Aurora boreale: cosa determina colore e forme? Qual è l'origine del nome? La spiegazione di un fenomeno a cui si accompagna una suggestione letteraria

Sono tre i principali aspetti che influenzano il colore delle aurore, scopriamoli assieme a uno scritto di Mario Rigoni Stern, che spinge a riflettere sul nostro presente

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Chissà cosa determina il colore dell'aurora boreale", ci siamo chiesti ieri sera, a cena, quando il cielo ha iniziato a tingersi di un rosso intenso, avvolgendo le montagne in un abbraccio all'apparenza incandescente.
Spinto da quella curiosità, una volta a letto ho fatto quello che i medici sconsigliano: ho riacceso lo smartphone e dopo aver trascorso una mezz'ora abbondante sui social, incantato da decine di suggestioni boreali immortalate e condivise, sono entrato nel sito del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) per provare a riempire quella personale lacuna.
Dopo aver scoperto l'origine del nome - l'astronomo Galileo Galilei fu il primo ad accostare il nome della dea romana dell'alba, Aurora, a quello greco per il vento del nord, Borea - ho finalmente compreso le dinamiche che portano il cielo ad assumere una tonalità piuttosto di un'altra.

"Tre sono i principali aspetti che influenzano il colore delle aurore - informa il Cnr - i gas che compongono l'atmosfera, l'altezza alla quale si sviluppano e l'energia posseduta dalle particelle del vento solare.
Il colore più comune è il verde, emesso dall’ossigeno colpito da elettroni incidenti ad alta energia (e quindi negli strati più bassi dell’atmosfera), mentre per elettroni incidenti a bassa energia l’ossigeno emette luce rossa. L’azoto generalmente emette luce blu. La fusione di questi colori può portare a presenza di viola, rosa, giallo e bianco nelle aurore.

Anche l'altezza è determinante: al di sotto dei 120 chilometri dal suolo, l’aurora assumerà un colore blu o viola; tra i 120 e i 180 chilometri avrà un colore verde scuro; al di sopra dei 180 chilometri si avrà un colore rosso intenso.
Diversi atomi e molecole presenti nella ionosfera danno origine a emissioni aurorali delle lunghezze d’onda dell’estremo ultravioletto, dell’ultravioletto e dell’infrarosso, che non possono essere osservate a occhio nudo".
"Le aurore possono apparire in molte forme - conclude infine il sito - da piccole macchie di luce a strisce, archi, fasce ondeggianti o raggi che illuminano il cielo con un bagliore incredibile. Non è chiaro l’origine delle diverse forme".

Appagato, ma con gli occhi troppo vispi per prendere sonno, ho appoggiato lo smartphone sul comodino e ho preso in mano un libro - Le stagioni di Giacomo, di Mario Rigoni Stern - di cui ricordavo un passaggio che, purtroppo, rischia di avere delle assonanze con il presente. Lo condivido con voi:
"La sera del 25 gennaio 1938 fu molto particolare. Era una sera fredda, piena di stelle, ma anche con nuvole strane verso nord, tirate da un vento alto da est a ovest. Dopo le otto l'orizzonte sopra le montagne a nord incominciò a tingersi di rosso, di un rosso cupo. In un primo tempo si pensò a un gigantesco incendio di boschi. Ma d'inverno? Con la neve? E perché senza fumo? Il rosso diventava sempre più violento e si alzava via via a occupare il cielo. [...] I vecchi lo ritennero un brutto segnale, un avvertimento: quel rosso nel cielo per loro significava sangue, guerra. Il giorno dopo i giornali riportarono la notizia spiegando che si trattava di una aurora boreale, e che un fenomeno così, alle nostre latitudini, era rarissimo pure nel corso dei secoli. Una spiegazione che non convinse tutti: in Spagna la guerra civile causava morti e distruzioni infinite e questo era un segnale mandato dal Cielo: uomini siete ancora in tempo. Fermatevi!"

Per maggiori informazioni sull'origine dell'aurora boreale vi invito a leggere il sito del Cnr.
Le fotografie sono state pubblicate dalla pagina Facebook di Meteo Valle d'Aosta













