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Trento
24 novembre | 13:40

L’ombra dell’ultradestra agita FdI, Zanetti sfida la dirigenza: "Spaventata da chi propone un partito diverso. Molti iscritti chiedono un cambiamento radicale"

A parlare è Cristian Zanetti, oggi candidato (assieme all'assessora Francesca Gerosa) alla carica di presidente del partito. Dopo l'allarme dell'opa dell'ultradestra sul partito in vista del congresso e le parole del coordinatore di Alessandro Urzì, interviene l'ex vice coordinatore: "Il dibattito interno si è trasformato nell’ennesima rappresentazione di una classe dirigente più impegnata a difendere se stessa che a far crescere il partito”

TRENTO. “Una candidatura che propone un partito diverso, più libero e democratico, spaventa chi ha interesse a mantenere l’impostazione attuale”. Il tentativo dell'estrema destra di mettere le mani su Fratelli d'Italia con il prossimo congresso che si terrà nel fine settimana continua a tenere banco nel partito di Giorgia Meloni.

A parlare è l'ex vice coordinatore trentino Cristian Zanetti, oggi candidato con l'assessora Francesca Gerosa alla carica di presidente del partito.

 

“PACCHI DI TESSERE” (Qui l'articolo)
L'opa di cui molti parlano sarebbe quella che è pronta ad arrivare dall'estrema destra. “Prima del 7 novembre, giorno ultimo per il tesseramento, sono arrivate in blocco decine e decine di tessere riconducibili a questo mondo” avevano spiegato fonti del partito a il Dolomiti. Un'opa che potrebbe influenzare le sorti di Fratelli d'Italia e il partito e che avrebbe al centro l'area che ruota attorno al comitato Remigrazione-Riconquista e non solo.

 

Un movimento che si è presentato a Trento qualche settimana fa con Emilio Giuliana, ex consigliere comunale di Fiamma Tricolore e da sempre attivista nelle formazioni dell’estrema destra, che si è profuso in un comizio da brividi dove, da “umile servitore indegno di Dio”, come si è definito, è passato dal concetto de “l'uomo bianco, volano del mondo, in estinzione” all'attacco agli africani definiti ancora “cannibali”; si è scagliato contro chi pratica “la cultura della bestialità” (quella di gay, lesbiche, abortisti) per arrivare “all'Italia puttana” da riscattare. Parole e pensieri ben lontani da un partito che si vuole presentare come forza di governo e che già guida il Paese e la Provincia.

 

URZI' PROVA A CHIUDERE LA PORTA ALL'ULTRADESTRA (Qui l'articolo)
A seguito dell'articolo pubblicato su il Dolomiti sul rischio di un'opa dell'ultradestra su Fratelli d'Italia in Trentino in vista del congresso è intervenuto il coordinatore regionale Alessandro Urzì.

 

“C'è una certezza assoluta e la ribadisco nella maniera più ferma. Con ambiti radicali estremizzati noi non abbiamo nulla a che spartire. Fratelli d'Italia è un partito di governo a livello nazionale e locale e intende mantenere questa sua vocazione che è quella che permette di risolvere i problemi e di affrontarli in maniera precisa e puntuale” ha spiegato.

 

Urzì, che non esclude di discutere con gli organi interni del partito quello che sta accadendo, marca la distanza anche con il comitato Remigrazione-Riconquista che si è presentato a Trento qualche settimana fa con la presenza di Emilio Giuliana, ex consigliere comunale di Fiamma Tricolore e da sempre attivista nelle formazioni dell’estrema destra. “Ho sentito dire cose aberranti che sono totalmente incompatibili con il nostro essere”.

 

ZANETTI: “UN CONGRESSO SI VINCE CON LE IDEE NON CON LE PAURE”
A sentirsi chiamato in causa è uno dei due candidati, Cristian Zanetti, per il quale nei giorni scorsi era stato ventilato il possibile appoggio dell'ultradestra.

 

“Nel giorno in cui Fratelli d’Italia Trentino avrebbe dovuto discutere di idee, visione e futuro, il dibattito interno si è trasformato nell’ennesima rappresentazione di una classe dirigente più impegnata a difendere se stessa che a far crescere il partito” ha spiegato in una nota inviata proprio in queste ore e che replica duramente alle dichiarazioni di alcuni dirigenti.

 

Zanetti parla di “sconcerto” di fronte a quella che definisce una manovra tanto goffa quanto rivelatrice: trasformare la sua candidatura – fino a ieri caldeggiata dagli stessi che oggi la definiscono “pericolosa” – in un caso politico, solo perché sostenuta da iscritti che ora vengono dipinti come un problema.

 

“La verità è più semplice – spiega – una candidatura che propone un partito diverso, più libero e democratico, spaventa chi ha interesse a mantenere l’impostazione attuale. Invito tutti a riportare il confronto sui temi veri della gestione del partito: le regole, la chiarezza dei ruoli tra chi amministra e chi fa politica, la coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa e la necessità di far crescere seriamente la nostra comunità politica”.

 

Zanetti parla della necessità di un cambiamento. “Molti iscritti mi hanno confidato la loro intenzione di votare per un cambiamento radicale: perché il partito sta perdendo tesserati, perché si è trasformato in una struttura oligarchica utile a garantire posizioni ai soliti e non a rappresentare il territorio”.

 

E richiama poi anche alcune parole di Emilio Giuliana, l'esponente di estrema destra che ha partecipato alla presentazione del comitato Remigrazione–Riconquista duramente criticato dal coordinatore regionale Urzì (“Ho sentito dire cose aberranti che sono totalmente incompatibili con il nostro essere”).

 

“Richiamo le parole di Emilio Giuliana – spiega Zanetti – non per alimentare polemiche, ma perché rappresentano una testimonianza diretta. Colpisce che oggi venga indicato come un problema proprio da coloro che – come lui stesso ha confermato – più volte gli hanno chiesto i voti. Non sono stato io a farlo. Sono stati altri. Scaricare oggi le responsabilità su una persona per condizionare impropriamente il congresso è un comportamento politicamente scorretto e testimonia una debolezza profonda da parte di una dirigenza che sa di poter perdere e tenta in extremis di spostare l’attenzione”.

 

Sempre l'ex vice coordinatore spiega che ogni iscritto “ha il diritto – pieno, legittimo e intoccabile – di esprimere la propria idea e il proprio voto senza pressioni né condizionamenti. Sono convinto che, con l’aiuto di Roma e soprattutto degli iscritti, potremo aprire una nuova fase: più onesta, più competente e più rappresentativa”.

 

In attesa di capire chi vincerà il congresso, insomma, una cosa è già chiara: lo scontro alla dirigenza è già partito. 

 

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