: maestri e scuole di sci, hotel e noleggi, bar e ristoranti. Teniamo la macchina in moto in attesa che arrivi il nostro turno", conclude Ghezzi.

 

"Dopo più di un mese dall’approvazione delle linee guida per l’apertura degli impianti sciistici in Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome prendiamo atto della pubblicazione delle osservazioni del Comitato tecnico scientifico tra le quali si richiede una differenziazione delle regole della capienza tra zone gialle e arancioni. Ora, grazie a questi suggerimenti di modifica, si potrà arrivare all’approvazione definitiva del documento. Siamo già al lavoro, auspicando almeno questa volta in un velocissimo responso da parte del Cts. A quel punto si saprà come si potrà aprire, ma chiaramente non è sufficiente, serve anche una data di apertura".

 

L'assessore Failoni attacca il governo. "La situazione diventa sempre più grottesca e l’incertezza regna sovrana. Più tempo passa, più la data di apertura del 7 gennaio scritta nel Dpcm si trasforma in una colossale presa in giro. La montagna ha bisogno di tempi lunghi per potersi organizzare, non si può pensare di continuare a illudere imprese e lavoratori quando lo stesso Cts e vari esponenti politici hanno già ribadito più volte la volontà di non aprire gli impianti il 7 gennaio. Per questo motivo chiediamo con forza al governo Conte una data di apertura certa".

 

Il tema è anche quello dei ristori. "Tuttavia, a malincuore, bisogna riscontrare come dal governo manchi assolutamente ogni interesse verso la montagna e questo vale persino da chi ne ha la competenza. Il ministro al turismo Dario Franceschini dia un segnale di attenzione nei confronti della montagna e del turismo invernale. L’economia di molte valli è in ginocchio. Dal 6 dicembre al 10 gennaio il turismo invernale e il suo indotto registrano numeri straordinari, come si può solo pensare di ignorare un settore trainante dell’economia delle Alpi? Allo Stato - dice Failoni - abbiamo chiesto dei ristori per tutte le imprese colpite dalle limitazioni che siano adeguati e calcolati in percentuale sul fatturato dello stesso periodo dell’anno scorso (non di certo ancora su aprile), ma anche qui nessuna risposta. In questo momento drammatico e di assoluta incertezza il mondo della montagna, con i suoi lavoratori e le sue imprese, chiede attenzione e certezze".

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