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| 17 nov 2022 | 19:22

“Dal 2020 Itea ha assegnato solo 242 alloggi”, l’accusa dei sindacati: “Più di 1.200 appartamenti sfitti e meno del 10% delle richieste viene soddisfatto”

Cgil, Cisl e Uil contro Provincia e Itea: “Tenere fermi più di 1.200 alloggi Itea, il 10% circa del patrimonio edilizio della Spa, mentre le famiglie faticano a sostenere i costi di un’abitazione e restano in lista d’attesa per anni è sconcertante. Serve una nuova legge sull’edilizia pubblica”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Prima l’emergenza Covid, con molte persone che hanno perso il lavoro, poi la ripresa degli sfratti e l’aumento esponenziale delle bollette, così sempre più famiglie sono in difficoltà con la casa. Come se non bastasse per molti trovare un abitazione a prezzi accessibili sul libero mercato è praticamente impossibile.

 

Proprio per questo i sindacati di Cgil, Cisl e Uil stanno facendo pressione affinché la Provincia intervenga. Oggi, dopo 5 anni, si è riaperto un dialogo durante la “Conferenza provinciale per l’edilizia abitativa” a cui hanno preso parte l’Assessorato all’Edilizia Abitativa e  la presidenza di Itea. “Tenere fermi più di 1.200 alloggi Itea, il 10% circa del patrimonio edilizio della Spa, mentre le famiglie faticano a sostenere i costi di un’abitazione e restano in lista d’attesa per anni è sconcertante”, accusano i sindacati. Il fatto poi che questa situazione vada avanti da tempo per le sigle sindacali rappresenta solo un’aggravante.

 

Usano parole dure i segretari di Cgil Cisl Uil, Manuela Faggioni, Michele Bezzi e Walter Alotti per commentare l’attuale situazione delle graduatorie Itea: “Dal 2020, ultimo dato che abbiamo a disposizione sul bilancio sociale, Itea ha assegnato solo 242 alloggi. È il dato più basso dal 2007, ad oggi viene soddisfatto meno del 10% delle richieste in graduatoria”.

 

D’altra parte le criticità che si stanno accumulando sono molte e variegate e non è sbagliato parlare di una vera e propria emergenza casa. Anche per questa ragione Cgil, Cisl e Uil chiedono l’attivazione dell’Osservatorio provinciale sulla casa: “Sarebbe un primo importante passo per monitorare le dinamiche abitative e mettere in atto soluzioni condivise. Mancano alloggi e mancano, in molti Comuni, anche soluzioni per fronteggiare le emergenze abitative. Servirebbe quindi una seria assunzione di responsabilità di Itea e delle istituzioni come Provincia, Comunità di valle e Comuni”.

 

In tal senso l’assessora alla Salute e alle politiche sociali, Stefania Segnana, si sarebbe impegnata a prendere in considerazione le proposte arrivate dai sindacati e delle Associazioni degli Inquilini programmando degli incontri prima possibile.

 

In Trentino però si registra anche un numero notevole di sfratti con diverse famiglie che rischiano di finire in strada e altre che già sono costrette a vivere in auto. I sindacati premono affinché venga creato un fondo per la morosità incolpevole, “che esiste nel resto d’Italia e che potrebbe dare una boccata d’ossigeno a quelle famiglie che per situazioni indipendenti dalla loro volontà non riescono più a sostenere il costo di un affitto”.

 

Per quanto riguarda il caro bollette e delle spese condominiali che hanno registrato aumenti anche del 230% le sigle sindacali propongono diverse soluzioni. Per chi è in affitto da privati, spiegano, si potrebbe pensare di allargare il numero dei beneficiari del “contributo per l’affitto” (attualmente fino a circa 250 euro al mese) alzando la soglia Icef prevista e almeno raddoppiare l’importo minimo del contributo, sperando poi nella normalizzazione della situazione. L’operazione potrebbe avere un costo aggiuntivo per la Pat di circa 5-6 milioni. Per le famiglie assegnatarie di alloggi Itea invece, potrebbe essere la stessa società provinciale a prevedere una rateizzazione “spinta” dei costi del riscaldamento degli inquilini in difficoltà, facendo garanzia a Dolomiti Energia, altra società provinciale a maggioranza pubblica, per il pagamento dilazionato nel tempo delle bollette dei tanti impianti centralizzati dei propri condomini.

 

Cgil, Cisl e Uil chiedono di intervenire anche sulle normative, ormai vecchie e non al passo con i tempi. L’idea è quella di rielaborare una nuova legge sull’edilizia pubblica, dal momento che la Legge Dalmaso del 2005, risulterebbe inadeguata rispetto al nuovo contesto sociale, economico e storico. “Anche la legge provinciale che regola l’imposta comunale sulla casa, l’Imis, che non prevede una penalizzazione fiscale, a differenza di quella statale, per le abitazioni sfitte, private o perché no, pubbliche andrebbe rettificata e integrata”.

 

Infine i sindacati vorrebbero riattivare un Fondo di Housing Sociale (come quello scaduto nel 2018 e utilizzato da 700 famiglie trentine) dedicato ad alloggi da destinare a chi è troppo abbiente per ottenere una casa a canone sociale pubblico ma non abbastanza ricco per ottenere un mutuo dal sistema creditizio. “Nel 2021 concludono i sindacalisti – a livello nazionale è stata attivata un’altra piattaforma cui ha aderito Cassa Deposito Prestiti, sarebbe quindi opportuna la riproposizione dell’esperienza precedente con il coinvolgimento di Cassa del Trentino e Provincia”.

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