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Coronavirus, Rossi: ''Non abbiamo ancora una bozza del ddl perché devono terminare le valutazioni, finiscono i compiti il giorno prima dell'approvazione e mancano risposte''

Un ddl targato Failoni-Spinelli che lascia perplesse le minoranze, così come le parti sociali. L'ex governatore: "E' evidente che serve coraggio, decisione e competenze per sostenere subito famiglie e imprese. E' necessario definire e attuare un piano pluriennale di rilancio. Bisogna fare presto e saper guardare lontano. Nonostante la nostra disponibilità e le rassicurazioni, non veniamo coinvolti"

Di Luca Andreazza - 23 April 2020 - 23:44

TRENTO. "E' stato un incontro deludente in quanto mancano ancora tante risposte e si ripropone il piano portato avanti per la tempesta Vaia. La bozza del disegno di legge arriverà nelle prossime ore perché devono ancora terminare i conti, finiscono i compiti il giorno prima dell'approvazione". Così l'ex governatore Ugo Rossi commenta il ddl delineato in consiglio provinciale dal presidente Maurizio Fugatti e dall'assessore Achille Spinelli.

 

"E' evidente che serve coraggio - aggiunge Rossi - decisione e competenze per sostenere subito famiglie e imprese. E' necessario definire e attuare un piano pluriennale di rilancio. Bisogna fare presto e saper guardare lontano". Una manovra che lascia però perplesse le minoranze così come le parti sociali. Un susseguirsi di prese di distanza dal ddl targato Fugatti-Spinelli per rialzare il Trentino dalla crisi economica che attanaglia il sistema a causa dell'emergenza coronavirus.

 

Una bocciatura totale da parte delle opposizioni (QUI ARTICOLO), che da settimane si sono messe a disposizione della maggioranza per costruire, insieme, qualcosa che permetta al territorio di riprendersi il prima possibile, ma che non vengono prese in considerazione, tanto da chiedere i dati di bilancio per poter presentare ulteriori e più incisive misure, e da parte dei sindacati (QUI ARTICOLO).

 

"Gli strumenti dell'Autonomia vanno usati fino in fondo - prosegue l'ex presidente - va bene raccordarsi con Roma ma la Provincia è chiamata a una sfida importante e quindi deve assumersi responsabilità che un approccio ordinario non può risolvere. L'ultimo ddl è stato approvato con urgenza e ci è stato detto che quello di aprile sarebbe stato più condiviso e incisivo, però ci ritroviamo nella stessa situazione".

 

Sono in particolare 3 le domande poste dal consigliere provinciale in quota Patt al presidente: quale è l'iter per chiedere la modifica della norma limita il ricorso al debito? Si aspetta Roma, se ci sarà una apertura in questo senso, si agisce nel prossimo assestamento di bilancio. Appuntamento che viene anticipato tra maggio e giugno rispetto a luglio, ma intanto potrebbe significare un altro mese di grandi incertezze per famiglie e aziende.

 

C'è stata poi la richiesta di quantificare il debito. E' dall'indomani della tempesta Vaia che il Patt spinge per questa strada. Un modo per agevolare e incentivare gli investimenti. "Questo disegno di legge - ha spiegato Fugatti - vuole intervenire con risorse che oscillano tra i 120 e i 170 milioni di euro, risorse che provengono dal bilancio in corso e che vengono spostate da altri capitoli. Alcuni rifinanziabili in un medio periodo, altre in un breve periodo e altre trasformate a debito perché nella mole di risorse ci sono anche quelle delle opere pubbliche già previste e tecnicamente trasformate a debito e messe a disposizione di questo bilancio, per un ammontare che va dai 50 ai 70 milioni".

 

La valutazione previsionale delle mancate entrate sul bilancio provinciale si aggira ad oggi sui 350-400 milioni di euro. Tanto si gioca sul semaforo verde del governo per sospendere i patto di stabilità e quello di garanzia da 430 milioni, ma intanto le risorse servono praticamente subito. "Le attuali norme - continua Rossi - consentono di trovare altri 100 milioni a debito e stanziare così 150-170 milioni, una cifra sostenibile, poi se si sbloccano quelle dalla Capitale tanto meglio e c'è più margine di manovra. E' da tempo che chiediamo di intervenire in questo senso e avrebbe potuto adoperarsi quando c'era un governo amico e Matteo Salvini come vice premier per modificare alcune disposizioni statali".

 

Un parallelo va con Bolzano. E' stato chiesto se intendono mettere già in circolo 300 milioni e anticipare l'eventuale 'sconto' che farà lo Stato come già fatto in Alto Adige. "Ma anche in questo caso - prosegue il consigliere provinciale - aspettano risposte da Roma. Poco anche per le imprese, si interviene per gli affitti e la compensazione fiscale ma queste decisioni si potevano prendere anche 15 giorni fa. Si viaggi nel solco nelle disposizioni nazionale e non per scelta della Provincia (QUI ARTICOLO)".

 

Si prevedono contributi a fondo perduto in favore delle micro-imprese legati alla perdita di fatturato o per cessazione dell’attività conseguenti all’emergenza. Un contributo che può essere maggiorato in conseguenza di canoni di locazione subiti o sopportati fino a 1.000 euro per tre mensilità. E’ previsto il ristoro del canone di locazione per il locatore con l’abbattimento del credito d’imposta sui canoni rinunciati.

 

"Si interviene sulle aziende che hanno anche 9 dipendenti e va bene - conclude Rossi - ma Bolzano stanzia il doppio delle risorse: 7 mila euro in Alto Adige e 3 mila euro in Trentino. Purtroppo non c'è compartecipazione, noi cerchiamo di fare la nostra parte ma siamo veramente a ridosso delle scadenze e quindi il margine è ridotto. Un'altra occasione buttata per un ddl di vero rilancio economico". Nel ddl si delinea inoltre la norma che consente a imprese strutturate di acquisire aziende più piccole e in difficoltà per Covid-19 (QUI ARTICOLO).

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