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Savoi insulta in aula Dallapiccola: “Pecora”. Minoranze all’attacco: “Mozione ipocrita e inutile, voto imposto infrangendo il regolamento”

Mentre si discute la mozione per combattere la violenza sui social il leghista Savoi interrompe un collega apostrofandolo come “pecora”. Dallapiccola: “Ha saltato la fase social passando direttamente alla violenza verbale dal vivo”. Ghezzi: “Nel testo riferimenti di stampo xenofobo, provvedimento inaccettabile”

Di Tiziano Grottolo - 06 febbraio 2020 - 05:01

TRENTO. È stato sicuramente un dibattito dove i toni si sono alzati e il “termometro politico” ha segnato un vertiginoso aumento delle temperature tanto che per arrivare alla votazione della mozione "per la prevenzione della violenza via social" il presidente del consiglio Walter Kaswalder è arrivato anche ad infrangere il regolamento del consiglio (scusandosi per l’errore in seconda battuta). Il testo è stato “scorporato” prima di essere messo ai voti, nel senso che premessa e dispositivo sono stati votati separatamente, approvati rispettivamente con 18 voti favorevoli 5 contrari, 1 astenuto e 7 consiglieri che non hanno partecipato, mentre il dispositivo ha ottenuto 24 voti favorevoli e 5 consiglieri non hanno partecipato al voto.

 

Probabilmente nessuno dei consiglieri sarebbe stato contrario sulla questione di fondo (continuare a sviluppare un'opera di sensibilizzazione rispetto ai pericoli connessi all’utilizzo dei social network), ma a far discutere, oltre ai metodi, sono stati alcuni riferimenti contenuti nella premessa, in particolare alcuni passaggi dal retrogusto razzista (QUI articolo). Se Sara Ferrari, del Partito Democratico, ha parlato di “provvedimento inutile” e di “una macedonia di cose inserite alla rinfusa” facendo notare come già esistano strumenti specifici per il contrasto al cyberbullismo. Paolo Ghezzi di Futura ha definito la mozione “tipica di questa maggioranza, cioè che dice di fare cose che già si fanno, senza specificare bene le finalità”.

 

Ma a far infuriare il consigliere di Futura sono stati i riferimenti “di stampo xenofobo” contenuti nel terzo paragrafo, aggettivando poi il provvedimento come “inquietante e inaccettabile”. Questa mozione – ha aggiunto – vorrebbe far passare un concetto scientificamente scorretto e politicamente inaccettabile come quello di una supposta cultura italiana che non è né omogenea né generalizzata, e che non mette certo al riparo da intollerabili casi di violenza, quasi sempre contro le donne”. Altrettanto inaccettabile per Ghezzi il comportamento della firmataria della mozione, Alessia Ambrosi: “Che ha accusato chi non ha votato il provvedimento di non aver a cuore la sorte delle vittime. Classico salto logico a cui i salvinisti ci hanno abituato per via della carenza di argomenti”, conclude il consigliere.

 

Dello stesso tenore l’intervento di Michele Dallapiccola, del Patt che ha annunciato la propria astensione, evidenziando l’ipocrisia di fondo delle persone che la propongono: “È davvero inaccettabile che sia la Lega a mettere in guardia contro i social, la stessa Lega che ha creato la propria immagine proprio sugli aspetti di debolezza del lato umano riferiti a questi strumenti”. Impossibile per il consigliere del Patt votare la mozione della Lega “lo stesso partito che utilizza un potente strumento per la manipolazione delle informazioni via social”.

 

Un inciso: la questione della violenza verbale sui social sta così a cuore che il consigliere Alessandro Savoi ha interrotto il collega Dallapiccola, mentre spiegava le sue ragioni, apostrofandolo (più volte) come “pecora”, dimostrando in questo modo di aver ben recepito la mozione che stava per approvare. “Savoi ha saltato la fase social passando direttamente alla violenza verbale dal vivo” il commento sarcastico dell’autonomista. Il capogruppo del Patt Ugo Rossi è intervenuto evidenziando come l’aula a volte diventi l’arena dei buoni propositi, un atteggiamento a suo avviso tipicamente “taliano”, che partendo da un fatto di cronaca fa fiorire le più svariate iniziative di buoni sentimenti. “Io voterò la mozione – ha aggiunto – anche se qui vedo poca azione concreta e tutti gli impegni in essa contenuti ci sono già”.

 

Perplessi anche gli altri consiglieri di minoranza, dai Dem a Filippo Degasperi, passando per Lucia Coppola (Futura) “perché siamo contro la violenza sulle donne indistintamente da chi la compie” e Alex Marini, del Movimento 5 Stelle, che ha condiviso i dubbi sulle premesse e sul dispositivo della mozione, sia per la discriminante razziale insita nel testo che per l’ipocrisia di chi la propone.

 

Al contrario l’assessore Mirko Bisesti ha ringraziato la consigliera Ambrosi per aver proposto questo documento e ha invitato a non fare polemica e a lasciare la propaganda fuori dall’aula: “Noi rivendichiamo la coerenza – ha sottolineato – abbiamo sospeso i corsi di genere, ma oggi confermiamo che sono stati finanziati 23 progetti per la promozione della cultura della parità tra uomo e donna”.

 

“Una mozione che è stata banalizzata, ma che ho presentato perché se è vero che numerose sono le iniziative in corso, ci sono ancora molte cose da fare su questo argomento”, ha fatto eco la leghista Ambrosi. Soddisfatta anche Mara Dalzocchio (Lega) ricordando come la mozione ponga l’accento sui pericoli dell’utilizzo scorretto dei social network, che detto da lei fa quasi sorridere considerando certe sue esternazioni (compreso il rilancio di alcune fake news) messe nero su bianco proprio su Facebook.

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