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Coronavirus, in Italia oltre 600mila non hanno accesso né alle cure né al lavoro: “Serve una sanatoria”

Diverse associazioni, fra cui alcune trentine, si sono riunite per chiedere di mettere in regola le persone che sono sprovviste di documenti: “La crisi economica dettata dal coronavirus farà perdere i permessi a persone già inserite nel tessuto sociale”

Di Tiziano Grottolo - 15 aprile 2020 - 16:02

TRENTO. Il lockdown provocato dal coronavirus sta creando una miriade di problemi tanto in campo economico quanto in quello socio-politico, in particolare riaffiorano con maggior urgenza problemi che l’Italia si trascina dietro da moltissimo tempo. È il caso delle oltre 600mila persone, sprovviste di permesso di soggiorno, che attualmente sono presenti in Italia.

 

Con il blocco degli spostamenti, fra le altre cose, è diventato praticamente impossibile rinnovare i permessi di soggiorno tanto che il Governo è intervenuto stabilendo delle proroghe fino al 15 giugno 2020, dando la possibilità ai titolari di un permesso di soggiorno di poter effettuare la domanda di rinnovo dopo tale data. Un modo come un altro per posticipare una decisione che presto o tardi andrà presa. C’è però un problema: nel frattempo per via delle conseguenze dell’emergenza le persone potrebbero perdere i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno.

 

Proprio per sollevare questa questione sia di fronte all’opinione pubblica che per sollecitare le autorità a trovare una soluzione diverse associazioni si sono riunite per lanciare la campagna “Siamo qui-Sanatoria subito” dove sostanzialmente si chiede un provvedimento di sanatoria generalizzato per tutti i cittadini stranieri sprovvisti di titolo di soggiorno che veda come unico requisito la presenza attuale in Italia e contestualmente una sanatoria delle procedure in corso.

 

“Anche realtà e associazioni trentine hanno aderito alla piattaforma”, conferma Stefano Bleggi di Melting Pot Europa. Fra queste si citano Gioco degli specchi, Assemblea Antirazzista di Trento, la scuola di italiano Libera la parola del Centro Sociale Bruno. “Avere un numero chiaro dei migranti irregolari presenti in Trentino non è semplice – prosegue Bleggi – quel che è certo però è che ci sono, come hanno evidenziato alcuni casi di sfruttamento in agricoltura, ma la condizione di estrema precarietà di vita li porta ad essere invisibili”.

 

Affrontando questo problema bisogna tener conto che la condizione di irregolarità non consente di avere accesso al medico di base, o non permette di usufruire delle prestazioni sociali previste nel decreto Cura Italia. Inoltre – sottolinea Bleggi – la crisi economica provocherà degli effetti negativi sulla possibilità di mantenere i requisiti per rinnovare il permesso o per poterlo convertire e quindi il numero di sans papiers è inevitabilmente destinato a crescere di centinaia se non migliaia di persone già presenti da tempo in Trentino, inseriti appieno nel tessuto sociale”.

 

Il rischio concreto è quello di trovarsi con un numero estremamente elevato di persone indigenti, in una condizione di illegalità che le trasformi in facili prede della criminalità organizzata: “Quotidianamente veniamo contattati da chi si trova nella duplice emergenza sanitaria ed economica – raccontano le associazioni – ci dicono di non avere i documenti, di aver perso il lavoro, di non avere cibo e soldi per fare la spesa, ci chiedono come possono fare per regolarizzarsi, per sopravvivere in questa situazione di lockdown”.

 

Le associazioni però mettono in guardia dalle “soluzioni usa e getta”, infatti in Italia e in Trentino per colpa del lockdown si calcola che le imprese agricole saranno messe in crisi dall’assenza di manodopera, composta al 75% da braccianti stranieri e che in Trentino si traduce in un ammanco di circa 12mila stagionali. Da più parti è stato ipotizzato di coprire le assenze con i migranti già presenti sul territorio, un’ipotesi che non vede contrarie le associazioni che si battono per i diritti civili ma solo se saranno rispettate determinate condizioni.

 

“Siamo fermamente contrari a qualsiasi ipotesi di regolarizzazione che non sia incardinata nella richiesta netta di una sanatoria generalizzata e incondizionata” fanno sapere le associazioni che puntano il dito contro il possibile rilascio di un permesso di soggiorno per calamità naturale. “Questa tipologia di permesso – spiegano – servirebbe soltanto per sopperire alla richiesta di manodopera agricola senza però offrire la benché minima tutela ai migranti che dopo appena 6 mesi si troverebbero nella stessa situazione di prima, senza nemmeno possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per lavoro”. Dunque le associazioni chiedono una sanatoria generalizzata di modo che i migranti possano comunque essere impiegati legalmente nei campi e al contempo avere accesso allo stato sociale almeno fino alla durata del nuovo permesso che ha una durata maggiore e offre migliori prospettive per il futuro di queste persone. Fra i paesi che stanno percorrendo questa via c’è il Portogallo che recentemente ha deciso di concedere il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati che ne hanno già fatto richiesta: “Un modo – hanno spiegato le autorità di Lisbona – per permettere a tutti di avere accesso alla sanità e ai servizi pubblici”.

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