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Coronavirus, Passerini: ''Gli stagionali romeni rimasti senza lavoro per la chiusura degli alberghi sono bloccati qui, alcuni senza una casa''

L'ex presidente del Cnca lancia l'allarme sui lavoratori stagionali che all'improvviso sono rimasti ''sulla strada'' e non possono fare rientro nei loro paesi per i blocchi dei viaggi: ''L’ambasciata romena è in contatto con la Provincia perché si possa trovare una struttura anche provvisoria di accoglienza"

Di Luca Pianesi - 18 marzo 2020 - 05:01

TRENTO. ''Ci sono 300 romeni in regione che sono rimasti senza lavoro per la chiusura anticipata degli alberghi causa l’epidemia e che sono stati allontanati dalle strutture dove lavoravano e abbandonati al loro destino. Per il Trentino la maggior parte di loro si trova in Val di Fassa e in Val di Fiemme. Non possono tornare in patria perché tutte le frontiere sono chiuse. Alcuni sono senza soldi. C'è davvero da augurarsi che l’ente pubblico dia una pronta risposta di accoglienza''. Queste le parole dell'ex presidente regionale del Cnca (Coordionamento nazionale comunità di accoglienza) Vincenzo Passerini con le quali pone l'attenzione su una categoria di persone rimaste in un cono d'ombra: i lavoratori stagionali che si sono ritrovati all'improvviso senza un lavoro, senza la possibilità di tornare a casa (perché i confini sono bloccati) e in molti casi anche senza un luogo dove stare. 

 

''Restate a casa, è l’unico modo per arginare il virus ripetono e ripetiamo anche noi - spiega Passerini -. Ma ci sono persone senza casa. E per loro la situazione è più drammatica che mai. Gli ultimi degli ultimi. Tanti di loro sono stati buttati in strada dal famigerato “decreto sicurezza”: privati della protezione umanitaria e abbandonati al loro destino. Una parte di loro è stata accolta dalla solidarietà della società civile che ha risposto con umanità alla barbarie della politica. E ora ci sono anche persone buttate in strada dopo che sono state “usate” per il lavoro stagionale negli alberghi. La pubblica denuncia di questa nuova situazione disumana è venuta da Dan Ion, presidente dell’associazione italo romena ed è stata raccolta dal “Trentino”. Sono 300 i romeni in regione, ha detto Dan Ion, che sono rimasti senza lavoro per la chiusura anticipata degli alberghi. L’ambasciata romena, ha detto Ion, è in contatto con la Provincia perché si possa trovare una struttura anche provvisoria di accoglienza''.

 

''C’è davvero da augurarsi che l’ente pubblico dia una pronta risposta di accoglienza - prosegue Passerini -. Resta lo squallore di chi si è servito di queste persone straniere e poi le ha abbandonate al loro destino. La disumanità ne ha fatta di strada nella nostra comunità in questi anni. I lavoratori stagionali stranieri sono da anni la colonna portante di tanti nostri settori economici e sociali. Senza di loro l’Italia chiude. Però l’Italia ha dato un mare di voti al partito che odia gli stranieri e li addita come la peste. Un mare di ipocrisia e inciviltà. Poco più di due settimane fa, mentre si stava aggravando la situazione per il coronavirus, Gianluca Barbacovi, presidenti della Coldiretti del Trentino, lanciava l’allarme per le tante disdette di lavoratori stagionali stranieri in un'intervista di Giuseppe Fini, su il Dolomiti (era il 29 febbraio scorso) e spiegava che la raccolta dei piccoli frutti è a rischio. E siamo solo all’inizio''.

 

Passerini prosegue spiegando che un quarto del made in Italy agricolo dipende dai 370 mila lavoratori regolari stranieri. ''Comprate prodotti trentini e italiani, si insiste oggi. Forse - completa l'ex presidente del Cnca - è il caso di ricordare che frutta e verdura trentina e italiana dipendono in gran parte dal lavoro degli stranieri. Quando gli stranieri ci mancano siamo disperati perché senza di loro non sta in piedi la nostra economia ma anche tanti nostri servizi: basti pensare alle badanti. Quando ci sono li usiamo e poi li gettiamo, come un oggetto qualsiasi. E poi tutti ad applaudire e a votare quelli che seminano odio contro gli stranieri. Servirà - conclude Passerini - questa drammatica crisi ad aprirci gli occhi se non il cuore?''.

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