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Un neonazista alla guida dell'Istituto per la memoria polacca. La storica Tonini: “Ecco i pericoli di lasciare la storia ai politici. Per questo le ricorrenze vanno abolite”

Il partito di governo Diritto e Giustizia (PiS) ha nominato un leader di una formazione neonazista alla guida dell'Istituto per la memoria nazionale di Breslavia. E' l'ennesima offensiva di politica della storia in Polonia. La storica Carla Tonini: "Ente in balia del governo. Ma la ricerca storica non può dipendere dalla politica"

Di Davide Leveghi - 16 febbraio 2021 - 17:28

TRENTO. C'è un popoloso Paese europeo in cui la storia è sotto costante attacco. La delega data dalla politica ad un ente di ricerca di plasmare la memoria nazionale rende l'interpretazione del passato perennemente in balia degli esecutivi al potere. E quando cambia il segno del governo, cambia la versione istituzionale del passato, a serio detrimento della libera ricerca.

 

Non è la prima volta che l'Istituto della memoria nazionale polacca finisce al centro delle polemiche, che dalle frontiere orientali dell'Europa hanno travalicato i confini dell'Unione, creando scandalo. Nel 2018 una legge promossa dal partito al potere, il nazionalista e conservatore Diritto e giustizia (PiS), proibiva l'accostamento tra i campi di concentramento e l'aggettivo “polacco”. La cosiddetta “legge sulla Shoah” punisce con una multa o con il carcere fino a 3 anni chiunque attribuisca alla nazione o allo stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità dei crimini compiuti dalla Germania nazista.

 

Nel 2020, invece, dopo un lungo braccio di ferro il direttore del Museo della storia degli ebrei polacchi (Polin) di Varsavia Dariusz Stola è costretto a dimettersi. L'accento dato alle persecuzioni ebraiche da parte dei polacchi nel corso della storia, anche della Polonia comunista, cozza con la visione eroicizzante e al tempo stesso vittimistica del PiS. Il ministro della cultura Piotr Gliński “dichiara guerra” al direttore del Polin dopo l'organizzazione di una mostra sull'ondata antisemita scatenata nel 1968 dal governo Gomułka, spingendolo a dimettersi, due anni dopo, di fronte al suo rifiuto di dar vita ad un nuovo (e altro) museo sulla rivolta del ghetto di Varsavia richiesto a gran voce dal governo.

 

L'evento che fa notizia, questa volta, è la nomina di Tomasz Greniuch alla guida del Dipartimento dell'Ipn di Breslavia. Noto esponente dell'estrema destra clerico-fascista – e filonazista – ha contribuito a rifondare la Falange nazional-radicale polacca (Onr) con lo scopo di creare una Polonia etnicamente omogenea. “La sua nomina non mi sorprende – spiega la storica Carla Tonini, tra i massimi esperti italiani della storia polacca – è in linea con la radicalizzazione che sta avendo questo governo, dentro a un quadro politico in cui alla crisi politica corrisponde un attacco ai diritti e un'offensiva nella memoria nazionale”.

 

Tra la legge liberticida sull'aborto, che proibisce l'interruzione di gravidanza su tutto il territorio polacco, anche nel caso di gravi malformazioni del feto, ed un neonazista alla guida di un ramo dell'Istituto per la memoria nazionale c'è quindi un legame: la bilancia delle forze che formano il governo conservatore pende sempre più a destra. “Ci sono faide all'interno del governo e la stessa approvazione della legge sull'aborto, che giaceva da 2 anni nei cassetti, lo dimostra – continua – nell'esecutivo guidato dal PiS c'è una lotta a tutti i livelli, ed è una lotta all'ultimo sangue. Il Paese è spaccato a metà su posizioni radicali. E onestamente non so come andrà a finire”.

 

Sul piano della memoria, tra i flussi e i riflussi di un istituto che segue la visione storica delle forze di governo, la scelta di un neonazista alberga tutti i pericoli dell'uso politico della storia. “La colpa è dei liberali di Piattaforma civica, che nel 1998 vollero istituire un organismo politico in cui i membri sono decisi dal governo – spiega Tonini – ogniqualvolta il governo cambia, cambia la memoria nazionale. E ora si assiste alla radicalizzazione. La battaglia per la politica della storia riprende forza con la vittoria di Diritto e giustizia nel 2015. Per i conservatori ciò che va difeso sono l'onore e il buon nome della Polonia, anche se questo non si capisce cosa abbia a che fare con i massacri compiuti nei confronti degli ebrei”.

 

“E così, ora, abbiamo una situazione in cui da una parte degli storici, non sempre di professione, scrivono dell'Olocausto e denunciano i crimini contro gli ebrei, compiendo anche imprecisioni ed errori, e dall'altra una radicalizzazione nazional-radicale che li nega. Più si dimostra che in Polonia vennero uccisi gli ebrei e più si fa forte la difesa dell'onore della Polonia”.

 

In questo quadro l'Ipn si comporta come un vero e proprio “ministero della memoria”, con tutti i rischi e le distorsioni che ne derivano. “E' un organismo con un migliaio di dipendenti, stipendiati bene tra l'altro – prosegue – controlla gli archivi, tra cui quello della polizia segreta durante il comunismo, del periodo bellico, della Resistenza e così via, dicendo chi può e chi non può visitarli. Un organo che dispensa la memoria nazionale e che a seconda che ci sia al potere la sinistra o la destra passa dall'evidenziare le colpe a difendere l'onore della Polonia”.

 

Come accade in Europa occidentale e in Italia, dove i politici (specie in questa parte dell'anno) si sperticano in inviti a costruire una “memoria condivisa” - o in malafede o senza averne troppo chiaro il significato – il nocciolo della questione riguarda sempre i rischi insiti nelle politiche della memoria.

 

Bisogna farla finita nell'auspicare una memoria condivisa, che è qualcosa che ha più a che fare con le dittature che con le democrazie – incalza la professoressa dell'Ateneo bolognese – il pericolo è infatti che si annulli il pluralismo, che si omologhi tutto e alla fine si censuri. Gli istituti di memoria nazionale non dovrebbero nemmeno esistere, perché il compito più importante viene svolto dai musei e dagli archivi”.

 

La memoria è necessariamente selettiva e quando se ne impone una ciò che ne consegue sono rancore, rabbia e rivalsa – continua – non è un caso che in Polonia la Giornata della Memoria così come c'è nell'Europa occidentale non sia mai stata accettata. Nel campo di sterminio di Auschwitz c'erano anche polacchi, non solo ebrei. La maggioranza degli ebrei polacchi, tra l'altro, muore negli altri campi nell'Est e Auschwitz è un simbolo più per gli ebrei dell'Europa occidentale”.

 

La scelta del 27 gennaio, giorno della liberazione del campo da parte dell'Armata rossa, è una scelta, e come tale è frutto di una selezione (QUI e QUI degli approfondimenti). “Va abolita a favore di informazione e storia. Bisogna dare voce alle testimonianze del tempo, più che ai testimoni, che a decenni di distanza cambiano il proprio racconto a seconda del pubblico. Pubblichiamo diari e memorie scritte al tempo, contestualizziamoli”.

 

Sulla memoria dell'Olocausto sono stati fatti passi da gigante, ma più grandi sono i passi più grandi le lacune che si formano – conclude Tonini – se a scuola ci si ferma alla Prima guerra mondiale, mi chiedo che senso abbia ricordare con i giovani un evento decontestualizzato. Dobbiamo sottrarre completamente la storia alla politica e dare un'istruzione seria agli studenti. Se no poi si arriva a delle battaglie sul passato che fanno male. Ciò che serve, quindi, è tanta informazione”.

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