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Chico Forti in Italia, cosa accade? Canestrini: "Si è puntato sul trasferimento e non sulla contestazione della sentenza. Sistemi diversi ma dopo l'iter valgono le norme italiane"

Dall'annuncio della premier Giorgia Meloni all'effettivo arrivo di Chico Forti in Italia potrebbero passare un paio di mesi. Ora la pratica è burocratica. L'avvocato trentino Nicola Canestrini: "Intrapresa strada corretta con la richiesta di trasferimento. Riaprire il caso è quasi impossibile e non avrebbe portato a risultati concreti"

Di Luca Andreazza - 03 marzo 2024 - 05:01

TRENTO. "E' stata intrapresa la strada corretta". A dirlo a il Dolomiti è l'avvocato penalista trentino Nicola Canestrini. "Si è puntato sul trasferimento di Chico Forti per far scontare la pena in Italia, questo è il percorso più coerente e adatto rispetto alla contestazione della sentenza emessa dalla giuria americana". Si ipotizzano un paio di mesi per l'arrivo a Roma. Un caso simile, nell'iter per il rimpatrio, a quello di Silvia Ballardini negli anni Duemila. 

 

Nella serata di venerdì Giorgia Meloni ha annunciato attraverso un video di aver firmato l'iter autorizzativo per trasferire Chico Forti in Italia. "Un risultato - le parole da Washington della premier - frutto dell'impegno diplomatico di questo governo della collaborazione con lo Stato della Florida e con il governo degli Stati Uniti che ringrazio" (Qui video - qui articolo).

 

Un annuncio accolto con grande soddisfazione dalla politica e dalle istituzioni trentine mentre lo zio Gianni si è lasciato andare a un "Finalmente. Non sono stati sprecati invano 25 anni di battaglie" (Qui articolo). Il guardasigilli Carlo Nordio ha assicurato il massimo impegno per "far tornare Forti in Italia il prima possibile". Così l'iter dovrebbe aver ripreso il corso e gli uffici ministeriali lavorano per ottemperare a tutti i passaggi tecnici necessari "per consentire a Forti di continuare a scontare nel suo Paese, vicino ai suoi affetti, la pena" (Qui articolo).

 

La speranza è che il volo con a bordo Chico possa atterrare nel giro di un paio di mesi (Qui articolo), il traguardo è sentito, forse per la prima volta, veramente vicino: "Il percorso è in discesa - ancora lo zio Gianni a il Dolomiti - ora dobbiamo tenere alta ancora più alta l'attenzione" mentre il Comitato "Una chance per Chico" ha spiegato che sono "emozioni incredibili. E' stata la stessa premier Meloni a comunicarlo a lui. Gli ho detto di stare tranquillo" (Qui articolo).

 

C'è l'annuncio, ma ora quali sono i passaggi? La base di partenza è la Convenzione di Strasburgo del 1983 con ratifica e successiva esecuzione in Italia nel 1988. "Sostanzialmente si è rinunciato a contestare la sentenza e alla volontà di riaprire il processo", dice Canestrini. "E' un trasferimento per il detenuto, sconterà la pena qui, con le norme italiano".

 

Tra le tante attività della sua vita si trovano i successi sportivi nel windsurf e il lavoro come videomaker e produttore televisivo. Nel corso di un programma di Canale 5 condotto da Mike Bongiorno vince una somma di denaro sufficiente per provare una nuova esperienza negli Stati Uniti. E' qui che si sposa e ha tre figli ma nel 1998 cambia tutto: Forti viene arrestato e accusato dell’omicidio dell’australiano Dale Pike. Nel 2000 viene condannato all'ergastolo senza la possibilità di liberazione condizionale. E da quel momento inizia una lunga battaglia della famiglia. 

 

Recluso in un carcere di massima sicurezza in Florida, Forti ha sempre gridato al mondo di essere innocente e vittima di un errore giudiziario. "I sistemi giudiziari italiani e americani sono profondamente diversi", evidenzia Canestrini. "La formula del we the People (il preambolo della Costituzione degli Stati Uniti d'America) non sbaglia, la giuria popolare non sbaglia e una sentenza è praticamente granitica. Non ci sono ricorsi e appelli, riaprire i processi è difficilissimo, salvo casi particolari come elementi valutati male, un giudice che informa in modo sbagliato la giuria oppure situazioni che inducano a un errore giudiziario".

 

Insomma, Chico Forti ritorna in Italia ma per andare in carcere. "E' la strada più corretta perché non mette in discussione il processo e la sentenza - ribadisce Canestrini - ma il governo ha chiesto un trasferimento". 

 

Adesso i prossimi passi sono un passaggio da un carcere statale a un altro federale, la rassegna delle condizioni per lo sbarco a Roma e (probabilmente) delle garanzie a livello di governi sulla pena e la Corte d'Appello chiamata a riconoscere la sentenza emessa negli Stati Uniti nei confronti di Chico Forti per poi metterla in esecuzione.

 

L'iter (lungo) è sostanzialmente quello del rientro di Silvia Ballardini, condannata nel 1983 con pena cumulativa a 43 anni di carcere (molti passati in isolamento e in strutture di massima sicurezza) per i reati di concorso in evasione, associazione sovversiva, ingiuria al tribunale e per non aver fornito i nomi dei compagni.

 

Dopo la condanna si sono sviluppati negli Stati Uniti e in Italia gruppi di appoggio che ritenevano la pena sproporzionata e persecutoria in quanto Ballardini non partecipò direttamente a fatti di sangue e ipotizzando che, nella legislazione italiana, tali reati avrebbero forse, queste le tesi, comportato una pena di circa 10 anni e probabilmente senza l'applicazione del carcere duro.

 

"Una volta rientrato - conclude Canestrini - Forti sconterà la pena in Italia con le norme italiane. Se l'ergastolo è comune il condannato può essere ammesso, se ritenuto non pericoloso e dopo l'espiazione di almeno 10 anni di pena, ai permessi premio e, dopo 20 anni, alla semi-libertà e dopo 26 anni alla liberazione condizionale. Un limite che può arrivare a 21 anni per 'buona condotta' con l'istituto della liberazione anticipata con sconto di pena di 45 giorni ogni 6 mesi". 

 

Questo è il diritto in linea teorica, poi ci sono gli accordi e l'adattamento alle norme italiane con Forti che ha già scontato 24 anni di carcere. Nella vicenda di Ballardini la spinta delle varie organizzazione aveva portato nel 1999 all'estradizione in Italia e dopo 19 mesi di prigione e 5 anni e mezzo di arresti domiciliari era stata scarcerata nel 2006 per effetto dell'indulto. Alla fine aveva scontato 23 anni di reclusione. Situazione che aveva causato qualche incidente e qualche fibrillazione diplomatica. Ma quello sarebbe un altro capitolo.

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