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Ricalcolo delle indennità, i consiglieri trentini in busta paga trovano oltre 16mila euro di arretrati

In questi giorni alcuni consiglieri trentini si sono trovati una busta paga da quasi 33mila euro (lordi), è l’effetto del ricalcolo delle indennità votato da Lega, Svp e Forza Italia. L’affondo di Degasperi: “Stiamo parlando di una legge pensata dal Centrosinistra e applicata e votata dal Centrodestra”. Marini: “Per Trento e Bolzano usato un tasso di rivalutazione superiore a quello nazionale”

Di Tiziano Grottolo e Filippo Schwachtje - 24 settembre 2021 - 12:02

TRENTO. Euro più euro meno ammonta a circa 500 euro mensili l’aumento dell’indennità dei consiglieri provinciali trentini (e altoatesini) approvato lo scorso luglio con i voti di Lega, Svp e Forza Italia. In questi giorni infatti i politici trentini eletti in Consiglio hanno ricevuto in busta paga la nuova indennità, ricalcolata su base Istat, ma anche gli arretrati dal 2013. In sostanza, alla già sostanziosa base di circa 9.800 euro lordi (5.083 netti ai quali si aggiungevano 700 euro di rimborsi spese per indennità) se ne aggiungono 451 più 30 euro di indennità. Così il totale lordo che ogni consigliere si trova in busta paga sfiora gli 11mila euro.

 

Non solo, perché come già anticipato i politici trentini hanno ricevuto anche gli arretrati, in questo modo la “normale” busta paga è più che triplicata “gonfiandosi” fino a quasi 33mila euro (lordi). Questo almeno per chi è in carica dal 2012 (che ha ricevuto circa 17mila euro di arretrati), perché gli eletti alle ultime elezioni provinciali del 2018 hanno ricevuto qualcosa di meno cioè 26.300 euro (lordi).

 

Stiamo parlando di una legge pensata dal Centrosinistra e applicata e votata dal Centrodestra”, il commento di Filippo Degasperi da sempre molto critico verso il provvedimento. “Da parte nostra – prosegue il leader di Onda Civica – avevamo provato a cambiarla proponendo degli emendamenti che sono sempre stati bocciati. Abbiamo provato a invertire la rotta ma i trentini non ci hanno dato la forza, in termini democratici, di cambiare le cose. Ora ne pagano tutti le conseguenze”.

 

Degasperi, che sottolinea di non voler dare giudizi etici o patenti politiche è comunque critico: “Quelli che hanno votato per queste due coalizioni sono responsabili tanto quanto i partiti. Nessuno si azzardi a lamentarsi, a cominciare da qualche sindacato, ora spero solo di non dover assistere a commedie ipocrite con richieste ai consiglieri di restituire le indennità”.

 

Per fare un esempio concreto da novembre 2018 ad oggi, Alex Marini (consigliere del Movimento 5 Stelle che in più occasioni ha criticato lo sblocco degli adeguamenti) ha maturato un totale di rimborsi di oltre 14mila euro. “Per gli anni precedenti al 2021 – spiega Marini – il rimborso è stato di 10.712 euro mentre, per l'anno corrente, di 3.609. Il totale è di 14.321 euro, ai quali vanno aggiunti oltre mille euro di rimborsi spese per l'esercizio del mandato”.

 

“È una rivalutazione che va a montante – afferma Marini – in poche parole presenta un aumento incrementale nel corso degli anni. Va poi ricordato che, per questo ricalcolo, non è stato utilizzato l'indice Istat nazionale, ma una media di quello di Trento e di Bolzano, un tasso di rivalutazione quindi ancora superiore”.

 

Oltre alle indennità dei singoli consiglieri, spiega ancora Marini: “Bisogna tener conto anche di tutte quelle ‘correlate’, per esempio all'interno dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e analogamente per quanto riguarda assessori provinciali e regionali”.

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