Stop a stage e tirocini: la proposta del consigliere Valdegamberi contro la fuga dei cervelli. “Troppo lavoro non pagato: solo contratti veri per i giovani"
Arriva dal consiglio regionale del Veneto la proposta di abolire stage e tirocini extracurriculari, nella speranza di frenare l’esodo dei giovani che ogni anno segna nuovi record negativi

VENEZIA. Abolire stage e tirocini extracurricolari in Veneto. “Troppi giovani neolaureati oggi vengono impiegati per mesi in aziende senza contratto e senza paga, sotto forma di stage o tirocini. In realtà parliamo di puro sfruttamento, pochissimi entrano nell’organico dell’azienda. Pertanto, serve un cambio di rotta netto e coraggioso”. Così il consigliere regionale Stefano Valdegamberi (Gruppo misto) presenta la sua proposta per introdurre in tutta la regione la sola formazione interna retribuita.
Sul tema era già intervenuto a giugno, rilevando come nel 2024, in Italia, siano stati attivati oltre 350.000 tirocini extracurricolari, ma solo 2 su 10 (19%) si è trasformato in un’assunzione entro sei mesi. “Significa che più dell’80% dei giovani - evidenziava il consigliere - viene lasciato a casa, spesso dopo aver lavorato con ruoli e responsabilità del tutto simili a quelli dei dipendenti. Le aziende che usano i tirocini come una scorciatoia per non assumere devono essere fermate: i giovani non sono una risorsa da spremere e poi sostituire. Il sistema va riformato in profondità, con regole chiare e coraggiose”.
Ora interviene nuovamente “contro la fuga dei cervelli”. E in effetti ce n’è bisogno: secondo Fondazione nord est, ogni anno lasciano il nord est più giovani di quanti ne arrivino o ne facciano ritorno e il trend è in continua crescita, con il picco, almeno finora, dei -9.209 del 2024. Tra questi, pesano soprattutto i laureati, con Padova che si attesta come la provincia più sofferente (65,7% degli emigrati). Anche Belluno non è da meno: nel solo 2024, si sono cancellati dall’anagrafe 255 giovani, a fronte dei 70 nuovi iscritti, e oltre la metà sono laureati (qui i dati).
Forse è ormai tempo che la politica inizi a rendersi conto che determinate condizioni di lavoro sono un danno per il territorio e la sua crescita economica futura, perché spingono appunto le nuove generazioni a cercare opportunità diverse altrove. “Occorre essere più incisivi - sostiene Valdegamberi - e fare formazione mirata e utile per l'impresa: troppe risorse vengono sprecate per formazione inutile. Punto ad abolire definitivamente stage e tirocini extracurricolari nel Veneto e a introdurre un nuovo modello di inserimento lavorativo per i giovani basato su contratti veri, formazione interna retribuita e rimborso totale dei costi a carico della Regione”.
La proposta prevede che le imprese possano formare i giovani solo dopo averli assunti con un contratto regolare. La formazione si svolgerà all’interno dell’azienda, su contenuti specifici e operativi legati alle esigenze dell’impresa, e sarà svolta durante l’orario di lavoro, con piena retribuzione. “La Regione Veneto, attraverso il Fondo sociale europeo plus (FSE+), si farà carico del rimborso integrale dei costi formativi, compresi tutoraggio, materiali didattici, certificazioni e in parte anche dei costi salariali sostenuti durante il periodo formativo. Vogliamo evitare la fuga dei cervelli all’estero – conclude Valdegamberi - e dare alle imprese venete la possibilità di crescere con giovani competenti, già formati sul campo, senza oneri aggiuntivi. L’obiettivo è chiaro: basta precariato mascherato da stage, è necessario offrire ai giovani veneti lavoro vero con formazione mirata e prospettive concrete nella loro terra”.












