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Trento
11 marzo | 05:01

"Se c'è Casa Autonomia, non c'è il Patt? Passo indietro se ritorna con il centrosinistra", Dallapiccola e Demagri sul veto di Marchiori: "L'Autonomismo non ha copyright"

Dopo la svolta a destra per le provinciali, il sostegno del Patt a Ianeselli per un bis non appare banale. Il segretario politico (e assessore della Giunta Fugatti) ha posto per ora solo un veto: non deve esserci Casa Autonomia. La replica di Demagri e Dallapiccola: "L'autonomismo non ha il copyright ma pronti al passo indietro se il figliol prodigo ritorna nel centrosinistra"

TRENTO. "Se il Patt decidesse di sostenere Ianeselli, siamo pronti a compere un passo indietro". Questo il commento di Michele Dallapiccola e Paola Demagri, rispettivamente segretario politico e consigliera provinciale per Casa Autonomia. "Ma preme ricordare che l'autonomismo non appartiene solo alla dirigenza delle Stelle Alpine, da svendere dove rende di più, non ha il copyright".

 

Dopo l'avvicinamento al centrodestra alle politiche e l'accordo con la Lega (e tutte le altre forze della coalizione) alle ultime (vittoriose) elezioni provinciali, la svolta a destra del Patt potrebbe consolidarsi nel corso di questo 2024 (con la sezione di Ala che si è già schierata e quella di Rovereto in fase molto avanzata) e del prossimo anno quando quasi tutti i Comuni sono chiamati alle urne.

 

Quest'anno si vota per i municipi in cui i sindaci sono approdati in piazza Dante, le scadenze sono ormai alle porte. Una partita che riguarda Rovereto. Se nel 2020 le Stelle Alpine aveva sostenuto Valduga per una riconferma, la direzione sembra ormai tracciata per le imminenti elezioni, il segretario politico non ha nascosto che il dialogo con la Lega e con in particolare i movimenti di Gottardi e Spinelli sono più che allacciati, restano solo da sbrigare i dettagli.

 

Apparentemente più complesso il quadro che riguarda, il prossimo anno, Trento. Quattro anni fa il Patt ha messo sul tavolo il nome di Ianeselli con il centrosinistra che non ha tardato a convergere. Oggi, però, la partita è aperta. In Provincia le Stelle Alpine sono al governo con il centrodestra e Fugatti ha investito nell'alleanza con la nomina di Marchiori quale assessore tecnico, uscito dal cilindro del governatore dopo il braccio di ferro con Fratelli d'Italia per la vice presidenza. Allearsi con il centrosinistra, seppur solo per il capoluogo, non è affare banale. Il segretario politico del Patt a il Dolomiti ha posto, per il momento, un veto: se c'è Casa Autonomia, non ci sono le Stelle Alpine. La frattura interna con scissione, evidentemente, è ancora troppo fresca (Qui articolo).

 

"C'è spazio per ripetere, ancora una volta, del perché nel nostro emiciclo esistano (come è sempre stato) due partiti autonomisti. Quello schierato con il gruppo ormai storico dei propri alleati e un altro che come novità antistorica, ma diremmo quasi antistatutaria, si è collegato ai partiti nazionalisti e statalisti", proseguono Dallapiccola e Demagri. "Oltre a questo sostanziale distinguo, Casa Autonomia differisce dal Patt perché abbraccia il progressismo come elemento fondante, un forte elemento di reinterpretazione moderna dei principi che portarono il Trentino a essere la Provincia autonoma di oggi. Per ora le posizioni in piazza Dante rispondono a questa chiarezza di fondo".

 

Nel momento in cui il Patt, spiegano Dallapiccola e Demagri, decidesse di rientrare nella coalizione che fa riferimento all'attuale Alleanza Democratica Autonomista, "riabbraccerebbe entrambe gli elementi che lo distinguono dal nostro movimento. A quel punto verrebbe meno la ragione di esistenza politico-amministrativa di Casa Autonomia. Il lavoro potrebbe benissimo proseguire soltanto come associazione culturale. Non ci sarebbe bisogno di rimarcare l'esistenza affiancando il bollo giallo alle Stelle Alpine: creerebbe confusione senza esserci una necessità. Del resto, se Panizza e i suoi seguaci decidessero di collaborare con il Partito Democratico (come è stato almeno per 20 anni) e abbandonassero Lega e Fratelli d'Italia offrirebbero un'ottima occasione per dimostrare quello che continuano a ripetere: 'Non agiamo per ideologia ma pragmatismo'. Sarà davvero così?".

 

Il segretario politico del Patt ha spiegato che c'è un unico punto fermo. "Non ci si siede al tavolo dove ci sono forze politiche il cui unico obiettivo è attaccare le Stelle Alpine, senza alcuna proposta. Si deve operare una scelta. Siamo incompatibili". E oggi a palazzo Geremia si sentono blockfrei.

 

"C'è un falso ideologico e un altro è invece strumentale. Il primo racconta del disagio verso due ex colleghi Patt. Come può condizionare le scelte di un partito in base ai suoi sentimenti? Il secondo critica la teorica mancanza di proposte da parte nostra. Provi piuttosto a voler ascoltare. Certo che abbiamo contestato e pure spesso, ma l'abbiamo fatto basandoci sui dati di fatto. Quando parlammo di democrazia interna uccisa, ci siamo esposti in rappresentanza di una fortissima corrente interna che non avrebbe mai accettato l'alleanza con la destra. E ci furono proposte, fatte coi crismi ufficiali di una mozione in Consiglio di partito".

 

Il documento dell'11 ottobre '22 venne bocciato e così è "saltato il dibattito interno con una forzatura del regolamento. Una scelta che ha avuto un merito: si scoprì che da più di 2 anni ormai, la dirigenza di partito, pur negando e spergiurando il contrario (e qui sta il grave solo politico) ammiccava alla destra. Via Rossi, via Demagri, via Dallapiccola, si tuffarono tutti tra le braccia di Fugatti. E fu lì che un fiume di persone abbandonò il partito. Fu da lì che il Patt intraprese il cammino che l'ha portato a ottenere il peggior risultato elettorale (dunque politico) della sua storia. Il resto è cronaca".

 

E qui la proposta, "alternativa alla critica, come è caratteristica del nostro movimento. Se il Patt decidesse di aderire alle forze di centrosinistra, troverà tutto lo spazio che cerca. Pur di vederlo rientrare, proprio come un figliol prodigo, siamo disposti a prendere in considerazione di non presentare il nostro simbolo. I soci del movimento potranno sicuramente trovare collocazione nelle liste civiche che sono comunque sempre presenti. Il segretario delle Stelle Alpine può restare sereno, l'autonomismo non ha il copyright ma è di tutti. Soprattutto di quelli che interpretano questi valori con dignità", concludono Dallapiccola e Demagri.

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