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Vigneti in alta quota: il miglior Pinot Nero d'Italia si produce in Alpago. “Un risultato ottenuto con passione, tenacia e desiderio di rivincita per il territorio”

Il “vino delle Dolomiti” dell'azienda agricola Val de Pol di Codenzano, frazione di Chies d'Alpago, ha ottenuto il riconoscimento nazionale per l'annata 2020. Un territorio delicato, dalla storica vocazione vinicola, "che non permette la lavorazione con mezzi meccanici"

Di Alissa Claire Collavo - 15 aprile 2024 - 16:20

BELLUNO. In Alpago, primo territorio delle Dolomiti che si incontra salendo da Venezia verso Cortina d'Ampezzo, da tredici anni si produce Pinot nero.

 

Una sfida cominciata un po' per caso, “piantando una vigna là dove papà aveva tolto tutto”, racconta Katja Zanon, titolare dell'azienda agricola Val de Pol, ricordando come un tempo Codenzano, “frazione di Chies d'Alpago di appena 66 abitanti storicamente vocata all'agricoltura” fosse “l'unico paese in Alpago in cui si produceva vino”.

 

“Una conca soleggiata e secca – spiega – contesto ideale per una viticoltura di qualità”, dove però “negli anni, prima a causa dell'emigrazione e poi dello spopolamento (soprattutto dei giovani)” si è verificato un conseguente abbandono delle vigne.

 

Da qui, l'idea e la necessità di far rivivere il territorio ma anche, e forse soprattutto, un pezzo importante di storia e tradizione familiare. “La viticoltura in me era latente, poi è scoppiata – racconta, ricordando le competenze di coloro che l'hanno preceduta – Quando c'è il seme, prima o poi spunta la piantina”.

 

“Tre gli appezzamenti con muretti a secco dedicati alla coltivazione dell'uva”, una caratteristica che ancora oggi testimonia la storica vocazione viticola dei terreni, spesso rocciosi e in pendenza. “Un territorio delicato che non permette la lavorazione con mezzi meccanici”, spiega ancora Zanon, ricordando come oltre alla raccolta a mano vada fatta anche la pulizia del bosco e del suolo.

 

Un progetto portato avanti con determinazionenonostante la fatica “che non risparmia nulla”, tiene a puntualizzare, ricordando come “passione, tenacia e desiderio di rivincita per il territorio” siano più forti –, “su incoraggiamento di un cugino produttore vinicolo ed enologo residente in Borgogna”.

 

“Dopo il suo primo riscontro positivo (un aspetto non affatto scontato), abbiamo iniziato ad espanderci”, ricorda, spiegando come l'azienda produca attualmente tra le 6000 e le 7000 bottiglie.

 

Quattro le etichette di Pinot nero destinate a “una vendita settoriale orientata perlopiù al Triveneto”.

 

A una di queste, il Corletta 2020, è andato il riconoscimento di “miglior Pinot nero d'Italia”, classifica realizzata dalla rivista enogastronomica Vinodabere che prende in considerazione ben 160 etichette provenienti da tutto il Paese.

 

Il premio, oltre a confermare la qualità del prodotto, è il risultato di una visione d'impresa a lungo raggio e di straordinario lavoro agricolo: per piantare i vigneti è stata infatti fatta un'importante opera di riqualificazione del territorio che ha comportato il ripristino dei vecchi muretti a secco e la bonifica dei terreni.

 

“Per noi è stata una soddisfazione”, afferma Zanon, sentendosi onorata di aver potuto “competere con i vini dell'Alto Adige”.

 

Un riconoscimento che in qualche modo riporta Codenzano a essere eccellenza viticola della provincia di Belluno, ricordando come la viticoltura possa costituire una leva per la rivitalizzazione sociale ed economica delle aree montane marginali.

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