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Treno delle Dolomiti, la Provincia di Belluno: ''Attendiamo lo studio di fattibilità''. A Trento si ragiona sul ring fino a Feltre

Il governatore si è recato in visita all'interporto di Trento: previsto un investimento di 10 milioni di euro per l'opera che fa parte dello schema di accordo quadro. Fugatti: "Opere ferroviarie strategiche per il Trentino"

Di Luca Andreazza - 24 gennaio 2020 - 21:15

TRENTO. "Attendiamo lo studio di fattibilità che la Regione Veneto sta preparando sul treno delle Dolomiti", questo il pensiero di Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, che aggiunge: "E' l’unico strumento che ci consentirà di verificare se la ferrovia è un progetto realizzabile e soprattutto se il treno potrà essere il mezzo più utile a risolvere i problemi infrastrutturali del bellunese".

 

Il tema del treno delle Dolomiti è tornato prepotentemente d’attualità, dopo che l’Agordino ha avanzato l’ipotesi del quarto tracciato. "Alcuni sindaci - prosegue Padrin - hanno pensato a un nuovo tracciato e sono stati a colloquio con l’assessore regionale De Berti per presentarle il progetto, la quale l'ha accolto favorevolmente. Poi, quell’idea è stata presentata anche alla Provincia, con un documento prodotto dall’Unione Montana Agordina e la preghiera di inviarlo alla Regione per lo studio di fattibilità. Se la proposta arriva dal territorio, l'amministrazione ha il dovere di fare da collettore delle richieste dei primi cittadini".

 

Ci vorrà ancora qualche mese prima di poter analizzare gli studi, le elaborazioni tecniche sono state affidate all'ingegner Helmuth Moroder (autore della rinascita delle linee di Pusteria e Venosta, ha elaborato un tracciato di massima di 85 chilometri per la cremagliera Bolzano-Cortina), incaricato dalla Regione Veneto di eseguire tutti gli approfondimenti sull’idea del treno.

 

Una partita complessa, prima si è ragionato sul tracciato Calalzo di Cadore–Cortina lungo la valle del Boite lungo il vecchio percorso del Trenino delle Dolomiti utilizzato nelle Olimpiadi del 1956. Poi il piano B: invece che attraversare la valle del Boite, partenza da Calalzo, passaggio per Auronzo e per la Valle d’Ansiei, poi con un tunnel da Palus San Marco a Cortina per offrire ai viaggiatori la fermata delle Tre Cime.

 

Ecco poi la terza ipotesi richiesta dai sindaci del Cadore, passaggio per Auronzo, poi quasi subito in tunnel verso la trafficata e popolosa valle del Boite per poter fare una fermata almeno a servizio di San Vito di Cadore. Ora arriva la variante D, quella dell’Agordino.

 

"In questo momento non siamo favorevoli o contrari al progetto. Se l’obiettivo - dice Padrin - è un collegamento veloce tra Cortina e Venezia per le Olimpiadi, bisognerà scegliere il tracciato migliore per la rapidità. Se invece l'ipotesi è quella di un trenino turistico, serviranno considerazioni di altro tipo".

 

La priorità è quella di capire se il treno delle Dolomiti può risolvere i problemi infrastrutturali in provincia. "Si parla da anni di questa soluzione e vogliamo capire se è davvero così. La Provincia - aggiunge Padrin - è stata criticata per non aver scelto, ma per scegliere bisogna prima sapere cosa si va a scegliere e conoscere tutte le alternative; soprattutto bisogna avere in mano studi e ricerche su quale è il mezzo di trasporto più funzionale alle esigenze del nostro territorio e alle sfide future del bellunese. Se dagli studi della Regione emergerà che il treno non è il mezzo più funzionale, bisognerà concentrarsi su altri ragionamenti. Quello sarà il momento della scelta".

 

L'ipotesi di collegare in treno e circa due ore Venezia e Cortina, per poi seguire l'esempio del trenino della Bernina per raggiungere le Tofane a Pocol, il passo Falzarego e l'altopiano dello Sciliar per arrivare a Bolzano ha ripreso quota dopo il via libera alle Olimpiadi 2026. 

 

Un’idea che riparte anche per rinuncia alla riattivazione della storica ferrovia Calalzo-Cortina-Dobbiaco, chiusa nel 1964, perché tracciato e servizio erano quelli di una tramvia incompatibili con gli standard di sicurezza attuali. E oggi per gran parte del percorso i binari sono sostituiti da una ciclabile. Un progetto ripreso ma che si era arenato sui costi infrastrutturali per l’alimentazione elettrica della nuova tratta. 

 

C'è poi il successo del progetto ferroviario in Provincia di Bolzano: la riattivazione delle linee della Venosta (Bolzano-Merano-Malles) e della Pusteria (San Candido-Brunico-Bressanone) che ha cambiato la mobilità locale, apprezzata dalla popolazione e dai turisti. Ci sono però alcuni dubbi tra vincoli territoriali e paesaggistici, i cantieri all'ombra delle Dolomiti e il umore dei treni in transito, quindi il progetto richiederebbe un ampio dibattito e una convergenza importante per far partire i lavori e arrivare in tempo per l'appuntamento olimpico.

 

Qualcosa si muove anche in Trentino per il ring delle Dolomiti. Le opere infrastrutturali ferroviarie strategiche per il territorio trentino sono state oggetto di una lettera indirizzata ai vertici di Rete ferroviaria italiana e firmata dal presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti: "Si tratta di iniziative che vedono il forte interesse e il coinvolgimento di piazza Dante e di Rfi e che concorreranno a disegnare il futuro della mobilità ferroviaria e dell'intermodalità del Trentino".

 

Il confronto avuto a fine 2019 con Rfi aveva portato alla definizione dei principali progetti strategici e al Protocollo d'intesa sulla circonvallazione di Trento, che definisce impegni e tempi certi per la progettazione dell'opera. Il presidente Fugatti ha dunque ritenuto opportuno proporre la formalizzazione di un impegno reciproco tra la Provincia e la spa incentrato sulle infrastrutture strategiche per lo sviluppo del territorio trentino.

 

Oltre alla circonvallazione ferroviaria della città capoluogo, tra gli interventi figurano l'elettrificazione della ferrovia della Valsugana nel tratto Trento-Primolano, il collegamento ferroviario fino a Feltre come parte integrante del “ring” delle Dolomiti, il collegamento ferroviario Mori-Riva del Garda, la riqualificazione e la realizzazione di un polo di interscambio modale presso la stazione di Rovereto, la riattivazione della stazione di Calliano e la realizzazione di barriere antirumore e l'ampliamento e con il contestuale ammodernamento dell'interporto di Trento.

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