I malghesi-pastori dicono "No" alla Translagorai: ''La Sat ritorni a fare la Sat''
La Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai invita quelli che hanno ideato, promosso e avvallato, di agire scientificamente e prendere tempo: "Ristudiamo il progetto" e ripercorrono la storia dal Dopo-guerra ad oggi dei progetti sfumati: "Da Berlusconi a Dellai, se il Lagorai è ancora così è un miracolo"

TRENTO. "Il nostro è un 'No' forte e chiaro alla Translagorai", queste le parole di Laura Zanetti e Stefano Mayr, rispettivamente fondatrice e presidente di Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai, che aggiungono: "Invitiamo quelli che hanno ideato, promosso e avvallato, di agire scientificamente e prendere tempo".
La richiesta di prendere tempo è per ristudiare il progetto nella sua interezza intorno a un tavolo insieme ad un Comitato rappresentativo delle migliaia e migliaia di persone che hanno aderito al gruppo Facebook "Giù le mani dal Lagorai".
L'associazione riprende il pensiero di Alessandro Gogna, storico dell’alpinismo, che definisce il progetto Translagorai "un grimaldello per andare oltre" e porta gli esempi di quanto successo in Val di Fassa, Val Gardena e Campiglio.
"Non siamo invece d'accordo - spiegano Zanetti e Mayr - con l’antropologo Salsa quando sostiene, genericamente, che non ci sia 'paesaggio senza l’uomo'. Non sarà certo l’uomo fruitore occasionale di Alpi e Prealpi ha riscrivere bellezza e salute. Questo compito spetta al malghese-pastore, in quanto non solo uomo mitico capace di produrre un formaggio secolare, ma uomo che sunteggia e preserva tutte le biodiversità della montagna".
Insomma ai malghesi-pastori il progetto, che vede la sinergia di Sat e Dipartimento aree protette della Provincia di Trento, quindi la Magnifica comunità di Fiemme, i comuni di Ziano di Fiemme, Telve, Scurelle, Canal San Bovo e il Parco di Paneveggio-Pale di San Martino.
"Sono - proseguono Zanetti e Mayr - i proprietari di sette malghe 'da ristrutturare' per 'riqualificare' il trekking della traversata. Non ci stupisce se l’assessore Mauro Gilmozzi appoggia questo progetto, ma ci preoccupa l’avallo della Sat".
Recentemente la Società ha rotto il silenzio: "Le malghe, con le dovute precauzioni, possono essere ristrutturate per diventare una sorta di posti tappa gestiti, che potrebbero funzionare anche come presidio del territorio” (Qui articolo).
Ma l'associazione non ci sta. "Malghe da ristrutturare a solo scopo turistico - dice - senza affiancare una intelligente promozione delle attività zootecniche d’alpe. La Libera associazione malghesi e pastori del Lagorai, nei suoi quasi vent’anni di vita associativa, può testimoniare come la malga, intesa in quanto luogo di pascolo e produzioni casearie e quindi autentico presidio del territorio montano, sia sempre più ricercata da giovani trentini che hanno scelto di lavorare nel comparto della piccola zootecnia di paese, funzionale alla sopravvivenza delle malghe".
L'associazione difende in particolare le eventuali scelte che ricadrebbero su malga Lagorai. "E' la più penalizzata di tutte - prosegue - senza avere colpa, paga quella scelta scellerata di far convogliare tutto il latte d’alpeggio nel caseificio di Cavalese con il conseguente abbandono delle strutture sprovviste di strade. Il malghese artigiano relegato a ruolo frustrante di pastore-mungitore, paradossalmente multato se sorpreso a produrre una sola formaggella per consumo personale".
Nel mirino anche il cambio di destinazione d'uso di malga Valsolèro di Sopra: "Struttura posta in piano area zona a protezione speciale: appena più in basso la ex malga Valtrighetta, albergo e ristorante comunale chiusi da dieci anni, quale escursionista, e questo vale per tutte le malghe inserite nel progetto, scenderà centinaia di metri per poi risalire in quota?".
Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai ripercorre inoltre la lunga storia della zona, definita dallo scrittore Franco de Battaglia come l'ultima zona decompressa del Trentino.
"La ricomposizione degli alpeggi - dicono i malghesi-pastori - è stata faticosa dopo la 'devastazione esemplare' della Grande guerra, mentre la tragedia del Vajont a metà anni '60 ha scongiurato la costruzione dell'enorme diga che avrebbe sommerso tutta la Val Calamento".
Quindi ricordano che Malga Cagnon di Sotto fu miracolosamente salvata negli anni ’70 per la coraggiosa azione firmataria della popolazione di Telve contro un devastante insediamento turistico, previsto dal Piano provinciale di Fabbrica, un progetto che avrebbe portato impianti sciistici e due alberghi di grandi dimensioni.
"Nel 1989 ancora Telve e il tenace impegno del sindaco Carlo Spagolla - evidenziano Zanetti e Mayr - sono riusciti a bloccare il metanodotto della Snamprogetti di Fano dopo l'incarico della ditta Girardi di Feltre: il tracciato avrebbe interessato la Val Calamento, il Manghen o Ziolera, per raggiungere Ora".
Tra gli anni '90 e 2000 entrano invece in gioco Berlusconi ("Un tentativo senza successo - aggiungono - di acquistare a peso d’oro la Val Cia per trasformarla in una seconda Cortina") e i Patti territoriali del Tesino ("Avrebbe dato tutta la gestione in mano ai ricchi locali. Patti voluti da Dellai e controfirmati dalla verde Berasi contro la forte opposizione del compianto ex assessore all’ambiente Walter Micheli e la bocciatura dell’Università di Venezia, che aveva curato gli studi di fattibilità").
Gli ultimi casi in ordine di tempo sono il progetto della galleria che potrebbe collegare Veneto e Primiero. "Fortunatamente - sottolineano Zanetti e Mays - sembra finita nel dimenticatoio. Il Lagorai è sempre stato oggetto di mire speculative, come l’idea di un Parco attrezzato: non un piano preciso, come quello studiato e proposto nel ’65 da Gino Tomasi, ma per valorizzare con nuovi flussi turistici un giacimento ambientale inutilizzato, come proposto dall’architetto di Borgo, Enrico Ferrari, dirigente provinciale".
Tentativi di sfruttamento andati a vuoto. "Il Lagorai - dicono i malghesi-pastori - è sempre uscito miracolato per la forte resistenza sociale dei suoi abitanti e per l'’impegno chiaro e decisivo della Sat nel Convegno dell’1989: la Società degli alpinisti di allora ben sapeva quanto fosse importante la cotica di malga formatasi nei secoli per il fragile assetto idreologico dell'area. E in quest’ottica la Sat aveva riconosciuto il Lagorai come ultima zona trentina della resistenza casearia dove un turista, lontano dai miti e dai riti del turismo di massa, può ritrovare l’autenticità".


















