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Ospedale a Cavalese, “processo” a Fugatti: dai rapporti con la Mak alle mail “ritrovate”. Il sindaco Finato: “Servirebbe una commissione d’inchiesta”

In Quarta commissione il presidente Fugatti è stato messo alle strette dalle domande dei consiglieri. Sul progetto del nuovo ospedale di Cavalese si allungano delle ombre inquietanti. Il sindaco Finato: “La proposta doveva essere stoppata fin dall’inizio e se non interverrà la politica sarà la giustizia amministrativa a farlo, la Provincia ci ha preso in giro”

Di Tiziano Grottolo - 02 dicembre 2022 - 05:01

CAVALESE. In questi giorni la Giunta presieduta dal presidente Maurizio Fugatti ha deliberato l’interesse pubblico per la proposta di Partenariato Pubblico Privato (Ppp) per il nuovo ospedale di Fiemme, Fassa e Cembra, un progetto presentato dalla Mak costruzioni e che sta suscitando moltissime polemiche.

 

D’altra parte le ombre non mancano. Un progetto di “ristrutturazione” che prevedeva la costruzione di un nuovo ospedale a fianco della struttura esistente era stato messo in cantiere dall’amministrazione precedente e, nonostante fosse già stato finanziato, inspiegabilmente è finito in stand by. Per ragioni che non sono state chiarite appieno la Giunta leghista ha scelto di puntare con decisione sulla proposta della Mak con lo spostamento dell’ospedale ai Masi di Cavalese e un costo stimato in 101 milioni di euro. La “ristrutturazione” invece (anche con il ricalcolo della Pat che raddoppia le cifre preventivate nel 2015) si ferma a 82 milioni di euro. Inoltre fra oneri, rate leasing, riscatti e canoni di gestione l’esborso complessivo della Provincia per la soluzione ai Masi di Cavalese è di 283 milioni di euro, con la Mak che si garantirebbe delle entrate anche dopo il completamento dell’ospedale.

 

È proprio per affrontare i nodi legati a questi due progetti che Luca Zeni (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa autonomia) e Paolo Zanella (Futura) hanno chiesto delle consultazioni in Quarta commissione dove si tratta anche il tema della sanità. Il primo dato politico riguarda proprio la presenza di Fugatti, i consiglieri infatti si aspettavano un intervento dell’assessora alla Salute, Stefania Segnana, che però non era presente. Forse un modo per sottrarla a domande imbarazzanti sui suoi rapporti con la Mak costruzioni. Il secondo dato politico è che nella votazione per permettere ai giornali (fra cui il Dolomiti) di assistere alla seduta della commissione la Lega ha provato a opporsi ma con il voto favorevole delle minoranze (e l’astensione del presidente Claudio Cia) la richiesta è passata.

 

Per l’appunto Fugatti ha dovuto vedersela anche con il presidente della Quarta commissione, Claudio Cia, l’alleato di Fratelli d’Italia da sempre molto critico sul nuovo ospedale ai Masi di Cavalese. Il capogruppo di Fdi, quando ha appreso della dichiarazione di pubblico interesse, aveva sottolineato come il progetto non rientrasse all’interno del programma di Governo firmato nel 2018: “La poca considerazione e l’eccessiva fretta hanno finito per rendere invadente la scelta della Giunta provinciale”.

 

In Quarta commissione Cia e Fugatti si sono ritrovati faccia a faccia, con il primo dei due che ha voluto esprimere il suo disagio: “Avevamo in programma un’audizione e in tutta fretta sono state convocate la Giunta e una conferenza stampa per annunciare il parere favorevole circa la sussistenza del pubblico interesse, coincidenze che fanno pensare”. Dichiarazioni che sicuramente hanno fatto inalberare Fugatti che ha respinto al mittente le velate accuse anche se il presidente della Pat ha tradito un certo nervosismo e più volte è apparso in difficoltà di fronte alle incalzanti domande dei consiglieri.

 

Gran parte delle domande ruotavano sull’iter attraverso cui si è arrivati al progetto della Mak, soprattutto alla luce di alcune mail che risalgono al 2020 e che dimostrano come un’ipotesi progettuale per il nuovo ospedale ai Masi di Cavalese fosse già in circolazione. Invero, se esisteva un progetto precedente (pure finanziato) perché la Mak ha impegnato delle risorse per presentare una nuova proposta alternativa? A che titolo alcuni contadini del posto sarebbero stati contatti per cedere i propri terreni (dove avrebbe dovuto realizzarsi il nuovo ospedale) se dalla Provincia non è ancora arrivato un via libera definitivo e soprattutto non era ancora stato depositato il Partenariato pubblico privato? Inoltre perché (come emergerebbe dalle mail e da alcune testimonianze) Fugatti avrebbe incontrato alcuni rappresentanti locali paventando la realizzazione di un nuovo progetto prima ancora che la proposta della Mak si concretizzasse?

 

Dal canto suo Fugatti ha spiegato che la Mak avrebbe potuto apprendere del progetto del nuovo ospedale di Cavalese dalla stampa e scegliere di presentare una propria proposta. “Di fronte a un progetto in itinere, nato nella precedente legislatura, un’azienda ha presentato un suo progetto al Navip, il Nucleo di analisi e valutazione degli investimenti pubblici della Provincia. Da parte nostra c’è stata un’impostazione laica andando a valutare aspetti tecnici ed economici. Il fatto che la Giunta abbia riconosciuto l’interesse pubblico del progetto proposto dall’azienda privata non significa che questo verrà necessariamente accolto”. Vale la pena sottolineare come il Navip, anziché i 90 giorni previsti, abbia impiegato molto più tempo per dare il suo parere.

 

Il presidente comunque ha precisato che adesso gli enti territoriali saranno coinvolti nel processo decisionale e che se arriverà un parere negativo il progetto non si farà. Zeni ha obiettato che portando avanti il vecchio progetto i costi non sarebbero lievitati e che la decisione di sospendere l’avanzamento dell’iter è stata una scelta politica della Giunta, così come quella di dichiarare l’interesse pubblico per una proposta che prevede un Partenariato pubblico privato “un modello che oggi si cerca di evitare dentro al sanità”.

 

Per Cia poi è poco credibile che una cordata di imprenditori abbia deciso di avanzare una sua proposta dopo aver letto sui giornali dell’esistenza di un progetto già finanziato: “Non mi risulta che amministratori del territorio avessero proposto un cambio di rotta, inoltre prima di alzare i muri si dovrebbe avere in testa cosa ne sarà di quelli che restano”. Su questo punto Fugatti si è limitato a dire che effettivamente si dovrà stabilire cosa sarà del vecchio ospedale qualora dovesse prevalere la soluzione della Mak.

 

A offrire una pezza d’appoggio al presidente della Pat è arrivato un aiuto un po’ inaspettato, quello del consigliere di opposizione Pietro De Godenz (Upt) che ha rammentato come alcuni sindaci si fossero opposti alla “ristrutturazione” del vecchio ospedale chiedendo di spostarlo nel fondo valle. Fatto sta che per ammissione dello stesso Fugatti le polemiche per l’ospedale ai Masi di Cavalese sono state molte di più e nemmeno paragonabili alle precedenti.

 

Se in generale la ricostruzione di Fugatti non ha convinto i consiglieri questa è stata di fatto smentita dal sindaco di Cavalese, Sergio Finato, e pure dal presidente della Comunità della val di Fiemme, Giovanni Zanon: “Nel 2020 ho incontrato Fugatti e Segnana che mi hanno informato del nuovo progetto chiedendomi di mantenere la riservatezza, dopo alcuni mesi sono stato contattato da un ingegnere che mi ha mostrato i progetti del nuovo ospedale lasciandomi delle slide che inviai all’ex sindaco di Cavalese”. 

 

“A parte qualche sporadico incontro per due anni si è saputo ben poco del nuovo progetto”, ha affermato il sindaco di Cavalese. “Fugatti aveva confermato ai sindaci che i 227 milioni di finanziamento provinciale per le opere sanitarie comprendevano anche la realizzazione del progetto originario per l’ospedale di Cavalese. Eppure, rispondendo a un’interrogazione del 2020 l’allora sindaco Welponer informava il Consiglio comunale che Fugatti lo aveva convocato in una riunione per evidenziare la necessità di localizzare altrove l’ospedale per poter realizzare l’opera entro le olimpiadi del 2026”. Sempre il presidente della Pat avrebbe fatto sapere che l’area individuata si trovava nei pressi del vivaio forestale a Masi di Cavalese, sui terreni di proprietà della Magnifica Comunità di Fiemme. “Ufficialmente però il progetto dell’impresa Mak non era stato né presentato né protocollato”.

 

Nel marzo del 2021 il Comune di Cavalese venne informato che un soggetto privato aveva presentato un progetto alternativo, cioè quello della Mak. A quel punto l’amministrazione aveva riaffermato la volontà di procedere con il progetto di recupero dell’ospedale esistente. “Comunque – ha ribadito Finato – nel 2020 il nuovo progetto circolava con delle mappe molto precise che comprendevano persino le sale operatorie”. Non solo, perché il primo cittadino fa anche il nome di Silvano Grisenti (presidente di Progetto trentino, il partito del vicepresidente della Pat Mario Tonina) che avrebbe contattato il Comune per fare da tramite con la Mak. Per il sindaco tutta la vicenda è stata tenuta segreta “all’amministrazione e ai cittadini non è stato detto nulla”.

 

Finato poi evidenzia che eventuali proposte di Partenariato pubblico privato possono essere presentate da privati solo se non sono previsti altri progetti e non sarebbero nemmeno ammissibili proposte in contrasto con il Piano urbanistico provinciale. Ai Masi di Cavalese esiste un terreno agricolo di pregio dove si trova anche un vivaio forestale. “Il progetto doveva essere stoppato fin dall’inizio e se non interverrà la politica sarà la giustizia amministrativa a farlo. Al contrario si è preferito invadere un’area agricola di pregio ad altissimo rischio idrogeologico, una follia assoluta, senza contare che arrivare alla conclusione del procedimento e dire che il progetto torna ai territori è una presa in giro. Piuttosto – ha aggiunto Finato – servirebbe una commissione d’inchiesta sulla gestione di questo progetto”. Quest’ultima una richiesta accolta dal consigliere Alex Marini (M5s) che si è detto disponibile ad adoperarsi in seno al Consiglio provinciale.

 

Anche Bruna Dalpalù (ex Lega passata con Fratelli d’Italia) ha condiviso la posizione del sindaco: “Quando ero nel Consiglio comunale di Cavalese non sapevamo nulla di queste cose che si stavano tramando, la Provincia fin dal 2019 stava facendo tutto di nascosto benché la ristrutturazione dell’ospedale di Cavalese fosse il punto di forza del programma elettorale della Lega”. Qui c’è stato un momento di tensione con i consiglieri leghisti, ex compagni di partito di Dalpalù, che non le hanno mandate a dire. In particolare Alessandro Savoi ha scandito più volte un vigoroso “vergogna”, anche se non si sa bene rispetto a cosa. La capogruppo leghista, Mara Dalzocchio, ha puntato il dito contro chi “continua a portare sospetti” e rivolgendosi al sindaco di Cavalese lo ha accusato di non ascoltare abbastanza i suoi cittadini perché “il fronte del sì si sta allargando”.

 

Il bilancio finale del confronto racconta di Fugatti messo alle strette e tutt’altro che sereno (benché il presidente abbia sostenuto il contrario). “Pare che la Giunta non abbia deciso ma siano stati i privati a decidere per la politica”, ha dichiarato verso la fine dei lavori Demagri. Dello stesso avviso anche Zeni: “Una proposta di Partenariato pubblico privato con cui si decide la pianificazione del territorio non si era mai vista, adesso poi pare che dopo tutto il clamore si stia pensando persino a una terza ubicazione per il nuovo ospedale”. Per Zanella invece c’è “una cortina di fumo che mina la fiducia dei cittadini verso le istituzioni, è stata scritta una brutta pagina della storia di questa provincia”. Da Cia è arrivato un attestato di stima per il primo cittadino di Cavalese “che ha portato verità e trasparenza”.

 

Infine il sindaco Finato ha riportato la voce del territorio che rappresenta: “L’ospedale di Cavalese è sentito da sempre come un simbolo di identità della comunità locale e lo difenderemo”. La vicenda quindi è tutt’altro che chiusa: la prima testa a cadere era stata quella dello Scario della Magnifica comunità di Fiemme, Giacomo Boninsegna, che avrebbe fatto da intermediario con la Mak per la compravendita di alcuni terreni, salvo poi dimettersi per via delle polemiche. Non è escluso che queste dimissioni siano le prime di una lunga serie.

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