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Finanziamenti all'Apt, dirigente comunale nei guai: la Corte dei conti presenta un conto da oltre mezzo milione

La Corte dei Conti ha citato a giudizio la dirigente comunale. Sui finanziamenti assegnati dal Comune di Trento all'Azienda per il turismo Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi ci sarebbe poca chiarezza 

Di Luca Andreazza - 18 febbraio 2020 - 07:55

TRENTO. La dirigente del Comune di Trento è stata citata per un danno erariale da 560 mila euro dalla Corte dei conti. La partita riguarda i finanziamenti dall'amministrazione comunale all'Azienda per il turismo Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi.

 

Le indagini sono partite a metà ottobre scorso (Qui articolo), quando la procura ha contestato una carenza di documentazione contabile e la destinazione delle spese. In pratica non verrebbero distinte le risorse utilizzate per attività istituzionali, e che sono ammesse, da quelle commerciali per le quali la legge non permette di utilizzare fondi di derivazione pubblica.

 

Nel mirino del pm i contributi erogati dall'amministrazione dal 2015 per un danno erariale da 560 mila euro in cinque anni. Importi importanti ma a fronte di un bilancio da oltre 3 milioni all'anno. L'Azienda per il turismo è un ente formalmente privato, gli enti pubblici detengono circa il 17% delle quote, il Comune di Trento incide per il 7%. Ma per funzionare l'Apt necessita di risorse pubbliche per 50% del totale. Un milione e mezzo proviene da piazza Dante, ma in quella sede non sarebbero emersi problemi in quanto le procedure di controllo sarebbero più stringenti e dettagliate. 

 

Duro l'attacco di Dario Maestranzi. "Non sono sorpreso - dice il consigliere comunale nel gruppo misto - in quanto l'irregolarità era piuttosto macroscopica. Ora il sindaco e l’assessore devono rispondere per aver coperto una gestione dei fondi pubblici comunali misteriosa e negligente: o sono incompetenti o sono conniventi di un sistema che avevo denunciato un paio di anni fa". 

 

Sarebbe forse bastato poco per evitare questa situazione. Rispondere nel merito alla relazione di Dario Maestranzi (delegato al Bondone e già consigliere d'amministrazione in Apt - Qui articolo) oppure votare per il via libera all'ordine del giorno di Elisabetta Bozzarelli e Vanni Scalfi, appoggiato anche dall'esponente all'epoca in quota Patt e poi bocciato in volata nel consiglio comunale monotematico (Qui articolo). Evidente che qualche consigliere chiedesse maggiori chiarimenti oppure che scattasse qualche approfondimento degli enti preposti.

 

"Normale votassero contro la richiesta di trasparenza - aggiunge Maestranzi - c'era qualcosa da nascondere. Ora mi chiedo se i 3 milioni gestiti dall'Apt vengono utilizzati in modo corretto, nessuno può saperlo: nel mio incarico da amministratore non ho mai ottenuto risposte, solo una diffida da parte dell'avvocato dell'Azienda per il turismo e un richiamo dal segretario del Patt, Simone Marchiori, perché mettevo in cattiva luce l'assessore Roberto Stanchina".

 

Azienda, comunque bene ricordarlo, che non hai mai chiuso con un "buco" di bilancio e gli organi di controllo non mancano. Sembra anche emergere che fosse una prassi consolidata, quella di fornire una documentazione in quel modo, ma la Corte dei conti potrebbe spingersi indietro per un massimo di 5 anni, poi cade in prescrizione.

 

Una querelle che ha il sapore di una resa dei conti, forse anche interna al Consiglio d'amministrazione dell'Apt. Non hanno probabilmente giocato a favore anche le uscite dell'ente di promozione turistica stessa a ribadire che la realtà è sana e in salute e che le andrebbe solo detto "grazie". Posizione legittima, i risultati delle ente di promozione turistica sono evidenti, ma sarebbe bastato consegnare la documentazione richiesta invece di arroccarsi. Così nell'imbarazzo ci sono un po' tutti

 

Ad intervenire è anche l'esponente di Onda Civica, Andrea Maschio. "Avevamo già avuto modo di sottolineare in commissione come fosse imbarazzante il metodo dello scaricabarile sulle eventuali responsabilità. Avevamo chiesto pubblicamente in aula di rendere conto di quanto denunciato da Maestranzi nella sua relazione. Niente, nessuna risposta o meglio le uniche riflessioni sono state che nulla era anomalo". Si è quindi deciso, spiega Maschio, di inviare tutto alla Corte dei Conti. "In modo che sia lei a stabilire eventuali situazioni che a noi risultavano non chiare. Abbiamo provato ad avere risposte ma non sono arrivate non abbiamo avuto altra scelta che quella di affidarci a chi della materia è competente. Oggi apprendiamo che si va a giudizio. Segno - conclude - evidente che eravamo giustificati a ritenere che c’erano cose poco chiare"

 

 

 

 

 

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