L'addio della Lipu dopo lo 'sfratto' dal Cras: "Qui non c'è spazio per un centro unico con i grandi mammiferi. Sul bracconaggio difficilmente la Pat pubblicherà dati"
Dal 1 gennaio 2023 scatterà la "nuova" gestione, in mano alla Provincia. Lipu: "Il discorso del grande centro, dove convergono tutti gli animali che necessitano di cure è ancora campato in aria, per non parlare dell’aspetto sanitario che sconsiglia di mettere assieme mammiferi ed uccelli considerando che anche i pipistrelli fanno parte di questa categoria"

TRENTO. "Non ce ne andiamo per volontà nostra, ma per volontà politica. La Provincia ha deciso di estromettere una delle ultime associazioni ambientaliste coinvolte nella gestione della fauna selvatica che garantivano trasparenza nei dati. Un centro per grandi mammiferi qui? Non c'è lo spazio, ma soprattutto non sembra esserci ancora un piano". E' con grande rammarico che la Lipu dice addio al Centro di recupero animali selvatici collocato ai piedi del Bosco della città: dopo tanti anni l'associazione, ora, è costretta ad andarsene. A partire dal 1 gennaio 2023 scatterà la nuova gestione, che sarà completamente di competenza della Provincia autonoma di Trento, "ma ci chiediamo come faranno a prendere in mano tutto questo, non è cosa banale", aggiunge la Lipu.
Ma facciamo un passo indietro. Nel corso degli anni il centro che ha saputo contraddistinguersi a livello nazionale per la sua gestione, caratterizzata da professionalità e competenza, "acquisite a fatica nel corso del tempo, ma che hanno permesso di entrare tra i migliori centri in Italia", dichiara il delegato della Lipu, Sergio Merz oggi (30 dicembre) in conferenza stampa.
Il Cras era volto principalmente al recupero, la cura e la riabilitazione dell’avifauna selvatica e dei piccoli mammiferi: per quelli grandi invece è presente una piccola "struttura" al Casteller, con alcuni stalli dove gli animali possono ricevere le cure dei veterinari. La Pat, però, aveva ammesso il Casteller gestito dall’Associazione cacciatori del Trentino non è più attivo da tempo.
Poi mesi fa la Pat annuncia di voler sfrattare la Lipu, per creare una nuovo centro che ospiterà oltre all'avifauna tutto i mammiferi esclusi i grandi carnivori. La struttura sarà affidata al Servizio Foreste e Fauna. Peccato, che a detta della Lipu, "manchino gli spazi necessari".
"Le strutture attuali per ora non sono in grado di accogliere anche tutti i mammiferi - sostiene Merz -, in quanto il terreno a disposizione per una gestione ottimale non è sufficiente. Il discorso del grande centro, dove convergono tutti gli animali che necessitano di cure è ancora campato in aria, per non parlare dell’aspetto sanitario che sconsiglia di mettere assieme mammiferi ed uccelli considerando che anche i pipistrelli fanno parte di questa categoria. Come localizzazione si poteva fare si un centro unico, ma con i mammiferi ben distinti dai volatili, con operatori faunistici ben definiti per gruppo, in quanto le esigenze di alimentazione e gestione degli animali sono diverse. Avere delle persone che si occupano di entrambi significa trascurare gli uni o gli altri".
"Siccome non possiamo fare un processo alle intenzioni - prosegue Merz -, siamo curiosi di vedere se ciò corrisponderà al vero, anche se sicuramente i costi del servizio saranno molto maggiori qualora decidessero di fare le cose in modo adeguato. Ultima dichiarazione dell’assessora Zanotelli, afferma che i costi saranno gli stessi pur a fronte di un raddoppio del lavoro e con la mancanza di volontari, il che ci preoccupa almeno che nei costi non conteggi il personale pagato dal Servizio Foreste".
Nel centro infatti rimarranno solo i 2 dipendenti part-time della Lipu. "Si andrà anche a perdere la competenza ventennale - sostiene il delegato - dello staff veterinario della clinica animal Care di Trento con il direttore sanitario Diego Sebastiani che in questi anni è stato determinante nel salvare molte specie da situazioni critiche. Quindi praticamente si parte quasi da zero con una certa improvvisazione che non ci fa ben sperare".
Ad aggiungere un commento un altro volto storico della Lipu, Vittorio Cavallaro, ex delegato e vicepresidente a livello nazionale. "La provincia è conscia che senza volontari questa attività farà fatica ad andare avanti. L'assessora ha voluto estromettere l'ultima associazione ambientalista ancora in grado di garantire trasparenza sulla fauna selvatica. Non sapremo più nulla sulle cause e soprattutto sugli illeciti che portano numerosi animali al ferimento o alla morte in quanto difficilmente il servizio renderà pubblico tali dati. Mancheranno inoltre tutti quei contatti e la velocità sul territorio che noi abbiamo sempre garantito".
LA STORIA DEL CENTRO E I NUMERI
Il centro attuale nella località San Rocco è attivo dal giugno del 2007. Nel 2017 si è festeggiato con il Servizio Foreste e Fauna i 10 anni di attività con grande soddisfazione della Provincia. "Trent’anni e più di esperienza - dice la Lipu -, se contiamo anche gli anni dal 1993 dove collaboravamo con il Centro di Ecologia Alpina nel recupero dei rapaci".
In questi anni circa 11.000 uccelli sono stati curati nel centro, di questi la metà sono stati salvati e reintrodotti in natura. Sono passati dal Centro recupero avifauna selvatica moltissime specie, anche rare come il famoso gipeto Icaro intossicato da piombo o le diverse aquile, la maggioranza salvate, il Biancone o aquila dei serpenti, il falco pescatore rapace assai raro, il Tarabuso e altri.
In questi ultimi 15 anni sono state effettuate più di 14.000 ore di lavoro da parte dei numerosi volontari che si sono susseguiti negli anni. Più di 180.000 i chilometri percorsi per recuperare gli animali feriti e per il loro reinserimento in natura spesso nel luogo di ritrovamento. Migliaia le visite e gli interventi della clinica Animal Care di Trento, in 20 anni.
Numerose le scuole, che hanno partecipato a giornate di educazione ambientale tenute dal nostro personale sia all’interno che all’esterno della struttura.
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