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| 30 apr 2020 | 06:01

Coronavirus e scuola, sulle valutazioni si scarica la responsabilità sugli insegnanti. E nell'assenza di idee, a soffrirne di più sono le primarie

La valutazione rappresenta uno degli aspetti più spinosi per chi, come le scuole primarie, non ha per varie ragioni la possibilità di sviluppare una didattica a distanza costante. Dalla sovrintendenza danno indicazioni di valutare l'impegno dei bambini, ma il gap tecnologico, la presenza dei genitori e le condizioni ambientali lo rendono estremamente arbitrario. La percezione è che l'assessorato alla scuola sia o accidioso o completamente senza idee

Coronavirus e scuola, sulle valutazioni si scarica la responsabilità sugli insegnanti
di Davide Leveghi

TRENTO. Nell'eccezionalità della situazione che stiamo vivendo, il mondo della scuola s'è visto travolto. E se da Roma arrivano rassicurazioni che si sta lavorando, con la creazione da parte della ministra Lucia Azzolina di un comitato di 18 esperti per la formulazione di proposte ,anche di miglioramento della scuola, nell'ambito dell'emergenza sanitaria, in provincia la situazione pare essere caratterizzata dall'assenza. Assenza di comunicazioni, assenza di idee – come ampiamente dimostrato, dopo due mesi dalla chiusura degli istituti scolastici, dall'invio di un questionario a insegnanti e alunni, a cui l'assessore ha dato il benestare.

 

La situazione più problematica riguarda certo le scuole primarie, dove lo strumento delle videolezioni risulta complicato da una serie di fattori, dai pericoli della sovra-esposizione alla tecnologia dei bambini, soggetti non autonomi come possono essere invece gli studenti superiori e in parte quelle medi, al gap tecnologico della variegata platea delle famiglie, dove le condizioni sociali, economiche e culturali sono tra le più varie e incidono in maniera determinante.

 

Il contesto in cui ci troviamo è sì straordinario ma appunto per questo richiederebbe da parte degli organi competenti delle soluzioni altrettanto straordinarie. Le poche proposte per ora avanzate dall'assessorato all'Istruzione guidato da Mirko Bisesti e dalla sovrintendenza appaiono però per lo meno fumose, scaricando sui collegi docenti la responsabilità di adottare strumenti di cui poi potrebbero rispondere in caso di ricorsi.

 

Sospesa la didattica in presenza e stabilito l'obbligo per legge di continuare con la didattica a distanza, gli insegnanti delle primarie hanno attuato con modalità diverse degli strumenti per proseguire il percorso con i propri alunni, mantenendo in particolare le relazioni, elemento che sostanzia lo stesso insegnamento primario. Aspetto che è tornato come motivo di riconoscimento, nella giornata di mercoledì 29 marzo, nell'incontro tra i sindacati e l'assessorato all'Istruzione; tema: l'applicazione del contratto degli insegnanti.

 

"E’ assolutamente necessario fare il punto su quanto è stato messo in atto 'a distanza' in queste settimane e predisporre quanto occorrerà fare entro l’estate per garantire agli studenti la continuità e la validità del percorso formativo – ha detto la segretaria della Flc Cinzia Mazzacca, discutendo con Bisesti la questione del contratto degli insegnanti - in queste settimane sono emerse anche alcune criticità su cui è necessario intervenire. Catalogare e distinguere le attività svolte è impossibile in una situazione così complessa e inedita che ha richiesto modalità organizzative spesso oltre gli effettivi compiti del personale. Non è possibile replicare il servizio ordinario, interrotto, con modalità a distanza". 

 

"Nel corso di questi due mesi il personale docente ha lavorato con professionalità, si sono aggiornati, formati sulle metodologie didattiche da usare a distanza - ha proseguito - hanno programmato collegialmente e individualmente in una situazione complessa e usando i propri strumenti informatici. Hanno lavorato per realizzare comunque quanto previsto dal progetto d’istituto. Hanno mantenuto i rapporti con le famiglie in modo costante, anche se con modalità diverse da quanto programmato ad inizio anno scolastico. Le attività sono state ampiamente svolte all’interno delle 40, 70 e fino a 80 ore, così come pure nella funzione docente che comprende anche i rapporti con le famiglie. Tutto questo va riconosciuto".

 

Ma da parte dell'assessorato, per ora, conclude la segretaria della Flc Cgil, la risposta sull'applicazione del contratto è picche: “Registriamo una sostanziale indisponibilità. Ad oggi il riconoscimento dell’impegno dei docenti è solo a parole”. E sotto la formula "solo parole" potrebbe rientrare anche la gestione delle indicazioni finora date agli insegnanti, che nei giorni scorsi, non a caso, avevano chiesto a Bisesti di passare dalla parole ai fatti

 

Appunto, le indicazioni finora arrivate da Piazza Dante sono come detto piuttosto fumose. Se a metà marzo la sovrintendente Viviana Sbardella scriveva agli insegnanti delle scuole primarie, vista l'impossibilità di stabilire un calendario di didattica a distanza analogo a quello dei gradi superiori, di mantenere vive per lo meno le relazioni con gli alunni, una settimana fa, come detto, si chiedeva invece di parametrare le valutazioni di fine anno secondo una serie di prerequisiti come “il progresso, l'impegno, la partecipazione, la disponibilità dell'alunno, l'assiduità, l'interesse, la cura, l'approfondimento, la capacità di relazione a distanza”, senza però non mancare di “tener conto delle condizioni di ogni singolo alunno sia relativamente alla strumentazione necessaria al percorso di apprendimento a distanza in possesso dell'alunno stesso che ad eventuali condizioni di svantaggio emerse dopo l'interruzione delle attività didattiche in presenza” (valutazione formativa).

 

Partendo dalle considerazioni che le indicazioni date da Sbardella non tengono conto delle differenze degli ordini e che esiste una netta differenza tra la scuole primaria e le altre, appare chiaro come le nuove linee guida sulle valutazioni poggino su basi piuttosto fragili. In primis i ragazzini alle elementari non sono e non devono essere autonomi. La questione della cybersecurity e dell'accesso dei bambini ad internet, su cui tanto si discuteva in tempi normali, verrebbe infatti sacrificata sull'altare della didattica a distanza, in una situazione dove tra l'altro i genitori, costretti spesso allo smart working, non hanno sempre o in tutti i casi la possibilità di accompagnare i figli nell'utilizzo della tecnologia.

 

Nella stragrande maggioranza dei casi, gli insegnanti delle primarie trentine hanno optato per una soluzione di incontri settimanali con i bambini o di assegnazione di compiti. Per i motivi appena citati le videolezioni frequenti sono state per lo più scartate, a favore piuttosto di videoincontri o videoregistrazioni che permettono anche a chi si trova in condizioni familiari più disagiate di accedere ai contenuti in qualsiasi momento a seconda delle esigenze della famiglia. E questo porta alla seconda questione, la differenza di contesti in cui i bambini vivono.

 

Le scuole primarie, in questa situazione, sono quelle che più di tutte pagano un prezzo sociale e relazionale. E proprio per questo anche le valutazioni rappresentano un problema enorme. Come si può chiedere di valutare l'impegno dei bambini a distanza se a essere misurata finiscono per essere non tanto le capacità reali o i progressi del bambino quanto una serie di variabili legate al contesto familiare?

 

Non c'è il rischio che nella valutazione i risultati possano essere ingiustamente penalizzanti per i “demeriti” della famiglia o gonfiati proprio per i “meriti” della famiglia? Un interessante esperimento per leggere le distorsioni di questo tipo di indicazioni valutative potrebbe essere quello di guardare i compiti di grammatica consegnati dai bambini, per vedere quanti errori ci siano.

 

In conclusione la didattica a distanza può rappresentare per le primarie sì un ottimo strumento – specie in questa fase – di affiancamento, ma non il sostituto della didattica in presenza, essendo i risultati troppo inficiati da una serie di condizioni familiari e ambientali. Il discorso vale di conseguenza per le valutazioni, per cui forse sarebbe stato più saggio fissare un voto unico o utilizzare i voti del primo quadrimestre, limitando l'arbitrarietà a cui si condannano gli insegnanti. Per ora, da Piazza Dante, però, si sente il proverbiale canto dei grilli. Che sia accidia o assenza di pensiero lo valuteranno i posteri, anzi, gli insegnanti.

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