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Belluno
25 aprile | 12:55

Sulle Dolomiti c'è chi coltiva e produce zafferano, ''oro rosso'' sentinella dei cambiamenti climatici

Il Gruppo Zafferano Dolomiti traccia il bilancio di produzione: nel 2023, sono stati raccolti (e poi confezionati) 369 grammi, 18 in meno rispetto all'anno precedente

Sulle Dolomiti c'è chi coltiva e produce zafferano, oro rosso'' sentinella dei cambiamenti climatici
di Alissa Claire Collavo

BELLUNO. Lo chiamano “oro rosso” delle Dolomiti, lo zafferano, spezia pregiata originaria dell'Asia Minore e piuttosto inusuale, perlomeno all'apparenza, per un territorio di montagna come quello del Bellunese (anche se favorevole per altitudine ed escursione termica).

 

Un progetto di coltivazione “ad alta quota” cominciato “tra il 2016 e il 2017 dall'esigenza di alcuni piccoli produttori agricoli del Feltrino di ampliare la varietà delle proprie colture”, spiega Lidia Maoret, presidente del Gruppo Zafferano Dolomiti.

 

Da Asiago, i primi bulbi – continua – su consiglio dell'agronomo Massimiliano Gnesotto che si occupa anche della formazione dei coltivatori (attualmente, sono 50 in tutta la provincia)”.

 

Un esperimento agricolo ambizioso ma soprattutto non invasivo che si trova però a dover subire le variazioni del clima. “Il 2023 è stato un anno particolarmente importante per noi perché ci ha fatto capire come i cambiamenti climatici impattano la coltivazione”, afferma Maoret.

 

Solitamente, “il periodo di fioritura corrisponde ai primi giorni di ottobre – spiega ancora – ma la coltivazione (date le elevate temperature) è partita tardi e abbiamo avuto un ritardo di 15 giorni”.

 

Un raccolto, per quanto riguarda lo scorso anno, messo a dura prova dal caldo. “Lo zafferano ha un ciclo di vita non forzabile” – ricorda Maoret – e proprio per questo motivo, dovendosi adattare alle temperature, diventa “sentinella dei cambiamenti climatici”.

 

Importante anche la consistenza del terreno: “oltre a un'adeguata bonifica, è necessario che questo sia ben drenato”, aggiunge. “I bulbi, piantati nella seconda metà di agosto fino a metà settembre”, non devono essere infatti soggetti al ristagno dell'acqua.

 

La coltivazione dello zafferano “è un lavoro di pazienza, fatto interamente a mano – ricorda – un modo di fare agricoltura che non toglie nulla al terreno dato che non lo sfrutta in modo intensivo, evitando di ricorrere a fitofarmaci”.

 

Preziosa dunque la resa: “369 grammi, il raccolto complessivo del 2023” – aggiunge, chiarendo come questo dato faccia riferimento “al prodotto confezionato, senza tenere conto di un'eventuale uso privato dello zafferano da parte dei coltivatori”.

 

Rispetto al 2022, quando sono stati registrati 387 grammi, la produzione è stata leggermente inferiore; un chiaro segnale per i coltivatori del Bellunese dell'impatto dei cambiamenti climatici sulla quantità del raccolto finale.

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