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E' Carlo Delladio il nuovo presidente di Trentino Digitale. Cgil, Cisl e Uil: ''Bene ma ora piano industriale serio e realizzabile''

I sindacati chiedono di rilanciare la società: "Anche a causa delle scelte sbagliate di questa Giunta provinciale l’operatività della spa è rimasta congelata per troppo tempo"

Di L.A. - 29 settembre 2020 - 19:11

TRENTO. "La nomina di Carlo Delladio alla guida di Trentino Digitale è una buona notizia. Ci auguriamo, adesso, che dopo mesi di incertezze e di stasi la società venga rilanciata”. Così Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil), che aggiungono: "Anche a causa delle scelte sbagliate di questa Giunta provinciale l’operatività della spa è rimasta congelata per troppo tempo".

 

La società, nata dalla fusione di Informatica trentina e Trentino network, rappresenta oggi una società di sistema alla quale sono delegati i servizi informatici e i processi di digitalizzazione avviati per la Provincia e i Comuni del territorio, senza dimenticare quelli per i cittadini e le imprese. Ma Trentino Digitale è reduce dalle dimissioni del suo presidente Roberto Soj, uomo di fiducia dell'assessore Achille Spinelli, a causa di una condanna a 3 anni e 8 mesi (Qui articolo).

 

Ma sono diverse le criticità che interessano la società (Qui articolo), che nei giorni scorsi è scesa in piazza per chiedere maggiori attenzioni (Qui articolo). "Sono apprezzabili - aggiungono Cgil, Cisl e Uil - le intenzioni del nuovo vertice per rafforzare la Spa. Sul piano dell’innovazione, dei collegamenti veloci e delle reti immateriali si gioca una partita importante per il nostro territorio, per ammodernare la pubblica amministrazione ma anche il tessuto economico locale".

 

Ora la richiesta è quella di una linea chiara. "Auspichiamo che venga definito nel più breve tempo possibile un piano industriale serio e realmente percorribile.Ci auguriamo che il nuovo presidente apra fin da subito un confronto costruttivo con i rappresentanti dei lavoratori che hanno dovuto subire le conseguenze di un periodo di scarsa chiarezza organizzativa e strategica", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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