Abbattimento Mj5, Fugatti usa la legge di Rossi, Dallapiccola: ''E' lì dal 2019. Avrebbe potuto servirsene da 4 anni e consente al presidente di agire come un ministro''
L'ex assessore Dallapiccola: "Una differenza è che Fugatti, già da 4 anni, avrebbe potuto utilizzare la legge di Rossi, una norma che gli consente di agire a livello di ministro per salvaguardare l'incolumità della popolazione. E già nel 2017 avevamo richiesto un tavolo interregionale per sviluppare il progetto Life Ursus"

TRENTO. "Non riviviamo soltanto le stesse situazioni". Queste le parole dell'ex assessore Michele Dallapiccola sul caso Jj4. "Ma anche le medesime nostre affermazioni del 2015 all'indomani dell'aggressione a Cadine. La differenza è che Fugatti, già da 4 anni, avrebbe potuto utilizzare la legge di Rossi, una norma che gli consente di agire a livello di ministro per salvaguardare l'incolumità della popolazione. E già nel 2017 avevamo richiesto un tavolo interregionale per sviluppare il progetto Life Ursus".
Il provvedimento per disporre l'abbattimento di Mj5 non è, infatti, un'ordinanza ma un decreto del presidente della Provincia che poggia le basi sulla legge numero 9 del 2018, quella voluta dall'ex governatore Ugo Rossi e approvata, dopo un lungo iter, dalla Corte costituzionale.
"Questa norma - ricorda l'ex assessore - è stata ideata dopo i fatti avvenuti nel 2015 a Cadine". E' giugno e verso le 17 Molinari sta correndo con il cane lungo la strada forestale in località Pozza degli Spini quando si vede spuntare l'orso. E' l'esemplare femmina Kj2. "La tipologia e la violenza dell'aggressione ci aveva preoccupato molto: la decisione è stata quella di rimuovere il plantigrado e contestualmente di lavorare all'impianto normativo per elaborare una legge in grado di garantire l’interesse della salute e della sicurezza pubblica".
Una legge poi confermata il 27 settembre del 2019 dalla Corte costituzionale, che permette di derogare alla normale gestione dei grandi carnivori: si possono autorizzare il prelievo, la cattura o l'uccisione, di esemplari particolarmente problematici. Ci deve essere la condivisione con Ispra: un parere obbligatorio ma non vincolante.
La legge non è mai stata utilizzata dalla Provincia leghista. Fino alla pubblicazione del decreto per abbattere Mj5, l'orso che si è reso responsabile dell'aggressione in val di Rabbi del 5 marzo scorso e identificato il 10 marzo scorso, circa due settimane dopo (il 27 marzo scorso) è stata interessata anche Ispra per un parere e piazza Dante ha ricevuto il semaforo verde per la rimozione anche dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.
"Non solo - evidenzia Dallapiccola - questa norma consente alla Provincia di intervenire anche in materia lupi. A oggi, nonostante i proclami e la campagna elettorale, non è ancora stato delineato un piano di gestione". A seguito della prima aggressione di Jj4 sul monte Peller, il presidente della Provincia aveva ipotizzato che gli esemplari fossero troppi ma concretamente non sembrano esserci stati passi in avanti nelle analisi e nelle valutazioni per gestire il numero di esemplari. Anzi, sarebbe stata cassata la proposta, finanziata dal ministero, di Sergio Costa per radicollarare gli orsi trentini (Qui articolo).
Ora la tensione è molto alta. Dai veterinari trentini (che si rifiutano di eseguire l'eutanasia su Jj4, Qui articolo) ai vertici del Parco Adamello Brenta (Qui articolo) fino al 'padre' del progetto Life Ursus Andrea Mustoni (Qui articolo), in molti negli ultimi giorni hanno puntato il dito contro la gestione dei plantigradi sul territorio e la narrazione portata dal presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti nei talk show con cadenza ormai giornaliera.
Nel frattempo l'ex deputato leghista, Filippo Maturi, nominato nel 2020 responsabile per la tutela degli animali della Lega, punta il dito contro il governatore Fugatti: "Nel 2020 proposi di trasferire M49 insieme ad altri esemplari nella più grande riserva dedicata all'orso bruno nel mondo, in Romania” (Qui articolo).
Nel caso specifico di Jj4 poi Ispra aveva dato l'ok per sterilizzare l'esemplare, pericoloso in presenza dei cuccioli come testimoniato anche da due falsi attacchi. L'intenzione della Provincia sarebbe stata quella di chiedere nuovamente la rimozione dell'esemplare. Plantigrado di cui si erano perse le tracce, il radiocollare ha smesso di funzionare nell'agosto dell'anno scorso.
Certo, il radiocollare non esclude le aggressioni e in alcune zone del Peller, hanno spiegato i tecnici del corpo forestale, non sempre prende il segnale ma il monitoraggio è saltato dal 20 agosto 2022. E' un orso considerato pericoloso ma, quando è il momento di sostituire un dispositivo, l'attenzione si concentra su F43, un esemplare considerato problematico perché confidente.
E' il 6 settembre ma qualcosa va storto, l'orsa muore nelle operazioni di sostituzioni del radiocollare e questo comporta la sospensione delle attività per qualche mese con l'obiettivo di rivedere i protocolli. Poi si arriva alla drammatica tragedia di Caldes. "Se si teme per l'incolumità pubblica, si sarebbe potuti intervenire già con la legge del 2018. Inoltre il monitoraggio intensivo sarebbe la prima azione da portare avanti e da ristabilire. Se l'allerta su Jj4 è massima, la Pat ha informato i sindaci? E i Comuni si sono interessati della presenza degli orsi in zona?", conclude Dallapiccola.














