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Belluno
17 novembre | 22:21

“Il più grande errore di Zaia? Abbandonare il progetto ferroviario metropolitano di superficie”. Il programma di Giovanni Manildo riparte da infrastrutture e ambiente

A dialogare sul futuro della montagna, in una campagna elettorale dove tutti hanno ora miracolosamente a cuore le terre alte venete, sono stati ieri il docente Mauro Varotto e il candidato presidente per il centrosinistra Giovanni Manildo. Vediamo allora alcuni punti del programma di quest’ultimo, dall’innovazione tecnologica all’impegno per gli ospedali di Pieve di Cadore, Agordo e Feltre

BELLUNO. Il futuro della montagna: se ne parla molto in questa campagna elettorale dove tutti hanno ora miracolosamente a cuore le terre alte venete, anche chi le ha governate per anni senza ricordarsene (se non con grandi eventi e un turismo sempre meno sostenibile).

 

A parlarne domenica 17 novembre con uno sguardo consapevole è stato invece uno dei massimi studiosi del tema, il docente dell’Università di Padova Mauro Varotto, che in poche parole ha spiegato cosa significa abitare la montagna (qui l’articolo). A dialogare con lui Giovanni Manildo, candidato presidente del Veneto per il centrosinistra, per la quarta volta in provincia dall’inizio della campagna elettorale e accolto da tutte le liste della coalizione (Pd, Uniti per Manildo, M5S, Volt, Avs, Pace salute lavoro, Civiche venete).

 

Se Varotto ha portato riflessioni frutto di anni di studi tra le montagne (anche) bellunesi, Manildo ha invece spiegato il suo programma politico, partendo dalla sensazione di molti territori di essere stati dimenticati. “Ho sentito spesso dai cittadini questa percezione – spiega – da Verona al Polesine e nel Bellunese, ed è perciò tempo di valorizzare il Veneto con una visione organica che permette di crescere tutti in modo armonico. Questa è la nostra ambizione: non abbiamo interessi da difendere né simpatie verso singoli prodotti come il prosecco, avvantaggiato in modo eccessivo, ma vogliamo partire dai bisogni territoriali e dalle sfide non colte”.

Quali? Per il Bellunese si parte da connettività e innovazione. “Passare dal Veneto di uno a quello di tutti - afferma il candidato - significa essere disposti a cedere parte della sovranità e ragionare con chi vive quotidianamente i luoghi. Oggi del Bellunese si parla come periferia competitiva (qui l’articolo), nella quale l’innovazione è la strada per riqualificare le nostre zone. Se infatti ora non c’è disoccupazione perché una grande impresa nell’Agordino assorbe tanto lavoro, per il futuro dobbiamo pensare a come dare slancio al sistema e la Dolomiti Innovation Valley può creare una vera prospettiva”.

 

Accanto alla connessione digitale, Manildo riprende anche quella fisica con il progetto ferroviario metropolitano di superficie, il cui abbandono da parte di Zaia è stato secondo lui “l’errore più grande in Veneto”. Ma i temi sono tanti: dalle politiche per la casa, con la proposta di un’agenzia regionale con una dotazione di 500 milioni di euro per 5 anni per risistemare ed efficientare gli immobili Ater oggi inagibili, alla gestione dell’acqua. “Una delle mie prime uscite - spiega - è stata sulla diga del Vanoi per ribadire il dovere di evitare infrastrutture non necessarie. Piuttosto, dobbiamo lavorare sul rischio idrogeologico cambiando la legge regionale 2017 per il contenimento del consumo di suolo, che va fermato in nome di un ambientalismo scientifico che spinga a costruire territori capaci di assorbire eventi straordinari come le alluvioni, anche tramite decemetificazione e depavimentazione dei terreni”.

 

Acqua significa però anche idroelettrico, una risorsa per Belluno: da qui la “battaglia necessaria” per la gara per le concessioni delle centrali (oggi appannaggio di Enel), cui partecipare con una società veneta che mantenga nel territorio i ricavi, stimati in 60-70 milioni di euro l’anno.

 

Infine la sanità. Prima del convegno, Manildo ha firmato un documento del Comitato per la salvaguardia alla salute Cadore-Agordino con il quale si è impegnato a ripristinare il servizio di emergenza-urgenza negli ospedali di di Pieve di Cadore e Agordo (chirurgia e cardiologia h24) e potenziare la psichiatria a Feltre. “È un esempio pratico - conclude Manildo - per dire che i servizi sono fondamentali, soprattutto la salute. Dobbiamo resistere alle derive privatistiche sul modello Lombardia e far sì che almeno il 7% del Pil nazionale sia destinato a sanità di prossimità, abbattimento delle liste di attesa e implementazione dei medici di base. Tutto ciò, unito a infrastrutture e connessione, crea un ecosistema per recuperare il tempo perso che ha spinto, dal 2011, 55.000 giovani ad andarsene dal Veneto. Rendere attrattivi i luoghi vuol dire infatti cercare un equilibrio, a partire dal rapporto con la natura, e avere chiara la visione di dove vogliamo arrivare”.

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