Asuit, la riforma che ridisegna la sanità trentina preoccupa politica e professionisti, Tonina: "Unicum in Italia". L'opposizione: "Voci critiche anche dall'azienda stessa"
L'assessore Mario Tonina ha parlato di un percorso “necessario per avviare una nuova fase” richiamando le sfide di attrattività del sistema sanitario, l’importanza della formazione dei giovani trentini e il ruolo strategico della ricerca. Il consigliere Claudio Cia ha segnalato alcuni limiti del testo, in particolare la previsione che il direttore dell’Azienda sanitaria venga nominato “d’intesa con l’Università”. Paola Demagri di Casa Autonomia ha avvertito del rischio che, senza adeguati incentivi ai professionisti, l’Università si trasformi in “una vetrina vuota” oltre a richiamare i possibili attriti tra personale Apss e personale universitario

TRENTO. La riforma che ridisegnerà la sanità trentina è approdata nell'aula del consiglio provinciale con toni trionfali, ma tra i banchi del Consiglio il clima è tutt’altro che unanime e il sistema sanitario si interroga su cosa cambierà davvero dal 1° gennaio 2026, quando la nuova Azienda sanitaria universitaria integrata diventerà operativa.
Il provvedimento, proposto dall’assessore Mario Tonina, ridisegna governance e struttura del sistema sanitario: introduce dipartimenti ad attività integrata, nuove figure direttive, un Comitato di indirizzo e un protocollo d’intesa con l’Università di Trento che definirà l’integrazione tra sanità e ambito accademico.
L'obiettivo, ha spiegato l'assessore è quello di garantire la continuità con l'Apss. “Questa nuova Azienda è un unicum in Italia, resa possibile dalla nostra speciale Autonomia” ha spiegato nel suo intervento Mario Tonina. L’integrazione, ha precisato, non riguarderà un solo ospedale ma tutta la rete sanitaria e sociosanitaria provinciale.
Le sfida da affrontare non sono poche: prima fra tutte quella dell'attrattività del sistema sanitario, ma anche la formazione dei giovani trentini e il ruolo strategico della ricerca.
“Una norma molto tecnica” che non risolverà da sola i problemi della sanità trentina, ma che riconosce “il ruolo importante dell’Università e della facoltà di Medicina”. Questo il primo commento arrivato dal consigliere provinciale Claudio Cia.
Nel suo intervento Cia ha ricordato che alla selezione per gli 80 posti di Medicina hanno partecipato 500 candidati, segno del forte interesse. Il consigliere ha però segnalato alcuni limiti del testo, in particolare la previsione che il direttore dell’Azienda sanitaria venga nominato “d’intesa con l’Università”. “Come politica non possiamo abdicare”, ha affermato, richiamando il precedente dell’Opera Universitaria, dove l’assenza di accordo portò l’Ateneo a imporre il proprio nome fino al cambio della normativa. Per questo Cia ha presentato un emendamento che introduce limiti alla procedura d’intesa. “La Provincia ci mette i soldi e la faccia: deve poter contare”, ha concluso.
Il consigliere Mirko Bisesti della Lega ha ricordato l'importante avvio del progetto della facoltà di Medicina, sottolineando le dure opposizioni ricevute nel 2019 da parte di 120 docenti. “Cinque anni dopo abbiamo oltre 400 studenti iscritti, impegnati in un percorso di formazione e carriera”, ha evidenziato. Per il consigliere, la riforma Asuit sarà “fondamentale per garantire attrattività” e conferma la bontà delle decisioni politiche prese: “Parliamo di professionisti che si stanno formando e che si occuperanno della nostra salute e di quella dei nostri figli”.
A chiedere certezze su attrattività e soprattutto su ricadute dell'Asuit è invece la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri. Nel dibattito la consigliera ha espresso numerosi dubbi, partendo dalla parola “cambiamento”, che “solitamente spaventa” e che, ha ricordato, aveva già suscitato forti perplessità nella scorsa legislatura, quando in molti si erano opposti all’introduzione della facoltà di Medicina a Trento. Pur riconoscendo che “ormai bisogna andare avanti”, Demagri ha messo in guardia sulla reale attrattività del nuovo modello: non è scontato che gli studenti di Medicina formati a Trento restino sul territorio, e l’attrattività non può essere misurata “con i proclami”, ma con investimenti concreti come borse di studio e contratti di ricerca.
La consigliera ha anche evidenziato la difficoltà di spiegare ai cittadini cosa cambierà davvero con l’Asuit e ha avvertito del rischio che, senza adeguati incentivi ai professionisti, l’Università si trasformi in “una vetrina vuota”. Ha richiamato i possibili attriti tra personale Apss e personale universitario e i vincoli che potrebbero derivare dal Dpcm, temendo una cornice “non così trentina e territoriale”. Demagri ha sollevato inoltre il tema del benessere del personale sanitario, spesso trascurato rispetto all’attenzione verso gli esiti per i cittadini, e ha annunciato la presentazione di due ordini del giorno. “Per non farci spaventare dal cambiamento - ha concluso - approfittiamo di un cambiamento più ampio. Cogliendo gli stimoli che arrivano da quest’aula. Questo è un atto politico” ha detto in chiusura “fortemente voluto nel passato, raggiunto in questa seconda legislatura della maggioranza, nonostante le voci critiche non solo della minoranza ma anche dell’azienda stessa”.














