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Belluno
09 maggio | 16:57

Solo nel Bellunese 100 casi di aggressioni o morsi di cane in un anno. L'Ulss Dolomiti: ''Sterilizzati 500 gatti randagi''

Enrico Francione è il nuovo direttore del Servizio veterinario Ulss Dolomit. Il Servizio ha molteplici ruoli, dal monitoraggio degli allevamenti alle segnalazioni di maltrattamento di animali e la gestione del canile sanitario. Prospettive future? Un canale social per facilitare l’adozione di gatti e cani e il rafforzamento delle collaborazioni per la prevenzione dell’antimicrobicoresistenza

BELLUNO. Circa 500 gatti randagi sterilizzati e 100 eventi di morsicatura o aggressione da parte di cani, oltre a 290 controlli negli allevamenti: sono alcuni dei numeri del 2024 del Servizio veterinario dell’Ulss 1 Dolomiti. “I due ambiti di attività prevalenti su cui lavoriamo sono i controlli ufficiali negli allevamenti e tutto quello che riguarda l’igiene urbana, quindi di fatto il canile sanitario” spiega Enrico Francione, medico veterinario e da poco direttore dell’Uoc Servizio veterinario di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche.

 

Francione, che presta servizio presso l’Ulss Dolomiti dal 2015, ha assunto a febbraio l’incarico di direttore e lavora con un’equipe di quattro dirigenti veterinari, un tecnico della prevenzione, due operatori del canile e un amministrativo. “Negli allevamenti - prosegue - facciamo soprattutto controlli che si focalizzano su due ambiti rilevanti, cioè il benessere animale e la farmacosorveglianza in ottica di prevenzione dell’antimicrobicoresistenza. Si tratta di ambiti molto attenzionati in questa fase e, inoltre, sono collegati ai premi erogati dalla comunità europea nell’ambito della Pac (Politica agricola comune) quindi influenzano i finanziamenti ricevuti dalle aziende. Siamo in particolare molto attenti al controllo dell’igiene del latte e della mungitura, considerando che la produzione di latte crudo, specie bovino, è estremamente rilevante per la provincia, e all’alimentazione animale, per la ricerca di eventuali trattamenti illeciti su animali o la presenza di contaminanti nei mangimi. Rispetto all’igiene urbana e al canile sanitario, invece, facciamo sopralluoghi per inconvenienti igienico-sanitari, cioè su segnalazioni di cittadini o associazioni andiamo a verificare casi di possibile cattiva gestione degli animali, fatte per la maggior parte da privati e spesso, in realtà, legate più che altro a problemi di vicinato. Oltre ai controlli sulle morsicatura o aggressioni da parte dei cani e l’attività di routine di sterilizzazione e cura di gatti e cani randagi”.

 

Nel 2024, gli interventi più numerosi sono stati proprio di sterilizzazione e cura dei gatti delle colonie - mentre non ci sono fortunatamente livelli significativi di randagismo di cani. A questi si aggiungono circa 90 sopralluoghi per segnalazioni di cattiva gestione. Lato allevamenti, invece, i controlli in ambito di benessere animale sono stati circa 60, per la farmacosorveglianza e prevenzione dell’antimicrobicoresistenza circa 90, altri 40 per l’igiene del latte e circa 100 per l’alimentazione animale.

 

“Quanto alle prospettive future, per facilitare il lavoro del canile sanitario vogliamo attivare un canale social per l’adozione di cani o gatti (attualmente in canile sanitario ci sono circa 7/8 gatti e nessun cane, anche perché dopo circa 60 giorni vanno al rifugio Apaca). Vogliamo poi rafforzare l’attività di vigilanza nelle malghe bellunesi, in un’ottica collaborativa con esse, vista la centralità della produzione di latte crudo e prodotti tipici nel nostro territorio. Infine, andrà sicuramente rafforzata la ricerca per il contrasto all’antimicrobicoresistenza: collaboriamo in tal senso con l’Istituto zooprofilattico delle Venezie, che agisce sui dati di laboratorio, e con l’Arpav, che agisce a livello ambientale. In particolare, negli allevamenti la presenza di molti animali confinati favorisce la circolazione delle malattie e si tendono a usare più farmaci. Una buona gestione e un controllo accurato permettono invece di ridurli, per cui lavoriamo per portare le aziende verso un alto livello di benessere animale che permetta di usare pochi farmaci e solo in maniera mirata” conclude Francioni.

 

Per quanto riguarda infine il recente caso di Leishmaniosi verificatosi a Limana, Francione specifica che la provincia è finora rimasta libera dalla malattia. I casi registrati sembrano tuttavia autoctoni, perciò sono in previsione dei campionamenti sia sui vettori (le zanzare) sia sui cani, ed è previsto un incontro a breve con l’Istituto zooprofilattico. Per la peste suina, invece, come abbiamo già avuto modo di approfondire (qui l’articolo), il Veneto rimane indenne ma rimane costante anche qui la collaborazione con l’Istituto zooprofilattico, vista l’incidenza soprattutto economica che potrebbe avere una sua eventuale diffusione.

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