Stangata sulle mense scolastiche: a Feltre aumenti tra i 100 e i 200 euro l’anno per figlio. La denuncia del Pd: “Il Comune investa maggiori risorse”
La denuncia arriva dal Pd, che insorge per aumenti stimati tra i 100 e i 200 euro annui per figlio anche per i redditi più bassi. “In una provincia come la nostra, che registra uno dei tassi di aumento del costo della vita più alti d’Italia, un segnale concreto da parte del Comune sarebbe davvero il minimo sindacale”

FELTRE. Si avvicina la riapertura delle scuole e tra i temi più caldi ritorna il costo delle mense scolastiche, che a quanto pare subiranno un forte rincaro per le famiglie feltrine. A denunciare i rialzi il Pd Belluno Dolomiti, il cui segretario Alessandro Del Bianco comunica che la maggiore spesa oscillerà tra i 100 e i 200 euro in più per ogni figlio.
Il tema non è nuovo. A fine luglio l’amministrazione di Belluno aveva smentito i possibili rincari, con il sindaco Oscar De Pellegrin che aveva definito “allarmismo sociale reiterato” i dati rilasciati dal Partito democratico. Anche a Feltre se n’era già discusso durante il Consiglio comunale del 28 luglio, dopo una mozione presentata dalla minoranza per chiedere tariffe più sostenibili. “Come Pd ci siamo allarmati - aveva ribadito la consigliera Carla Cassol - quando abbiamo visto andare deserte, a Feltre e Belluno, le procedure di gara per l’affidamento del servizio mense, la prima a 5,50 euro e la seconda a 6 euro. In sede di Commissione ci è stato comunicato che il terzo bando aveva infine visto partecipare una ditta ed era una procedura di gara con un costo di 7 euro per pasto: una famiglia a Feltre pagherà quindi 250 euro in più all’anno per ogni figlio”. La richiesta era pertanto di trovare risorse in bilancio per calmierare i costi e di ridiscutere le fasce Isee per le agevolazioni.
Fino allo scorso anno scolastico, infatti, tali fasce erano tre e le tariffe prevedevano un costo di 3 euro a pasto per la prima fascia (0-6.000 euro), 4 euro per la seconda (6.000-15.000 euro) e 5 euro per la terza (oltre i 15.000). Nella sua replica, il vicesindaco Claudio Dalla Palma aveva sottolineato che non ci sarebbero stati rincari per le fasce deboli e che si sarebbero riviste le fasce stesse portandole a cinque e innalzando la soglia fino ai 40.000 euro di reddito. Secondo Dalla Palma, inoltre, i passati incrementi dovuti agli adeguamenti Istat erano stati sempre assorbiti dal Comune, mantenendo invariati i costi a carico dei genitori. “L’adeguamento Istat è un adempimento contrattuale obbligato: dal novembre 2024 - ribadiva - la Giunta ha approvato un adeguamento tariffario che riportava un incremento delle quote a carico delle famiglie, in base al quale per la prima fascia il costo è rimasto invariato, per la seconda è previsto un incremento di 50 centesimi, per la terza di 47 centesimi”.
Ora gli aumenti sono confermati e sulla questione interviene nuovamente Del Bianco, che sui social ribadisce: “La stangata sulle mense scolastiche del Comune di Feltre è purtroppo in arrivo. Quando, l'ultima volta, abbiamo portato in Consiglio comunale un ordine del giorno sulla questione, ci avevano accusato di fare solo propaganda e campagna elettorale. Avrebbero fatto una proposta in Commissione e ora la proposta è arrivata, ma dimostra esattamente il contrario: non stavamo facendo campagna elettorale, ma segnalando un problema reale”.
I rincari entreranno infatti in vigore anche per i redditi più bassi, nonostante le nuove soglie inserite: si salva solo la prima, che continua a pagare 3 euro. Si andrebbe invece a una crescita di 50 centesimi per i redditi 6-15.000 euro (un totale di 4,50 euro a pasto) e per la nuova fascia 15-25.000 euro (che pagherà 5,50 euro). Un euro in più per quella 25-40.000 euro (totale 6 euro) e 2,23 euro in più oltre i 40.000 euro (totale 7,23 euro).
“Gli aumenti più pesanti - conclude Del Bianco - colpiranno chi frequenta gli asili con 5 pomeriggi o le scuole primarie con numerosi rientri, Vittorino e Mugnai in primis. Francamente penso che il Comune possa e debba fare molto di più: occorre investire maggiori risorse per contenere questi aumenti. I soldi, se si vuole, si trovano eccome. In una provincia come la nostra, che registra uno dei tassi di aumento del costo della vita più alti d’Italia, un segnale concreto da parte del Comune sarebbe davvero il minimo sindacale”.












