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Il Trentino a tutta task force. Dalla prima sul Covid del 28 gennaio a quella (in ritardo di un mese) per le Rsa e ora ne arriverà una per controllare le altre?

Per ogni settore, per ogni assessorato, per ogni ambito, per ogni tema da affrontare la giunta leghista ha creato, crea e probabilmente creerà una specifica ''task force'' sempre annunciata con squilli di trombe e della quale, il più delle volte, poi non si ha più notizia. Ora potrebbe arrivare la task force che vigila le task force

Di Luca Pianesi e Luca Andreazza - 28 maggio 2020 - 06:01

TRENTO. Il Trentino, già distintosi negativamente a livello nazionale per le politiche provinciali messe in campo per affrontare l'emergenza coronavirus (che hanno portato i trentini ad essere la popolazione con più contagi per residente d'Italia), sta facendo discutere anche per un'altra strategia di azione: quella delle task force. Per ogni settore, per ogni assessorato, per ogni ambito, per ogni tema da affrontare la giunta leghista ha creato, crea e probabilmente creerà una specifica ''task force'' sempre annunciata con squilli di trombe e della quale, il più delle volte, poi non si ha più notizia. E ieri la questione è arrivata anche sulla stampa nazionale con il Fatto Quotidiano che nell'approfondimento di Antonello Caporale spiegava come il Trentino abbia pronta l'arma finale ai tempi del coronavirusuna task force che vigila sulla task force. L'obiettivo? Aggiustare lentezze e procedure, uniformare i processi dei vari dipartimenti.

 

Ma andiamo con ordine: oggi sono incalcolabili quelle operative sul nostro territorio per non si sa quante persone coinvolte (sicuramente svariate decine). Tanto per ricordarne qualcuna partiamo da quella nata per fronteggiare il coronavirus e creata, udite-udite, il 28 gennaio quindi tre giorni prima che il Governo dichiarasse lo stato di emergenza (era il 31 gennaio e, si ricorderà, questa data aveva scatenato complottari e complottisti di tutta Italia paventando misteriose ipotesi del tipo che in realtà il Governo già sapesse tutto prima che l'epidemia si diffondesse). Segnana quel giorno spiegava che ''l'incontro di oggi serve proprio a confrontarci e a disporre un'informativa alla popolazione e agli operatori sanitari del territorio, per fornire via via informazioni corrette ed essere preparati per ogni necessità". Sedute al tavolo c'erano 15 persone (qui il comunicato Pat per approfondire).

 

E diciamo che, quantomeno, non ci si è fatti trovare proprio ''preparati per ogni necessità'' viste anche solo le enormi difficoltà della prima fase a proteggere con mascherine e dpi gli operatori sanitari e visto che i tamponi sono arrivati seriamente dopo oltre un mese di epidemia e già in fase calante. L'assessorato provinciale alla sanità, però, è riuscito a fare peggio con la task force per le Rsa. Il primo trentino contagiato è datato 3 marzo, come recitano le tabelle dell'Apss. Il 6 marzo Segnana ribadiva a Upipa e Spes che le linee guida provinciali avrebbero permesso di far accedere un parente per ogni ospite nelle case di riposo con ovvio rifiuto da parte delle strutture. Il 7 c'era il primo positivo in Rsa e marzo ha fatto segnare numeri drammatici nelle strutture del Trentino (con 140 morti nelle case di riposo sopra la media mensile degli altri anni e centinaia di contagi) ma il primo aprile ecco pronta una task force per aiutare le Rsa (con un mese di ritardo e almeno all'inizio con focus specifico per le strutture dell'Alto Garda, Ledro e Predazzo qui comunicato Pat). Persone coinvolte: 5 in questo caso.

 

Poi sono arrivate le task force per la ''ripartenza economica'' del Trentino: due team che coinvolgono 15 persone e che hanno tra le loro fila anche l'ex team principal della Ferrari Maurizio Arrivabene (qui i due gruppi al completo come da comunicato Pat). Team che da quel che risulta hanno partecipato poco o niente alla realizzazione del piano di rilancio dell'economia da 160 milioni di euro voluto dalla Giunta e le cui proposte sono rimaste in un cassetto. C'è poi quella che lavora sul turismo (con l'assessore Failoni che il 22 maggio sui suoi social si vantava ''dei 14 tavoli di lavoro che abbiamo appositamente creato'' e a fine aprile spiegava che sono congiunti con la sanità e i diversi comparti del turismo e del commercio, per affrontare la sfida della cosiddetta “Fase 2”) e chi più ne ha più ne metta.

 

Per il Fatto Quotidiano la prossima mossa sarebbe creare una sovrastruttura che controlli le altre. Un nuovo gruppo di lavoro pronto ad inserire al suo interno anche almeno una figura che arriva dall'Esercito. A fronte degli annunci e della battaglia per semplificare, i risultati non sembrano essere stati particolarmente confortanti. Anzi, questa epidemia ha forse reso la situazione più convulsa. E così per orientarsi nel ginepraio creato dai 17 decreti del premier Giuseppe Conte, le 32 ordinanze della Protezione civile e le 26 ordinanze del presidente Maurizio Fugatti per un totale di 236 fonti da seguire in poco più di 60 giorni.

 

Quello della burocrazia è un problema comune in Italia, acuito da Covid-19, ma che già la Provincia a trazione leghista aveva cercato di risolvere incaricando un'Unità di missione strategica di semplificazione. Risultati? Sembrano non essere pervenuti e allora ecco questa nuova ipotesi per risolvere il caos. Tante procedure contraddittorie siamo riusciti a costruirle direttamente in casa. Un'interrogazione del consigliere provinciale Filippo Degasperi aveva messo nel mirino le discrepanze tra ordinanza e protocolli di sicurezza sul servizio di take-away, vietato nel primo caso e consentito nel secondo provvedimento.

 

Non solo, nonostante Inail avesse abbandonato i tavoli per confezionare le regole, la Provincia aveva deciso di proseguire sulla propria strada e di licenziare i protocolli di sicurezza. Un passaggio che aveva portato ulteriori incertezze e caos tra imprenditori e operatori del settore, oltre alla necessità di armonizzare le regolamentazioni rispetto a quanto successivamente definito nel vertice tra Stato e Regioni, una trattativa portata avanti praticamente da Stefano Bonaccini (Emilia-Romagna) e Luca Zaia (Veneto).

 

Ora l'intenzione, lodevole, è quella di ridurre la burocrazia e implementare un gruppo di lavoro con esperti a livello locale e nazionale, oltre al militare. Il nuovo capitolo della battaglia alla semplificazione inizia con una sovrastruttura, restano da capire gli eventuali costi.

 

Un'altra struttura per magari scaricare un po' di responsabilità, una lotta per rendere i meccanismi meno farraginosi portata avanti da una Giunta che intende insediare Consigli di amministrazione ex novo come per Trentino Marketing e la Fondazione Mach. Non si crede all'uomo solo al comando, salvo nominare Vittorio Sgarbi presidente del Mart, senza però riuscire a arginare il suo temperamento. Ora arriva una task force contro ogni possibile abuso di qualunque altra task force. La politica delle task force è servita.

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