Contenuto sponsorizzato
Belluno
09 maggio | 12:33

I diserbanti per togliere le erbacce, pulire il cimitero e "garantire il decoro"? E' polemica a Belluno: "Passo indietro a quali rischi?''

L'amministrazione di Belluno punta a consentire l’utilizzo dei diserbanti per rimuovere l’erba tra le tombe. E' polemica in Consiglio comunale: "Una scelta in contrasto con il percorso avviato nel 2016 e che aveva portato la città a essere un esempio virtuoso a livello nazionale"

di Michele Lussu

BELLUNO. E' una critica nel metodo prima ancora che nel merito quella che viene mossa dal Movimento Terra Bellunese alla recente modifica del regolamento sull’utilizzo dei fitofarmaci. Il Comune di Belluno ha scelto la via del ritorno all’utilizzo dei prodotti chimici per tenere sotto controllo il verde urbano nelle aree cimiteriali.

 

Una scelta che si pone in contrasto con il percorso intrapreso nel 2016 con l’adozione dell’attuale regolamento per l’utilizzo dei prodotti diserbanti tra i cui promotori c’è stato proprio il Movimento Terra Bellunese sostenuto dalla campagnaLiberi dai veleni”. In Consiglio il dibattito è stato aspro, con critiche da parte della minoranza sui rischi per salute e ambiente e sull’opportunità politica di tornare indietro su questo tema.

 

Il territorio di Belluno era stata citata come esempio virtuoso nel 2019, come ha ricordato il consigliere Jacopo Massaro, ed era entrata nella rete “Città libere dai pesticidi” che riunisce città da tutta l’Unione europea per lo scambio di buone pratiche e abitudini. Ma è anche il modo con cui si è giunti a questa scelta che ha sollevato critiche e perplessità, come è stato sottolineato da Laura Solinas, agricoltrice esperta di biodiversità e rappresentante di Terra Bellunese. 

 

"Terra Bellunese - dice Solinas - ha contribuito a redigere i regolamenti di polizia rurale di una dozzina di Comuni che ricomprendono circa la metà della popolazione della Provincia. Nel 2016 la nostra proposta di regolamento è stata approvata dal Comune di Belluno. Erano già state fatte delle piccole modifiche al regolamento e in quelle occasioni abbiamo sempre dato una mano per tenere conto delle esigenze di tutti senza sacrificare quelle dell’ambiente. Per questa storia pregressa e per la disponibilità di collaborazione che abbiamo sempre dato senza alcuna valenza politica ci lascia sorpresi e amareggiati che questa modifica capiti così, senza che nessuno dei redattori originali sia stato consultato”. Gli stessi consiglieri di minoranza non hanno avuto modo di poter aprire una discussione nelle Commissioni, con le convocazioni che sono avvenute il venerdì 31 aprile nel tardo pomeriggio e la discussione approdata direttamente in Consiglio quattro giorni dopo, come emerso dall’intervento della consigliera Olivotto.

 

Per la redazione del regolamento nel 2016 sono stati consultati esperti e si sono analizzati studi scientifici sull’impatto dei diserbanti sulla salute dell’uomo e le falde acquifere. Per la reintroduzione di questi prodotti si è scelto di non basarsi su alcuno studio, di non consultare professionisti e non si è coinvolta la cittadinanza.

 

Nel merito Solinas critica le argomentazioni portate avanti dall’assessore De Kunovich e da diversi consiglieri di maggioranza: “Si è detto che i costi dello sfalcio manuale non sono sostenibili e che il diserbante è l’unica soluzione, ma non è stata presentata una analisi di costo". E sui danneggiamenti delle lapidi da taglio manuale: “Questo non è un problema dei decespugliatori in sé ma di come e dove lì si usa. Inoltre, anche gli acidi dei diserbanti potrebbero rovinare le lapidi”. Ma soprattutto, la mancata ricerca di un confronto non ha permesso di poter analizzare anche soluzioni differenti, fra le quali Solinas cita quella pirodiserbo, un metodo che garantirebbe un consumo di carburante contenuto, senza nessun residuo o danno sulle superfici trattate.

 

Prima del Consiglio, Terra Bellunese aveva già manifestato la propria contrarietà alle modifiche proposte con una nota con la quale si richiedeva il ritiro delle stesse sottolineando inoltre come il Comune si ponga in una situazione di contraddizione, imponendo ad agricoltori ed hobbisti un regolamento che si riserva poi di derogare per le proprie attività. Su questo l’assessore De Kunovich ha comunque dichiarato in consiglio l’intenzione di modificare in toto il regolamento nel prossimo futuro, per adattarlo alla normativa regionale. Un annuncio che ha lasciato spiazzate le minoranze e che non è comprensibile per Solinas: “Il nuovo regolamento della Regione Veneto non è un obbligo, ma una proposta; il regolamento attuale prevede solo delle cautele in più ed è già del tutto compatibile con il suggerimento regionale. Non c’è quindi una necessità di adattamento”.

 

Il sindaco Oscar Del Pellegrin sul tema si è espresso in Consiglio evidenziando come i diserbanti siano utilizzati ancora da molti comuni in provincia, con buoni risultati per il mantenimento del verde pubblico. La normativa nazionale e regionale, infatti, permette l’utilizzo di determinati prodotti per il diserbo sia da pubblico che privati. Questi prodotti, pur se permessi, sono comunque dannosi per ambiente e salute e secondo l’ultima analisi Ispra, sono stati rinvenute tracce di diserbanti in più del 50% dei campioni d’acqua superficiale analizzati. I dati evidenziano comunque un calo della presenza degli erbicidi, in concomitanza con l’adozione dei regolamenti più restrittivi da parte di diversi comuni. Per la Giunta di Belluno questa è comunque una scelta necessaria per il decoro dei cimiteri, per la quale non si è ritenuto necessario dover attivare un confronto né con gli esperti né con la cittadinanza. Si è anzi ribadito in Consiglio che questa scelta è stata presa nel rispetto delle attuali normative e che l’obbligo di chiusura di 48 ore dei cimiteri risponde semplicemente ad un principio di maggiore precauzione per garantire la sicurezza ai frequentatori dei siti cimiteriali. Questo nonostante la normativa regionale preveda che l’utilizzo in area urbana dei diserbanti può essere disposto in deroga al divieto generale solo se motivato e supportato da parere tecnico ed inserito in un approccio che privilegi il mezzo non chimico, mentre l’obbligo di chiusura discende da disposizioni legislative nazionali che il regolamento si limita ad estendere.

 

Con quale logica ragionano gli amministratori? Questa non è una risposta al problema perché il problema non è nemmeno stato esaminato e circoscritto. Ci è dispiaciuto che non sia stata raccolta la nostra disponibilità a un confronto competente e la superficialità frettolosa con cui si è dato per scontato che una qualunque decisione fosse una risposta. Un amministratore non dovrebbe dare unicamente una risposta per l’oggi, ma dovrebbe dare risposte che tengano conto anche del futuro in un’ottica di sostenibilità", conclude Laura Solinas.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 20 luglio | 06:00
Una mamma, una compagna, una lavoratrice. Una donna cattolica, credente e praticante. Ci ha messo sette anni per avere una diagnosi. Le dicevano [...]
Cronaca
| 20 luglio | 07:39
L'allarme è scattato attorno alle 22, fortunatamente si trattava di sassi di piccole dimensioni e non sono stati coinvolti mezzi
Cronaca
| 20 luglio | 07:24
Era uscito di casa per un'escursione e non vedendolo tornare i genitori sabato sera avevano lanciato l'allarme. Il corpo è stato ritrovato [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato