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Coronavirus, mancano i braccianti? “Mandiamo gli studenti che fanno la maturità”, ecco la proposta della candidata sindaca Zanetti

L’originale soluzione di “Si può fare” (movimento in corsa per le comunali a Trento) per risolvere la carenza di manodopera: “Quest’estate sarebbe davvero bello vedere i nostri ragazzi piegati, non più sui libri, i tablet, i cellulari, ma nei campi”

Di Tiziano Grottolo - 25 aprile 2020 - 13:30

TRENTO. Sicuramente la carenza di manodopera nei campi rappresenta un problema nazionale, infatti a causa delle restrizioni in vigore per l’emergenza coronavirus è stato calcolato che in vista della prossima stagione mancheranno tra i 270 e i 350 braccianti. Per quanto riguarda il Trentino parliamo di circa 12mila lavoratori. Il tema è stato ampiamente dibattuto articoli QUI e QUI).tanto che il governo ha pensato a una sanatoria per regolarizzare i gli stranieri irregolari presenti sul territorio italiano.

 

Sul tema è intervenuto anche “Si può fare” il movimento politico nato per sostenere la candidatura di Silvia Zanetti alla carica di sindaca della città di Trento: “In questi giorni milioni di italiani si sono improvvisati forzatamente agricoltori, nei loro giardini, sui loro terrazzi, ma dopo i “contadini per hobby” servono ora lavoratori stagionali per raccogliere frutta e verdura”, hanno osservato la stessa Zanetti, e alcuni dei leader della lista come Francesco Agnoli, Silvano Grisenti e Paolo Primon.

 

Il movimento politico ha deciso di presentare una soluzione originale al problema, partendo da quelle che vengono definite “antiche abitudini”, ovvero quando “nella nostra terra, i giovani, in estate, guadagnavano qualche soldo negli alberghi, nelle malghe, nella raccolta delle mele o dell’uva”. Secondo “Si può fare” è arrivato il momento di tornare a queste “antiche” abitudini: “Sarebbe bello se ai nostri ragazzi che sostengono quest’anno l’esame di Stato, potessimo proporre un ulteriore gesto di maturità – spiegano – chiedendo loro di dare corpo, con le loro braccia, il loro tempo, la loro fatica, alla rinascita di una terra che ha nel patrimonio agroalimentare uno dei suoi punti di forza”.

 

Insomma una sorta di “battaglia del grano” di ventenniana memoria, ma rimasticata in salsa trentina, Zanetti, Agnoli, Grisenti e Primon si immaginano schiere di giovani chini sotto al sole: “Sarebbe davvero bello – ribadiscono – vedere i nostri ragazzi piegati, non più sui libri, i tablet, i cellulari, ma nei campi. Per un guadagno – spiegano – personale, ma soprattutto per un motivo nobilmente politico, ovvero rispondere con generosità ad un bisogno della propria terra, della propria gente”.

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